Cose PiemontesiLe industrie casellesi, prima quelle della carta, poi quelle tessili, hanno sempre avuto, nel corso dei secoli, una rinomanza non solo locale, ma anzi nazionale, dovuta all’eccellente qualità dei prodotti messi in commercio.

Una notevole testimonianza e conferma di quanto affermato è la partecipazione delle ditte casellesi alle esposizioni nazionali di prodotti industriali dei Regi Stati (cioè provenienti dal Regno di Sardegna) organizzate, a partire dal 1829, presso i saloni del castello del Valentino a Torino. A quella prima edizione non risultano presenze casellesi, ma già alla seconda, svoltasi nel 1832, tre imprese meritarono dei premi di merito loro assegnati dalla commissione giudicante predisposta dalla Regia Camera di agricoltura e di commercio.

All’Esposizione del 1832, i fratelli Cappuccino esposero tre diversi tipi di carta prodotta nella loro cartiera di Caselle e fu loro assegnata una medaglia d’argento per due di essi: una carta, trasparente e uniforme, adatta a essere utilizzata per ogni tipo di disegno e per essere dipinta ad acquerello, e per una carta morbida da utilizzare per la stampa. Il terzo tipo di carta “a tarocchi” prodotta con la corteccia di pioppo bianco fu giudicata commercialmente interessante, però ancora necessitante di un ulteriore perfezionamento circa il colore e il tipo d’impasto.

La carta da corteccia di pioppo era una assoluta novità infatti la produzione di carta non più con gli stracci bensì con legno divenne normale parecchi anni dopo.

Si tenga presente che solo nel 1844 il tedesco Friedrich Gottlob Keller depositò un brevetto per una pasta da carta preparata dal legno. Nel 1846 un altro tedesco Heinrich Voelter inventò uno sfibratore per sminuzzare il legno. Tale strumento però si impose solo dopo il 1860 quando gli fu ideato un trattamento chimico della pasta con soda e potassa a caldo, seguiti da sbiancamento con cloro. Con tale procedimento l’emicellulosa  e la lignina si sciolgono, mentre la cellulosa rimane intatta. In seguito fu utilizzato il bisolfito.

A Vincenzo Arleri, proprietario della cartiera La Carignana, diretta da Bartolomeo Martini, fu aggiudicata una medaglia di rame per aver esposto vari tipi di cartoni fini, collati, impermeabili all’acqua, per la soppressatura dei panni, ed altri ad uso delle stamperie: il tutto ben realizzato e di perfetto impasto.

La terza ditta premiata fu il Lanificio Laclaire (vedi più avanti).

All’Esposizione del 1838 non fu presente alcuna impresa di Caselle, mentre a quella successiva del 1844 fu ancora premiato il Lanificio Laclaire.

All’Esposizione del 1850 meritò una medaglia di rame la conceria dei Fratelli Graglia “per la buona concia e finezza del cuojo nero, pregevole sopra gli altri in rosso per suola, e in naturale”.

Per la lavorazione della seta, ebbe una citazione Denina Luigi per aver introdotto nella sua fabbrica macchine inglesi di recentissima invenzione.

Nell’esposizione del 1858, fu di nuovo premiata, questa volta con medaglia d’argento, la conceria di Luigi Graglia con la seguente motivazione: “La specialità di questa antica conceria consiste nel corame per finimenti e sellerie tinte in nero, e naturale; infatti i dodici pezzi da esso esposti superano quelli degli altri esponenti di tal genere per la buona concia, e finezza di lavoro, essendo anche più miti quanto al prezzo di fabbrica”.

Ed ecco infine un compendio sulle partecipazioni del Lanificio Laclaire.

Nel 1838 la manifattura idraulica di Giovanni Paolo Laclaire espose una serie di differenti tipi di panni: panno blu extrafino e soprafino; panno misto nero e blu extrafino e soprafino; panno a colore detto acqua del Nilo soprafino; castorina oliva soprafina: “il tutto ben diligentato” lo giudicò la giuria che assegnò una medaglia d’argento.

Il Lanificio G.P. Laclaire con sede a Caselle e deposito in via Arcivescovado 27 a Torino intervenne successivamente all’Esposizione del 1844 e la sua partecipazione fu così commentata dalla Giuria nel resoconto finale: “Pel numero de’ telai, per la quantità de’ prodotti e per la bontà de’ panni di qualità mezzofina e delle coperte di lana, la fabbrica di Caselle vien giustamente annoverata fra’ nostri più importanti lanifizi. Essa ha esposti parecchi panni di vario colore, cioè, scarlatto, giallo, gros-bleu e nero, un panno a quadretti, due casimiri operati, tutti degni di molta lode per eccellente fabbricazione e per buon prezzo. Il sig. G.P. Leclaire è stato premiato nel 1832 con una medaglia d’argento: la Camera gli conferma il medesimo distinti premio”.

E si arriva così all’Esposizione industriale di Torino, quella organizzata nel 1858, alla quale la ditta Laclaire cav. Giovanni Paolo e Giulio fratelli partecipò ancora una volta con una vasta gamma dei suoi prodotti. Nella motivazione del premio assegnato, così si espresse la giuria: “I tessuti esposti da questa Casa consistenti in pannilana di varii generi, cioè velluto Montagnac, pilota satinati alla macchina Beech, novità a quadri con seta, scozzesi, pilots-losange misti di pelo d’angora operati con seta, satino bigio per estate, per inverno, a magli, varietà per calzoni sì da estate che da inverno, sono tutti rimarchevoli per esattezza di lavoro, eleganza di disegno, bell’apparecchio e finezza di materia prima. I signori Laclaire apportarono tali perfezionamenti nella fabbricazione dei varii loro prodotti da non temere veruna concorrenza né nazionale né estera. La Commissione li dichiara meritevoli in primo grado della medaglia d’oro”.

Il Lanificio Laclaire era stato fondato nel 1804 da Jean Paul Laclaire (1772 – 1838), che giunto da Reims, rilevò e ristrutturò l’antico Lanificio Valla di Caselle per produrre panni per l’esercito napoleonico. Gli succedettero i figli Giovanni Paolo e Giulio.

Nel 1879 i quattro fratelli Bona di Sordevolo rilevarono la gestione del Lanificio Laclaire. Tale società si sciolse nel 1889 e Basilio rimase unico proprietario dello stabilimento.

Il Lanificio Basilio Bona partecipò alle Esposizioni internazionali di Torino del 1884, 1898, 1911 di cui si è scritto in Cose Nostre di febbraio, marzo, aprile.

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