Mai come in questi tempi di distanziamento forzato li abbiamo sentiti vicini: i “nostri” animali sono diventati veicolo di sentimenti ed emozioni, hanno colmato assenze e aiutato a superare difficoltà. Li amiamo sempre di più, a volte li umanizziamo troppo ma non possiamo più farne a meno, come testimonia una recente indagine che vede l’Italia al secondo posto in Europa, con i suoi 30 milioni di  animali domestici. Vogliamo dedicare loro, all’altra metà del creato, una rubrica che racconti questo legame indissolubile  tra uomini e animali; sono Enrica e Stefano ad inaugurarla con la storia esemplare dell’adozione di due levrieri. Perché c’è sempre da qualche parte un cane perduto che ci impedisce di essere felici.


“ La nostra storia con Holly  e Kira  ha inizio nel 2015,- racconta Enrica- dopo che Lilli, la lupetta meticcia, ci aveva lasciati. Chi ha un cane lo sa: senza non si può stare. Eravamo depressi e il “vuoto” di un animale a cui eravamo stati legatissimi si faceva sentire. Saremmo di certo andati in un canile se non fosse stato per una trasmissione televisiva in cui si parlava della triste storia dei levrieri  irlandesi Greyhound. Nei paesi anglosassoni l’industria delle corse è un business e migliaia di levrieri  vengono allevati per questo scopo.
I Greyhound da corsa nascono in apposite “farm” in Irlanda; una femmina solitamente partorisce 8 – 11 cuccioli, di questi forse 1 o 2 sopravvive fino a 2 – 3 anni. A 12 – 15 mesi vengono scartati i cani che non hanno interesse alla corsa o che sono troppo lenti. Naturalmente, questo significa che vengono soppressi. I “fortunati” sono venduti a privati o  a proprietari che li fanno correre nei cinodromi. Quando il cane si fa male, e questo accade spessissimo, o diventa troppo lento, viene ucciso: se fortunato tramite un’iniezione letale ma più spesso  viene abbandonato, impiccato, legato alle traversine dei treni, venduto per le sperimentazioni. Si parla di 30.000 cani in un anno. Io e Stefano rimanemmo profondamente colpiti da questa triste storia e decidemmo di  consultare il sito  di una delle tante associazioni che si occupano di salvare questi animali, l’associazione “S.O.S levrieri”  di Milano, che promuove l’adozione di questi dolcissimi animali . Contattammo Martina, una delle volontarie che abita nella nostra zona che ci propose di andare a trovarla per fugare ogni dubbio e soprattutto per  far conoscenza con i suoi due levrieri adottati. Appena varcammo il cancello di casa restammo colpiti dalla docilità degli animali e, quando uno dei due posò la testa sulle ginocchia di Stefano, ce ne innamorammo perdutamente. Quello era il cane che faceva per noi! Il primo passo fu scegliere il “nostro” levriero: nel sito compaiono le foto di quelli adottabili, ognuno con le proprie caratteristiche e la propria storia, ricordo che, nello scorrere le immagini, fummo colpiti  da quella che raffigurava il  levriero più “sgarruppato”, e per giunta nero, colore poco invitante per chi soffre di pregiudizi. Ci candidammo così  per l’adozione di Holly, una femmina di circa un anno, condannata a morte certa perché ritenuta non idonea alla caccia alla lepre. Dopo che venne appurata la nostra idoneità all’adozione, restammo in trepida attesa del suo arrivo. L’associazione italiana contatta quella irlandese che si preoccupa di creare dei “rifugi” in cui accogliere gli animali “scartati” e capirne le caratteristiche e le problematiche, spesso questi cani  hanno subito traumi o incidenti per cui vanno curati e chi li adotta deve esserne consapevole. Circa una volta al mese partono dall’Irlanda dei furgoni attrezzati  che trasportano in Italia i levrieri adottati, il viaggio è lungo, dura tre giorni, con le dovute pause per gli animali.

 Fu così che a settembre del 2015, insieme ai nostri due figli, ci recammo a Milano per accogliere Holly. Insieme ad altre famiglie attendemmo trepidanti l’arrivo del furgone, gli animali vennero fatti scendere per poi “sfilare”su un lungo red carpet . Ho ancora le lacrime agli occhi nel ripensare al momento dell’incontro in cui Martina, la volontaria che avevamo conosciuto, ci affidò il “nostro” levriero. Emozionati e felici ci recammo verso la nostra utilitaria dove avevamo predisposto la cuccia nel bagagliaio ma Holly ,salita in macchina ,decise che il posto migliore era il lato passeggeri, vicino a noi. Ci aveva accettati fin da subito stabilendo con ognuno di noi un legame fortissimo. È entrata a far parte della nostra famiglia da subito in modo del tutto naturale : docile e delicata è la nostra ombra, ci segue ovunque e si è adattata perfettamente ai nostri ritmi di vita. L’unica richiesta: la nostra presenza e il nostro amore.  Un cane ora l’avevamo ed eravamo soddisfattissimi, mai ci saremmo aspettati di …..raddoppiare!  Fu a novembre dello stesso anno che ricevemmo una telefonata da Martina: ci fu proposto di tenere in “stallo”, quindi per un periodo breve, un levriero in arrivo dall’Irlanda la cui famiglia adottiva  aveva sospeso l’adozione. Dopo un’iniziale perplessità, accettammo a patto che si trovasse in breve tempo una nuova famiglia idonea. E poi arrivò Kira, più riservata e timida rispetto ad Holly, che subito la guardò con una certa superiorità e un pizzico di diffidenza. Fu Stefano ad accoglierla per primo: le pettinò il pelo un po’ ispido  e a tratti rado e le curò la cicatrice sul naso. Kira  correva nei cinodromi, probabilmente era lenta e non soddisfaceva le prestazioni richieste, così venne relegata tra gli “scarti” da sopprimere. La cicatrice probabilmente era dovuta alla continua presenza della museruola che non viene mai tolta, neanche per mangiare, mentre il pelo a chiazze nella parte posteriore del corpo si deve alle spinte anche violente con cui gli animali vengono forzati a rincorrere una lepre meccanica  a gran velocità per soddisfare le scommesse. Dopo i primi giorni di accudimento, Stefano riprese il lavoro e Kira si sdraiò davanti al cancello di casa iniziando a guaire insistentemente fino al suo arrivo. La voce del cuore ancora una volta prevalse e decidemmo che non potevamo lasciarla andar via,  così divenne il nostro secondo levriero adottato. In questi 6 anni di vita comune Holly e Kira sono diventati parte integrante della nostra famiglia, ogni giorno li accompagniamo  a fare passeggiate o corse liberatorie, soprattutto per Kira, nei prati vicino a Stura; abbiamo dovuto “addestrarle” ad ascoltare il nostro richiamo per evitare che potessero perdersi, ma sono molto ubbidienti e il loro affetto nei nostri confronti è infinito. Sono anime pure e musi morbidi e non si può che lasciarsi completamente assorbire dalla loro meravigliosa semplicità”

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