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venerdì, Luglio 12, 2024

    Il merito

    Occorre un deciso cambio di passo.
    Non è una mera questione di parole. Non è con esse o cambiando alcune di esse che si può modificare l’attuale essenza e l’incedere culturale del nostro Paese.
    Non credo proprio possa bastare aggiungere alla connotazione del Ministero della Pubblica Istruzione il sostantivo “merito” per mutare d’emblée le cose.
    Vero è che da qualche parte bisogna pur cominciare per prendere a scalfire trent’anni di riuscita distruzione d’uno degli impianti scolastici più validi e più invidiati al mondo.
    Ma non è con un’operazione di maquillage che si può curare un malato grave.
    Il Paese che vanta la più alta concentrazione di opere d’arte del pianeta, che è stato patria per secoli e secoli della miglior musica, ha fatto strame di cultura e istruzione e ha violato quanto sancito dall’articolo 34 della nostra Costituzione: “La scuola è aperta a tutti. (…) I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.”
    Una balla colossale. Non è proprio vero che “i privi di mezzi” possono raggiungere i gradi più alti di istruzione: per uno che ci riesce, ce ne sono altri diecimila dispersi scolasticamente o analfabeti di ritorno.
    La carriera docente è stata privata da tempo immemore di capacità attrattiva, tanto da risultare a volte un ripiego. Al confronto di altri colleghi europei, i nostri insegnanti sono tra i peggio pagati d’Europa, tra i più attempati e demotivati, frustrati ora da una burocrazia ammorbante, che mortifica e riduce l’azione pedagogica che dovrebbe essere sovrana e precipua. Conosco decine di ottimi insegnanti, dei veri resistenti, ai quali va la mia perenne gratitudine per l’enorme sforzo e lavoro prodotti, per l’amore e l’energia che provano a metterci, ma è il loro sguardo frustrato e spento a colpirmi.
    In più, si evidenzia ora enormemente lo scollamento tra ruolo docente e ruolo discente, col primo a proporre metodi, codici, modelli e nozioni che paiono assolutamente estranei al secondo, e il livello di scolarizzazione ne sta risentendo in maniera palese, tanto da far risultare, a seguito delle prove INVALSI, i nostri tra i peggiori allievi del continente, molti di questi incapaci di comprendere un qualsivoglia testo e di esporre correttamente il loro pensiero. Grave che questi raggiungano senza preparazione e con scorie notevoli prima la maturità e poi la laurea triennale.
    Vero, i ragazzi sono migliori di quanto non ipotizziamo a priori, ma stiamo facendo tanto per renderli peggiori.
    Li abbiamo talmente imbottiti di stimoli che paiono non reagire più, o meglio reagiscono usando linguaggi diversi, che non capiamo e se proviamo a scimmiottarli, più che indirizzarci verso il futuro del metaverso, produciamo versi a metà. Guardare il contenuto di certi sfogatoi per capire, per comprendere come le nostre generazioni siano ben lungi da essere un modello.
    Il pericolo è forte, forte assai, che si vada verso una società molto polarizzata, a struttura piramidale, con pochi eletti in grado di comprendere vari codici e capaci di esprimersi in più guise e che quindi potranno accedere a un’istruzione completa e formante, tale da garantire loro accesso a possibili proficue carriere. In basso, una società composta da individui in condizione di accedere a informazioni e di comunicare solo attraverso immagini.
    Se non si cambia passo, potrebbe essere così.
    Il merito? Una parola e basta.

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    Elis Calegari
    Elis Calegari
    Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre del 1952. Ha contribuito a fondare " Cose Nostre", firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis e sport da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato collaboratore di prestigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis” e “ 0/15 Tennis Magazine”, seguendo per più di un ventennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. “ Nuovo Tennis” e la collaborazione con altra testate gli hanno offerto la possibilità di intervistare e conoscere in modo esclusivo molti dei più grandi tennisti della storia e parecchi campioni olimpionici azzurri. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”.

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