Nell’articolo del mese scorso vi ho illustrato come l’utilizzo della tecnologia, ormai indispensabile, nasconda anche molti pericoli. Nell’articolo di questo mese vorrei proseguire l’argomento, illustrando come attraverso i mezzi digitali si possano amplificare fenomeni pericolosi quali il bullismo. Il bullismo fatto utilizzando gli strumenti digitali si chiama cyberbullismo.

Come si fa a capire se un ragazzo è vittima di bullismo e cyberbullismo? Il bullismo è una forma di violenza. Nel bullismo le vittime vengono ripetutamente prese in giro, aggredite fisicamente, sono coinvolte in litigi in cui faticano a difendersi, il loro libro e denaro sono presi, danneggiati, sparsi, Possono presentare lividi, ferite, graffi. I genitori devono prestare attenzione a questi indicatori. Ci sono poi indicatori secondari, dove le vittime sono spesso sole, escluse nell’intervallo o nell’orario di mensa, sembrano non avere amici nella classe, sono scelti per ultimi nei giochi di gruppo, tendono a stare vicino all’insegnante, appaiono abbattuti, hanno un graduale peggioramento nel rendimento scolastico. Una conseguenza può essere il fenomeno della fobia scolastica, che può essere secondaria al bullismo: il bambino non riesce più ad andare a scuola. Infatti, se manca una base come l’inclusione sociale ed il senso di sicurezza nello stare in classe o a scuola diventa molto difficile riuscire a studiare.

Purtroppo è ancora difficile individuare le situazioni di bullismo perché viene visto come un fenomeno quasi normale: basta pensare al nonnismo in ambito militare! Per questo le vittime non ne parlano, perché se si lamentano può essere rimandato loro che è normale subire i soprusi dagli altri in certi ambienti, tra cui a scuola. “Sapevo che andando al liceo sarei dovuto passare da questo!”, può essere una tipica testimonianza di una vittima. Quando ad una persona viene spiegato in cosa consiste il bullismo, ne rimane spesso sorpreso, si rende conto di essere stato una vittima e riesce finalmente a dare un nome e una motivazione a tutto il suo malessere. Le ricerche ci dicono che le vittime di bullismo possono sviluppare disturbi d’ansia e depressione, mentre bulli sarebbero a rischio di sviluppare un disturbo antisociale in età adulta.

Il cyberbullusmo è un bullismo che viene perpetrato attraverso i mezzi tecnologici e si caratterizza per l’anonimato, a meno che non venga fatta una querela e la polizia postale indaghi. Consiste nel mettere in cattiva luce una persona, ma in questo caso rimanendo nascosti e senza poter vedere l’espressione di tristezza e di vergogna della vittima, così si indeboliscono le remore etiche. Nel cyberbullismo si ha un effetto moltiplicatore, è facile raggiungere in pochi istanti tantissime persone. Il bullizzato non ha momenti di tregua, la presa in giro sui social è continua, mentre se le prese in giro avvengono a scuola, si è vittima solo durante le ore scolastiche, ma a casa ci si può sentire protetti. Sui social le azioni fanno il giro della rete 24 ore al giorno. Questo diventa devastante per le vittime.

Il bullismo può essere sconfitto solo coltivando un dialogo tra la scuola e la famiglia. Come reagisce la scuola? La scuola a volte ha paura di venire additata come causa delle situazione, tende ad insabbiare, in realtà è importante comprendere che le vittime sono tali non per colpa della scuola ma perché a loro volta possono essere stati vittime di traumi: la causa è da ricercare nel passato delle persone. Una buona scuola non è una scuola senza bulli, ma una scuola che affronta le situazioni e reagisce.

Cosa bisogna fare se ci si accorge di essere vittime di bullismo? Le famiglie non devono contattare direttamente le famiglie degli autori, ma la scuola deve fare da filtro. Ogni scuola ha un referente, che ha avuto una formazione specifica, a cui le vittime e i loro genitori possono rivolgersi per farsi aiutare. Il genitore dovrebbe scrivere una lettera al dirigente della scuola, dove descrive in modo obiettivo i fatti e la fa protocollare. Nella parte finale deve segnalare che la situazione è negativa per la classe perché tutti i bambini sono spettatori. Se la scuola non interviene, ci si deve rivolgere al provveditorato. Si dovrebbe applicare una giustizia riparativa, ovvero gli autori devono rimediare i danni che hanno causato attraverso azioni riparatorie, come partecipare nel pomeriggio ad attività di volontariato per riuscire a redimersi. I bulli di solito si dimostrano molto capaci e collaborativi perché operano in un contesto dove nessuno li conosce. Poi alla fine il reo incontra la vittima, porge le scuse e dimostra di essere una persona diversa da quella che ha compiuto il fatto.

Dal 2017 esiste una legge che si pone l’obiettivo di contrastare il fenomeno del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni. La storia e l’importanza di questa legge verrà approfondita nel prossimo numero di Cose Nostre.

Per maggiori informazioni visita il sito: ww.psicoborgaro.it

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