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venerdì, Giugno 14, 2024

    Quale festa? Quale lavoro?

    La primavera avanzata propone, una dopo l’altra, tre date sacrosante, tre punti nodali che dovrebbero servire a riaffermare chi siamo a da dove veniamo. Ma da un po’ di tempo non è più così.
    Il 25 Aprile, più che la Festa della Liberazione dal giogo nazi-fascista, s’è trasformato, da che la destra è andata al potere, in qualcosa che è “ altro da sé”. Ottant’anni di riconquistata libertà non sono bastati a far sì che si riconoscesse fino in fondo il valore di chi combatté il male assoluto per restituire dignità al nostro Paese. Anzi.
    Da tempo è in corso d’opera il tentativo di rimescolare le carte, di sciacquare la storia, di riscriverla: di fare in modo che vengano sminuiti i valori che incarnano questo giorno, scivolando verso una generica e annacquata “Festa della Libertà”, arrivando a giustificare chi stava dalla parte sbagliata.
    Perché è bene proprio non confondere le cose: c’era una parte giusta e una sbagliata, e quella sbagliata sosteneva la dittatura, le leggi razziali, le deportazioni e la più insulsa delle guerre, quella che doveva sancire la grandezza d’Italia e finì col regalarci mezzo milione di morti e un Paese in rovina.
    Eppure c’è chi ha tanta nostalgia, e a questi è perfettamente inutile continuare a chiedere se sono antifascisti, perché molto semplicemente non lo sono, né lo saranno mai.
    A loro, però, si ricordino in ogni circostanza le parole di Vittorio Foa all’indirizzo di Giorgio Pisanò, il politico dell’allora MSI: “Se si parla di morti, va bene. I morti sono morti: rispettiamoli tutti. Ma se si parla di quando erano vivi, erano diversi. Se aveste vinto voi, io sarei ancora in prigione. Siccome abbiamo vinto noi, tu sei senatore. Questa è una differenza capitale”.
    Giova non dimenticarselo. Mai.
    Del 1° Maggio, della Festa del Lavoro, c’è poco da dire. Purtroppo.
    Di quale lavoro o di quali lavori dovremmo parlare? Di quello che ogni giorno regala morte, di quello dei subappalti? Dello sfruttamento e delle paghe da fame? La cosa più straniante è stata ascoltare i discorsi ufficiali dei segretari delle sigle sindacali confederali per rendersi conto di quale sia la situazione.
    Tranne il PD e la Sinistra, avanti anni luce in questo, non c’è nulla di più separato e diviso di CGIL, CISL e UIL negli intenti e nelle visioni. Alcuni passaggi sono apparsi lunari. Sindacati neppure sfiorati dall’idea di rischiare l’irrilevanza nella possibilità di difendere realmente i lavoratori; di essere nulli nelle scelte di indirizzo e di politica economica; tesi più a esporre ciò che divide una sigla dalle altre che a provare a capire ciò che è realmente il mondo dei lavori oggi.
    Queste le premesse per giungere alla Festa della Repubblica del 2 Giugno, con il tarlo sempre più forte e chiaro che a questa Repubblica, nata dalla Resistenza e, come recita il primo articolo della Costituzione “ fondata sul lavoro”, qualcuno, più di qualcuno, voglia fare la festa.
    Cosa si cela veramente dietro alle voglie di una non meglio definita “autonomia differenziata”? E a cosa tende veramente la storia del “premierato”?
    Ma tutto sembra scorrere. L’imminente tornata elettorale sancirà una volta in più la vittoria dell’assenteismo e dei dispositivi che ci anestetizzano, il nuovo oppio dei popoli.
    Mentre più d’uno spettro si aggira per l’Europa.

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    Elis Calegari
    Elis Calegari
    Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre del 1952. Ha contribuito a fondare " Cose Nostre", firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis e sport da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato collaboratore di prestigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis” e “ 0/15 Tennis Magazine”, seguendo per più di un ventennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. “ Nuovo Tennis” e la collaborazione con altra testate gli hanno offerto la possibilità di intervistare e conoscere in modo esclusivo molti dei più grandi tennisti della storia e parecchi campioni olimpionici azzurri. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”.

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