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venerdì, Luglio 19, 2024

    Medicina popolare

    Le nostre nonne possedevano una fede assoluta nella virtù delle erbe, specie se raccolte in date epoche, e ne conoscevano formule e ricette che possono avere un sensato fondamento.
    Curiosiamo ancora nei libri di Alberto Viriglio, di cui abbiamo parlato il mese scorso, e da “Voci e cose del Vecchio Piemonte” troviamo:

    Afonia – sensa vos: masticare porri o cavoli crudi.
    Alito puzzolente – fià ch’a fiàira (ch’a massa le mosche): mangiare foglie di fico a digiuno.
    Asma – fià curt: polvere di talpa seccata in forno con acqua di cardo santo.
    Calcoli vescicali – mal dla pera: decotto di canavros (semi di canapa).
    Calli – ajassin: applicare una squama interna di bulbo di cipolla.
    Cefalea – mal ëd testa: applicare foglie fredde di giusquiamo.
    Contusione – bòta ò bol ò niss: applicazioni di romice.
    Crosta lattea – rufa: lozioni con decotto di cicuta.
    Mal di denti – mal d’amor: fumare nella pipa il picciolo di una zucca.
    Diarrea – sfoira, pí lesta: decotto di gratacù (coccole mature della rosa canina).
    Distorsioni – stòrte: impiastri con favo naturale di miele.
    Doglie di parto – dolor dëscobi: infilare alla gestante le brache del marito.
    Dolori di corpo – chi l’à mal a la pansa / venta ch’a bala ’na dansa.
    Emorroidi – moròidi: cataplasmi di farina di castagne d’india con foglie di giusquiamo.
    Enuresi – fé pipì ant la nana: far bere sugo di ruta diluito nel vino.
    Epatite – mal ëd fidich: masticare buccia di melograno.
    Epilessia – mal cadut ò mal ëd san gioann: decotto di vischio (ghi).
    Epistassi – sagné ‘l nas: mettere addosso al sofferente croci di fuscelli o di cannucce.
    Ferite, tagli – taj e ferìe: olio di pomin d’amor (solanum pseudocapsicurn). Olio di erba “senza costa” (lingua di serpente). Olio di erba dle tajure (angelica millefoglie).
    Le punture di spillo si trattano anche con euli ’d verm: olio di lombrico.
    Foruncoli – bognon e ciavej: impiastri di fichi e di cipolle cotte sotto la cenere.
    Geloni – tignòle: fiori di pesco freschi e raccolti appena sbocciati.
    Gotta e reumatismi – dolor: dieta di fragole.
    Insonnia – deurme pòch: minestra di semola (tranquilisa e a fa mnì bej).
    Itterizia – giaonissa ò afel sbardà: carote e cicoria amara.
    Latte – làit: per la scarsità di latte della mamma che allatta finocchi crudi freschi.
    Lentiggini – lentìje: linfa delle viti potate.
    “sot ’na lentíja – a-i è ’na bela fíja; / se ai n’a-i è tre – bruta a l’è, / passà le sent – bela ch’a pias a la gent.”
    Meteorismo – pansa a tamborn: minestra di ortiche.
    Miopia – vista curta: può derivare dall’aver troppo mozzate le unghie al bambino lattante.
    Oftalmie – anfiamassion a j’euj: acqua di finocchio; lavarsi gli occhi il sabato santo quando suonano le campane.
    Orzaioli – orzeuj: guardare nella bottiglia dell’olio.
    Otiti – mal d’orìje: irrorazioni di olio di mandorle bollito con erba maggiorana.
    Paralisi – colp d’assident: frizioni d’olio di formiche o di “spirito di lombrichi”.
    Pertosse – tos asnin-a: olio di topi. “quaranta dì ’d chërsura, quaranta dì ’d calura”.
    Pleurite – mal ëd còsta: impiastri (papin) di polenta di mais o di segale; fumenti di bijum (tritume di fieno).
    Raffreddori – passaròt: per tre giorni crescono e per tre altri calano.
    Inalazioni di zucchero bruciato sul carbone. E….. stomièt ëd pel viva.
    Scabbia – rogna: lozioni di olio e fogli d’edera o rugiada della notte di san giovanni.
    Scottature – brusaton: polpa di castagne d’india o di patate crude grattugiate.
    Singhiozzo – “sangiut magut ch’i peuss pì nen dì tut!”
    Recitare per sette volte lo “scongiuro”:
    “sangiut bigoss – la ran-a ’nt ’l poss, / la ran-a ’nt la sía / – sangiut va via!”
    È consigliato inoltre “fare paura” al paziente.
    Stortilature – stòrte: empiastro con favo (strat d’avíje) naturale di miele.
    Ubriachezza – piomba ò sùmmia: masticare mandorle amare.
    Vermi intestinali – bòje: collane d’aglio.
    Verruche – porèt: soffregare con chelidonia (erba dij porèt).
    Aspettare un cavaliere su bianco cavallo e recitare:
    “òh bel òm dël caval bianch, / tuti ij me porét al vòstr comand: pciti e gròss / – son tuti vòst.”

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    Michele Ponte
    Michele Ponte
    Nato a Torino. Lingua madre: Italiano; lingua padre: Piemontese. Mi interesso di letteratura e canzoni popolari del Piemonte. Ho realizzato alcuni Scartari (quaderni) intitolati: Spassgiade tra poesìe, canson e conte piemontèise (Passeggiate tra poesie, canzoni e racconti piemontesi) che sono stati presentati in varie occasioni con esecuzione dal vivo delle canzoni.

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