StorieNostre

Ritorniamo sulla storia dell’archeologia industriale casellese, di cui più volte, su queste pagine, si è ribadita l’importanza. Le numerose industrie, presenti sul territorio a partire dalle prime cartiere, hanno spinto l’evoluzione del nostro paese fin dal XIV secolo. Non ci sono paragoni simili nei paesi limitrofi.

Questa volta parliamo di quella che è sicuramente la prima attività sorta dopo la nascita della nuova Caselle nel medioevo: il mulino per la macinatura dei cereali sorto nel “recinto del luogo”.

Questo mulino lo troviamo citato per la prima volta in un documento dell’8 febbraio 1232, “per la dote della sig.ra Palmeria, figlia di Pietro, Signore di Caselle e moglie di Guidonetto Rubeo”, documento che insieme a diversi beni siti nel comune cita anche la metà del mulino.

Nel medioevo quasi tutti i comuni, tranne quelli molto piccoli o che non avevano la possibilità di avere canali, possedevano un mulino a ruota idraulica per la macinatura dei cereali, che era di appannaggio esclusivo del feudatario e che tutti gli abitanti erano obbligati ad usare; diritto che si mantenne per secoli fino al XIX secolo con la scomparsa dei diritti feudali.

Non sempre gli abitanti rispettavano questo obbligo, tanto che periodicamente i feudatari lo rinnovavano, come per Caselle cita il manifesto pubblicato il 6 luglio del 1622 dal Principe Tommaso di Savoia che parla “di proibizione agli abitanti di Caselle di andare a macinare grani e altre vettovaglie ad altri molini che a quello di Caselle”, con la previsione di multe salate per i trasgressori.

Questo mulino veniva affittato dal feudatario, insieme ad altri redditi feudali, con normali contratti di locazione come quello del 26 dicembre 1669 in cui risulta affittato dal Marchese di Caselle al sig. Hortenzio Cerrion, mentre il 18 dicembre 1680 viene affittato a Gaspare Forte, ed il 5 febbraio 1709 locato ai Sig. Avv.to Guglielmo Constanzo Bo, Bernardino Fiorino e Leone Bo.

A fianco del mulino intorno al 1670 il comune realizzò anche il peso comunale sotto una tettoia, come attestato da un documento del 29 aprile 1701 presente nell’Archivio Savoia Carignano dove “Rollando Giò Maria e Gaspare Cima attestano che da più di 30 anni la Comunità di Caselle ha fatto costruire un coperto ossia caso da terra avanti il molino di questo luogo et vi fece piantare un peso per pesare tutte le granaglie che si portavano a detto molino per macinare … che si è pesato tali granaglie per molto tempo se ben quello si è poi abolito per negligenza dell’agente della Comunità dei tempi passati”.

Nel Settecento i mulini da granaglie del feudatario, per le aumentate necessità del paese, diventarono due creando in alcuni casi confusione negli attuali testi di storia locale su quale era il più antico.

In realtà il primo mulino che venne costruito fu quello cosiddetto “di piazza”, sorto all’interno delle mura del paese lungo l’antico “canale dei mulini” di fronte alla chiesa di Santa Maria in prossimità del castello.

All’inizio del Settecento con l’aumentare della popolazione, a seguito della nascita dei primi setifici e la rinascita di alcune cartiere, il Principe di Carignano decise di costruire un nuovo mulino a due ruote a nord di Caselle, che venne denominato inizialmente di San Grato ed in seguito Molinotto (perchè più piccolo di quello nel concentrico che aveva tre ruote), la cui storia verrà trattata sicuramente in un’altra puntata; storia interessante perché la sua costruzione doveva essere un obbligo da parte del Sig. Gonella, obbligo che però generò diverse dispute.

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Particolare della mappa del catasto del 1746 in cui si vede che il mulino era ancora sulla sponda destra del canale, in mezzo alla strada

Questo mulino era posto sulla sponda destra del canale, esattamente in mezzo all’attuale Via Cravero di fronte alla chiesa di Santa Maria, posizione che già nel Settecento creava una strettoia dando non pochi problemi alla viabilità.

