Il mondo di Naz

Alessandro Baricco arriva alla libreria del Ponte sulla Dora per la presentazione del suo ultimo libro “The game”, rilassato e sorridente e ora che ho letto il libro credo fosse una condizione più che giustificata.
Come dice l’amico e scrittore Dario Voltolini che lo accompagna:”Alessandro si è preso sulle spalle il compito di spiegare il mondo in cui viviamo!” Mica roba da poco! Si tratta di un saggio, ma intendiamoci, non una di quelle cose noiose e terribilmente complicate come suggerirebbe la parola “saggio”, un testo di lettura non facile, ma facilitata dallo stile spiritoso, dal continuo metterci in guardia, dal sottolineare i momenti in cui assolutamente dobbiamo prestare ascolto. Ha la capacità istrionica dell’attore di teatro Baricco e davvero non ti lascia scappare, ti inchioda lì fino alla fine, ma è lui stesso a metterti in guardia: ”Non vorrei dare l’errata sensazione che io abbia delle risposte e sia qui per spiegare. Ma delle mappe le ho, sì. Certo, fino a quando non mi metto in viaggio non posso sapere se sono affidabili, precise, utili. Scrivo questo libro, per fare questo viaggio.”

E parla di noi, della nostra quotidianità rovesciata da una vera rivoluzione, quella che ha digitalizzato parole, suoni, immagini dando vita a una specie di oltremondo in cui abbiamo trasferito gran parte della nostra vita, che anzi è la nostra vita allargata e dove grazie a strumenti che pian piano sono diventati prolungamenti del nostro essere, possiamo raggiungere il… tutto, con buona pace dell’infinito, senza mediazioni, con leggerezza inebriante, con la sensazione di una riconquistata libertà. Rivoluzione digitale che è rivoluzione antropologica. Incisiva la frase di Stewart Brand che potrebbe accompagnare come sottotitolo The Game: ”Molte persone provano a cambiare la natura degli umani, ma è davvero una perdita di tempo. Non puoi cambiare la natura degli umani, quello che puoi fare è cambiare gli strumenti che usano, cambiare le tecniche. Allora cambierai la civiltà.”

L’obiettivo che si pone l’autore è quello di scoprire come sia iniziata questa rivoluzione, individuarne le tappe storiche, le date esatte, i fondatori, spiegare i termini di cui spesso abbiamo solo vaghe idee, scoprire i “fossili”di questa nuova era e l’autore ci porta con sé in questa ricerca. Interessantissima l’analisi della prima traccia fossile: il gioco Space invaders che si sostituisce nel 1978 ai giochi fino ad allora diffusissimi come il calciobalilla e il flipper portando il giocatore in una realtà trasferita dentro uno schermo, ma in cui può entrare con pochi semplici gesti. Nasce lo schema uomo-tastiera-schermo che sostituisce lo schema uomo-spada-cavallo. Nasce una nuova postura. E questo si poteva fare fuori casa, in locali appositi, pensate poi quando è nato il personal computer e lo schermo è entrato in casa nostra, e quando addirittura non abbiamo più avuto bisogno del personal computer grazie all’ iPhone di Steve Jobs nel 2007! Una rivoluzione strumentale che forse si è originata come rivoluzione mentale. C’è una spinta lontana da cui possiamo dire che questa rivoluzione è partita? Secondo Alessandro Baricco c’è ed è la volontà assoluta di allontanarsi da tutto ciò che aveva potuto dare vita alle atrocità del ‘900 che purtroppo erano frutto di scelte meditate di piccole potenti élite capaci di influenzare le masse. Allargare il mondo, distruggere i confini, rendere la realtà liquida, in continuo movimento, avrebbe evitato forse il formarsi di queste élite, il ripetersi di guerre, la corsa alle armi, le deportazioni, l’odio.

Certo Baricco non nasconde la possibilità che l’eccesso di individualismo e di egocentrismo possa portare a pericolose devianze di egoismo puro, ripescando populismi che ha voluto combattere o che possano riformarsi delle élite di chi meglio ha imparato a entrare nel Game e ad usarlo a proprio vantaggio o che anche la “verità” diventi troppo liquida per poterla afferrare!

Interessantissima anche l’analisi di come l’anima delle cose andasse nel ‘900 ricercata con gran fatica e dopo studi di approfondimento che pian piano scendevano, preziosità raggiunte infine da pochi privilegiati, mentre ora il cuore delle cose è lì in superficie, facile da possedere: una piramide rovesciata che ci porta a riflettere su come debba cambiare anche la scuola.

Conoscere tutto questo giustamente non basta, ma in questo periodo in cui tutti ci poniamo delle domande su questi cambiamenti così evidenti, in cui siamo tentati a volte dal fare opposizione, è fondamentale che qualcuno, senza voler fare il sacerdote di una nuova filosofia, cominci a costruire e a “leggere”  le mappe della nuova realtà di cui facciamo parte. Ora ci auguriamo con Baricco un nuovo Umanesimo: che tra i nativi digitali, qualcuno operi per riportare nel Game anche valori e bellezza e quella “vibrazione” che vogliamo salvare per non restare disumanizzati. Leggiamo The Game e recuperiamo fiducia nel futuro; soprattutto capiamo perché abbiamo voluto dargli una veste più leggera di gioco, di piacevolezza: per allontanarci da un ‘900 pesante di guerre e di fatiche immani. Io vedo già nipoti che a dieci anni sanno programmare i giochi, non solo giocarci: in Canada alcune Università nel weekend aprono le porte ai piccoli che vogliono imparare a programmare  e a costruire piccoli robot: è il passo giusto verso il nuovo futuro!

 

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