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… scorrono pur troppo di nuovo bande armate di malfattori, in varie parti dello Stato si commettono omicidi, furti e barbare azioni

C’è un aspetto poco noto della criminalità cittadina del XIX secolo: quella legata ai cosiddetti briganti. Torino fu interessata da una serie di azioni di questi criminali: certo fu poca cosa rispetto a quanto si verificò in altre province (Cuneo, Asti, Alessandria) e soprattutto nelle aree di campagna.

All’inizio del XIX secolo il problema era comunque molto sentito, emblematico il contenuto di un manifesto senatoriale del 1807:
“… scorrono pur troppo di nuovo bande armate di malfattori, in varie parti dello Stato si commettono omicidi, furti e barbare azioni. Perciò si ordina a tutti i comuni di fare una lista di malviventi e nullatenenti, degli oziosi, dei mendicanti abituali e delle persone sospette che si trovano nel rispettivo territorio. I banditi qualora si attruppino e vengano formate delle bande si eseguisca il loro arresto”.

La situazione era particolarmente grave, infatti, il comune di Torino venne informato che:
“I parroci non possono più liberamente esercitare il loro ministero, principalmente quando debbono somministrare i sacramenti in ore notturne. Gli ammalati restano persino privi dell’assistenza dei medici. Nemmeno le chiese sono state risparmiate, essendo dato mano alle armi anche in tempo di pubbliche funzioni”.

Pochi anni prima il “Diario torinese” dell’8 luglio 1800 aveva posto in rilievo l’aumento del fenomeno brigantaggio, sottolineando il crescente ardire di quei delinquenti:
“Le campagne che circondano questa nostra città, sono infestate da malviventi. Ieri, a men di un miglio da queste mura, radunati a numero di quindici, e in mezzo ad un movimento generale de’ contadini che raccoglievansi al suon di campana, osarono restarsene tranquilli in faccia ai medesimi, che non ebbero il coraggio di assalirli. Essi recansi alle case di campagna, e tutto è l’oggetto del loro furore. Ciò che essi distruggono non è minore di quello che rubano. Alcuni sono vestiti da soldato francese, altri da contadino. Parlano un cattivo francese per cui i contadini li riconoscono non francesi”.

Lo Stato comunque non si faceva intimidire: ogni giorno sulle piazze torinesi qualche brigante perdeva la testa sotto la ghigliottina, o veniva impiccato e fucilato dal plotone d’esecuzione.

A Torino la ghigliottina si trovava in piazza Carlo Emanuele II (nota come piazza Carlina, nomignolo popolare assegnato al duca) che, nel XVIII secolo, fu ribattezza con il nome di Place de la Liberté e in essa venne innalzato l’Albero della Libertà. In quella piazza persero la testa circa cinquecento persone; la ghigliottina veniva portata nella piazza ogni qualvolta era necessario provvedere ad un’esecuzione capitale. Quando non era utilizzato, lo strumento di morte era posto in un chiostro della chiesa del Carmine.

Le carceri senatoriali di Torino accoglievano numerosi briganti: alcuni erano stati arrestati attraverso azioni organizzate e con grande dispendio di forze. Altri invece vennero assicurati alla giustizia grazie alla collaborazione d’infiltrati che ne favorivano l’arresto. Giacomo Montà, detto il Botto, fu uno di questi: ma era un brigante con agganci importanti e malgrado si fosse macchiato di numerosi crimini, dopo la caduta del governo napoleonico fu liberato e quasi considerato un patriota. Riuscì pertanto a ritornarsene al paese nativo, Bra (Cuneo), dove trascorse il resto della sua vita fino a tarda età.

Non andò altrettanto bene ai membri della banda nota come “Reverendissima squadra”, capeggiata dal brigante Conte e costituita da pendagli da forza come Paciolla, Scolasticot, Barilot e Ciofré: nomi di battaglia che sono tutto un programma…

Oltre ad essere accusati di numerose aggressioni e rapine, ai membri della banda vennero anche attribuiti “crimini” che francamente ci sembra un po’ difficile demonizzare. Infatti, furono al fianco di alcuni contadini in lotta contro gli abusi dei proprietari terrieri.

Dopo mesi di ricerche e scontri, i soldati francesi ebbero la meglio su Conte e tutta la sua banda. Il 17 luglio 1800 finirono tutti sulla ghigliottina in Place de la Liberté, a Torino.

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