Ed eccoci di nuovo,  per l’ennesima volta, a piangere delle persone innocenti, che hanno avuto l’incoscienza di voler passare una giornata di relax,  tutti insieme, mano nella mano. Il mondo gira al contrario! Sembra che oggi gli incoscienti siano coloro che vivono la propria vita regolarmente e i poveri personaggi che adesso affronteranno la giustizia, siano coloro da difendere.
Ci saranno avvocati, che per mestiere e per le prime pagine dei giornali, faranno di tutto per salvare le persone che volutamente sembra, abbiano preso la decisione di bloccare il freno della funivia.
Scelte consapevoli, scelte veniali o forse solamente incoscienti. Una scelta non di un singolo e non limitata al giorno dell’incidente.
Le giustificazioni raffazzonate ed imbarazzate fanno capire che di fronte ai costi elevati di una manutenzione costante e ben fatta si preferisce bypassare il problema e andare avanti sperando che nulla succeda di grave, immancabilmente però queste scelte scellerate vengono purtroppo punite con tragedie terribili.
Fermare un impianto o interrompere un servizio fa perdere denaro ai gestori o proprietari e giustificare il tutto per via della pandemia e le difficoltà economiche è semplicemente agghiacciante perché si gioca con la vita delle persone.
Il risultato è che urliamo tutti al dolore, consapevoli che in quella cabina o in quella situazione avrebbe potuto esserci chiunque di noi o dei nostri cari.
Così come è successo per il ponte Morandi, dove sono morte 43 persone, così come succede per l’Ilva,  dove ancora nessuna decisione è stata presa e i cittadini continuano a morire di tumori, così come succede nei piccoli comuni che non gestiscono i siti pericolosi, creando conseguenze sulla salute dei cittadini.
Negli ultimi due anni,  anche molti cittadini non hanno creduto al virus che ha fatto ammalare e morire tante persone, ergendosi a super epidemiologi e non seguendo le regole di distanziamento o di utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.
Noi cittadini deturpiamo l’ambiente che ci circonda, sporcando siti naturali che esistono intorno a noi, ambienti che dovremmo rispettare per rispettare la natura e la nostra salute.
La prevenzione costa, lo sappiamo, ma diventa gestibile ed economicamente sostenibile se fatta nell’ottica di educare le persone alla responsabilità, le imprese alla gestione della sicurezza e le amministrazioni alla vigilanza, attuazione delle regole e del rispetto delle leggi, altrimenti si corre qua e là freneticamente per mettere una toppa ai disastri.
Calandoci nella realtà cittadina, l’Amministrazione cosa fa per evitare tutto questo? In zona Stura e nelle varie zone di “abbandono rifiuti” sparse per il territorio casellese si limita a mandare la Seta, pagando gli extra, a pulire quando necessario, ma nessun provvedimento risolutivo. Il sito della ex-Metalchimica è un esempio lampante, oggetto di tante interrogazioni in vari Consigli Comunali, ma tutto tace. La vecchia stazione cade pericolosamente a pezzi e, pur sapendo che l’ iter burocratico è lungo e tortuoso, tutto tace anche in questo caso. I nostri fiumi si colorano con agenti chimici e le tegole si sollevano qui e là.  L’incuria ci circonda, dappertutto e l’ immobilismo non fa che peggiorare le situazioni.
Per colpa di pochi si paga in tanti.
È questo tutto ciò che tutti critichiamo ma è questo di cui ci circondiamo, girare la testa dall’altra parte e sperare che siano altri a risolvere i problemi non è una soluzione.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.