Così alla metà del ‘700, quando il Principe di Carignano volle ingrandire il fabbricato per aggiungere una quarta ruota, il Comune si adoperò non poco per convincere il feudatario a ricostruire il mulino e cedere il terreno di quello vecchio per allargare la strada.

Riportiamo un estratto di alcuni documenti dell’epoca, sempre conservati nell’Archivio Savoia Carignano, che ben riassume la vicenda.

3 luglio 1748 – Acquisto fatto dalla Magnifica Comunità di Caselle dal M. Ill. e M. Rev. Sig. Priore Giò Andrea Gianelli. “…. avendo il Sig. Principe di Carignano Marchese di detto luogo Luigi di Savoia, dato principio a ristaurare un suo edificio di molino … sovra la contrada publica ed in poca distanza dalla Chiesa Parochiale di Santa Maria, con disegno d’aumentare a detto molino una ruota dopo le tre che si trovano di presente, … a motivo che si trovano quasi a dirimpetto dell’altare maggiore … ed altresì si ad angustiare detta contrada che già presentemente si trova angusta … acciò detto edificio trasportato in altro sito per levare la deformità ed angustia di detta contrada … offerto a detta S. A. Ser. la somma di lire 700 per trasportare ed riedificar detto edificio…”.

A seguito di ciò, il 16 agosto 1748 vennero concesse le Patenti da Carlo Emanuele Re di Sardegna “… per autorizzare lo spostamento del molino al Principe di Carignano mio cugino e cognato”, e l’8 gennaio 1749 l’Arch. Carlo Emanuele Rocha predispose il progetto del nuovo mulino da costruirsi.

In seguito, il 4 luglio 1750 avvenne la permuta definitiva tra il Principe di Carignano e la Comunità di Caselle del sito ove esisteva il mulino in cambio di 4 tavole situate nel recinto, quartiere dell’Ala, per costruire il nuovo mulino e acquistato dal Padre Gianelli il 3 luglio 1748.

In questo atto si stabilì che detto Principe dovesse far demolire interamente l’edificio del vecchio mulino e cedere alla comunità, per “l’abbellimento et ingrandimento della suddetta contrada e piazza” e riedificare il suddetto mulino in altro sito ugualmente comodo e vantaggioso in cambio di: “…qual obbliga detta Comunità ad accomprare e di più pagar al medesimo Principe per la ragione spesa del trasporto la somma di lire 700 epperciò essendosi fatto demolire il suddetto molino di tre ruote e fatto costruer il nuovo molino nel sito narrato … aver avuto e ricevuto dalla Comunità lire 200 li 19-7-1749 e le altre 500 si dovranno dedurre dal maggior debito di S.A.S. verso la Comunità per l’acquisto del tenimento del bosco detto del Fanghetto”.

Così venne realizzato il nuovo mulino sulla sponda sinistra del canale, come troviamo descritto in una relazione d’estimo del 13 gennaio 1759, relazione che riportiamo estratta in alcuni punti così come scritta:

