C’era un tempo, ormai lontano, in cui viaggiare era un’opera d’arte. E i più grandi, coraggiosi interpreti di questa forma d’arte furono i cicloviaggiatori.
Frank Lenz nacque nel 1867 a Filadelfia, in Pennsylvania, da una coppia di immigrati tedeschi. Iniziò a pedalare all’età di 17 anni, unendosi all’Allegheny Cycle Club e cominciando con le prime esplorazioni lungo le strade secondarie della Pennsylvania. Ben presto compì viaggi più lunghi, fino a New York City, St. Louis, New Orleans e Chicago. Appassionato fotografo, portava sempre con sé la macchina fotografica e ci ha lasciato dei bellissimi autoscatti (quelli che oggi chiameremmo selfie) a documentare i suoi tour.
Dopo che il ciclista inglese Thomas Stevens aveva completato la prima circumnavigazione del globo in bicicletta nel 1884–1886, Lenz volle fare lo stesso, ma procedendo, a differenza del suo predecessore, da Oriente verso Occidente e portando con sé la fedele macchina fotografica. Venne ingaggiato dalla rivista Outing per pubblicare rapporti e scattare fotografie del suo viaggio, e partì dallo Smithfield Street Bridge a Pittsburgh il 15 maggio 1892. All’epoca questi intrepidi viaggiatori erano autentici eroi popolari e la sua partenza venne salutata da 800 spettatori. Un centinaio furono i ciclisti che lo accompagnarono lungo i primi chilometri. Lenz viaggiava su una modernissima bicicletta Victory definita “di sicurezza”, perché dotata di ruote di uguale diametro. Si trattava comunque di un mezzo molto pesante, privo di marce, con un solo rudimentale freno anteriore e a “scatto fisso”, perché ancor privo del meccanismo di “ruota libera”,
Lenz attraversò gli Stati Uniti, passò dal Canada e raggiunse San Francisco il 20 ottobre. Da qui salpò per il Giappone, dove pedalò da Yokohama a Nagasaki prima di attraversare la Cina. Mentre Lenz riferisce di aver fatto un piacevole viaggio in Giappone, la Cina si rivelò assai ostica. Il Giappone aveva buone strade per l’epoca, ma quelle in Cina erano in cattive condizioni, soprattutto in inverno, e fu costretto a percorrere lunghi tratti a piedi. Inoltre egli fu in assoluto il primo ciclista a pedalare nel paese e la gente del posto si dimostrava spesso ostile o timorosa, tanto che in più occasioni venne allontanato con lancio di sassi. Lenz aveva previsto di attraversare la Cina in tre mesi, ma ne impiegò il doppio, e fu per lui un sollievo raggiungere la Birmania, allora parte dell’Impero Britannico. “Dopo un bagno e un cambio di vestiti, mi sentivo l’uomo più felice del mondo”, scrisse nei suoi diari.
Ma le giungle birmane si rivelarono un altro difficile ostacolo a causa delle forti piogge e delle strade quasi impraticabili; più volte dovette ricorrere all’aiuto dei nativi per trasportare la bici. Qui Lenz contrasse anche la malaria, ma dopo alcune settimane in preda alla malattia, decise di continuare il viaggio verso Rangoon, dove si rese conto che a causa dei monsoni era impossibile procedere con la bicicletta e dovette raggiungere in nave Calcutta. Da qui pedalò fino a Lahore, a Karachi, quindi viaggiò in piroscafo fino a Bushire in Persia, e da lì procedette a nord fino a Teheran. Lenz la descrive come un luogo delizioso da cui faceva fatica a staccarsi, ma alla fine ebbe la meglio l’ansia di continuare il suo viaggio prima della stagione calda. Partì per Tabriz nell’aprile 1894, sperando di raggiungere la capitale ottomana di Istanbul prima della calura estiva. All’inizio di maggio 1894, quasi due anni dopo la sua partenza, Lenz partì da Tabriz per la tappa successiva del suo viaggio, con Erzurum come prossima meta; ma è da quel momento che si perdono le sue tracce.
L’impero ottomano stava attraversando un periodo di tumulto, con l’uccisione di decine di migliaia di armeni. Alexander Terrell, ministro degli Stati Uniti presso l’Impero Ottomano, era sicuro che Lenz fosse stato ucciso da ribelli curdi. Qualche mese più tardi la rivista Outing inviò un altro famoso ciclista, William Sachtleben, a Erzurum per indagare sulle circostanze della scomparsa di Lenz. Sachtleben era un esperto cicloviaggiatore: aveva completato il suo viaggio in bicicletta intorno al mondo nel 1892, insieme all’amico Thomas Allen. Salpò per l’Europa nel marzo 1895 e si recò a Erzurum, dovendo falsificare documenti per ottenere l’ingresso in Kurdistan. Ad Erzurum gli venne riferito che Lenz aveva avuto un diverbio e forse aveva insultato un capo curdo mentre attraversava un piccolo villaggio. Per questo fu vittima di un’imboscata nella quale venne ucciso e sepolto lungo la riva di un fiume.
Colui che le autorità ottomane indicarono come responsabile dell’omicidio era già riuscito a fuggire, ma alcuni uomini ritenuti suoi complici furono imprigionati e un paio di loro morirono in prigione. Alla fine, circa otto anni dopo la morte del grande viaggiatore, in seguito alle pressioni degli Stati Uniti, il governo ottomano accettò di pagare un risarcimento di $ 7.500 alla madre di Lenz.

Autore, giornalista e musicista. Ha pubblicato libri dedicati alla “cultura della bicicletta”, resoconti di viaggio, testi di argomento pedagogico, di narrativa per ragazzi e di storia locale. Ha scritto di musica per il settimanale Il Risveglio ed è autore per la rivista Canavèis.

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