“Sono comparsi il Sig. Giuseppe Mario Camosso, ed il S. Notaio Gio Franco Bricca del luogo di Montanaro, questo in qualità d’affittavole presentaneo de redditi di detta S.A.S. del presente luogo in dipendenza d’istrumento delli 13 marzo ultimo scorso rog. notaio e Patrimoniale di S.A. suddetta Ramondetto, e quello in qualità d’affittavolo de medesii redditi nelli anni dieci ultimi scorsi, ….
Et primo al mollino suddetto di tre ruotte ed esistente nel recinto di questo luogo in vicinenza della Parochiale di S. Maria, indi all’altro mollino chiamato il Mollinotto, ed esistente in detta regione di S. Grato e di due ruotte solamente.
Primo visitato il vallo avanti la balconera di due pontate con quattro radici e loro tenoni compitto il fondo d’assi le sponde d’assoni il tutto in bosco di rovere usitato al presente in stato più di ragionevole.
Il rastello esistente avanti la sovradescritta balconera qual serve per impedire le immonditie alle rode composto d’un piccol trave traversante la bealera in dieci otto pezzi di legno inchiodati al medesimo che formano il rastello il tutto bosco di rovere usitato al presente però rispetto al trave alquanto più di ragionevole il rimanente alquanto meno avuto riguardo allo stato presente.
La balconera ivi qual serve per dare, elevare l’acqua alli tre mollini e scaricattore composta di cinque collonetti radice, e capello, quattro torni, quattro porte, con loro staffe e catene e dopioni di ferro il tutto bosco di rovere fatto di nuovo nel decorso affittamento in occasione del trasporto fatto del mollino al presente il tutto visitato massime le medesime porte di stato il rimanente più avuto riguardo ad ogni cosa.
Il ponte esistente dopo la descritta balconera formato di due pontate cioè rispetto al traversante composto di due travi itrusi nelle due muraglie latterali con suo sternito …..
Il canale del primo mollino circa due terzi di pontata il caminasso con suoi balbi e tre pontale di fuga inseguito con loro radici e tenoni il tutto bosco di rovere usitato ed in stato alquanto più ragionevole. …..
Il piantamento al di fuori che servano per il sostenimento delli alberi de mollini formato da cinque collone infisse in una radice sotterranea, cinque banchette e suo giratore di longo in longo con n° 9 assi al dietro di detto giratore che formano il ponte servente in occasione del ripiantamento de polici compresi pure nel presente capo la scala di nove gradini qual serve per discendere sovra detto piantamento il tutto bosco di rovere usitato massime detti assi vechj il rimanente al quanto più di ragionevole quanto alli gradini di detta scala surogati di nuovo. …
La ruota del primo mollino con due teste di crociera fissurate tutte assi curate con loro cerchi di ferro al presente più di ragionevole.”

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Pianta del mulino nel 1774 in un disegno firmato dall’Arch. Gio Batta Ferrogio in cui si notano le tre ruote idrauliche

Questa descrizione permette di ricostruire a grandi linee il mulino che aveva tre ruote, con gli “ingegni” tutti realizzati in legno di rovere e rinforzati in ferro solo nei punti più sollecitati; anche i canali che convogliavano l’acqua alle ruote erano realizzati in assi di legno.

Era anche presente una grata, realizzata in legno, all’inizio del mulino per impedire che le “immonditie” andassero a cadere nelle ruote, bloccandole o danneggiandole.

Dopo la dominazione francese, nel 1825 il mulino, insieme a tutti gli altri beni feudali, vennero concessi in affitto perpetuo al Conte Carlo Luigi Bianco di Barbania, concessione che si tramutò in vendita vera e propria al Conte con atto del 24 marzo 1869.

Nella relazione statistica del 1831 i mulini erano così riportati: “…due mulini per la macinatura dei cereali, ed entrambi di appannaggio feudale, uno, il più antico, situato nel recinto del luogo ed era detto di Piazza e utilizzava tre ruote idrauliche per la macinatura, mentre il secondo, realizzato a metà settecento era detto di San Grato e utilizzava due ruote. Essi servivano all’uso degli abitanti ed erano sufficienti al luogo, ed erano concessi in affitto dal Principe di Carignano a dei mugnai che avevano come guadagno il sesto del prodotto, in natura, che gli veniva portato a macinare”.

Con la morte del Barone Bianco anche il mulino passò in proprietà a don Bosco, suo erede universale, che subito lo rivendette nel 1881 al sig. Saletta Giovanni.

A sua volta Saletta Giovanni vendette, con atto del 27 ottobre 1887, il fabbricato a Borgarello Pietro, “…il molino da cereali che possiede in Caselle, nel concentrico dell’abitato cogli entrostanti ordegni, e tutti i diritti d’acqua relativi al molino stesso, e con tutte le dipendenze in catasto …La vendita è fatta per il prezzo a corpo di lire 24.000…”

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Cartolina dei primi Novecento con il mulino in attività

Probabilmente in questo periodo, alla fine del XIX secolo, il mulino venne rimodernato; le vecchie ruote in legno vennero sostituite da un’unica grande ruota in ferro e, parallelamente a quanto succedeva negli altri mulini, venne anche installata una dinamo per la produzione di energia elettrica che veniva azionata di notte dopo il lavoro diurno di macinatura.

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Disegno dei primi ‘900 della ruota idraulica con la turbina per la produzione dell’energia elettrica

Secondo quanto riportato dalle ricerche di Don Miniotti, la prima lampadina elettrica si accese nella casa della signora Cesira Della Valle.

Un testimoniale di stato ed estimo del mulino, redatto in occasione dell’affitto del mulino al sig. Re Angelo fu Antonio di Leynì del 19 settembre 1929, descrive tutti i macchinari presenti a quel momento; testimoniale di cui riportiamo alcune parti in cui è descritta la ruota, il canale e le macine che nel frattempo erano diventate quattro.

“TESTIMONIALI DI STATO ED ESTIMO dei meccanismi ed oggetti esistenti nel MOLINO sito nel Comune di Caselle Torinese – Via Lanzo n° 4 – di proprietà dei sigg. Eredi Giovanni Borgarello….il giorno 20 settembre 199 (VII) io Balma Pietro di Ciriè mi sono recato sulla località e colla assistenza degli interessati e del sig. Borghesio Geom. Egidio in rappresentanza del sig. Geom. Miglietti Cav. Uff. Giacomo di Leynì, precedetti al minuto esame di ogni singola cosa, e dalle osservazioni fatte ne risultò la seguente relazione: …Griglia in ferro per riparo dei materiali ingombranti formata da 54 spranghe; altra allo scaricatore di 13 sbarre, ed una a tondini di ferro quale ringhiera sul ponticello; …Canale di lamiera in ferro per condotta dell’acqua alla ruota idraulica; …Ruota idraulica del diametro di m. 5 larga m. 1,10 tutto in ferro e ghisa, composta da due supporti in ghisa a sostegno dell’albero della ruota di cui l’esterno munito di cuscinetto in bronzo in buono stato … 36 pale di lamiera sagomate lunghe m. 1,10, spessore mm. 4 con cerniere alle estremità rivate alle due corone laterali. In complesso la ruota trovasi in regolare stato di servizio, ad eccezione di qualche pala con fiaccature di poca importanza. Il peso approssimativo della ruota è di Kg. 3649 …Macine di pietra francese del diametro di m. 1,30: 1° palmento girante mm. 55 fissa 43 totale 98. 2° palmento girante mm. 91 fissa 49 totale 140. 3° palmento girante mm. 73 fissa 72 totale 145. 4° molto consumate perciò la coppia misura mm. 51. …Cassone del grano da pulire …Pulitore sistema americano della Casa Zanelli di Torino nuovo. …Trasmissione appesa al soffitto del diametro di mm. 32 lunga m. 5,10 sorretta da un supporto in legno murato, …Turbina verticale sistema antico composta da albero portante un ingranaggio a denti di legno, deperiti, placca in ghisa con supporti a bronzine, pignone a denti in ghisa, albero orizzontale con puleggia in ghisa del diametro di cm. 124 x 26 di fascia che da il comando alla trasmissione dei molini a mezzo di un manzone che congiunge il rinvio portante due pulegge, una in ghisa ed una in ferro a raggi; un cintone di cuoio largo cm. 20 che funziona dalla puleggia superiore alla inferiore alquanto in cattivo stato. Congegno ad ingranaggi e vite a passo continuo, volantino con supporti e alberino per regolare l’acqua alla turbina, il tutto in stato di servizio. Per tale turbina si dovrà, a fine locazione, conteggiare i deperimenti che si saranno verificati, poichè la stessa non viene adoperata che nei casi di forza maggiore, servendo, già in precedenza, per azionare la dinamo produttrice di energia, ora annullata.”, il tutto per un valore stimato globale di lire 31.117 dell’epoca.

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Una delle ultime foto del mulino, prima della copertura del canale

Nel 1953 il Comune decise di coprire tutto il Canale dei Molini lungo Via Cravero, e così il mulino, ormai inutilizzato, venne smantellato, facendo perdere al paese uno degli angoli più caratteristici ed antichi del centro storico.

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Una delle ultime foto dell’interno del mulino

Il fabbricato rimase quasi integro con ancora le macine al suo interno fino all’inizio degli anni ’90, quando poi venne demolito per far posto all’attuale supermercato.

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