Il nostro amato e compianto Luigi Chiabotto mi diceva che nel “paese dalle ombre veloci” vi erano metà cittadini che lavoravano e vivevano grazie all’aeroporto e l’altra metà erano coltivatori diretti, mentre i nostri-bravi-commercianti li servivano tutti.
Proverbiale l’argutezza del nostro specialista meteorologo.
Di contadini il nostro giornale ne ha sempre parlato, di “aerei e dintorni” abbiamo una rubrica, ma di piloti…
E allora eccoci qui, con una storia tutta nostra, una storia di piloti, di una famiglia casellese, quella di Rino Casotto.
Rino Casotto, classe 1932 purtroppo non è più con noi. Era un casellese doc, anche se di nascita veneta.
Rino vestiva l’azzurra divisa dell’aeronautica militare e aveva scalato i gradi degli ufficiali fino a diventarne capitano. Capitano pilota di aerei da caccia militari.
Da qui il suo girovagare per l’Italia, in volo e non.
I primi passi li aveva compiuti prima da sottufficiale e poi da ufficiale dell’Aeronautica in quel di Lecce, poi Brindisi, Rimini, Montichiari, Cameri, Istrana e quindi Caselle. Fatale fu l’incontro con Domenica, poi divenuta sua moglie.

I due figli, Mauro e Roberto, hanno sempre respirato in famiglia aria di volo e rombo di motori, e infatti, la passione per il volo li ha entrambi visti divenire piloti tuttora in attività nella Aeronautica Civile.
Abbiamo incontrato Mauro e Roberto, nella loro casa di famiglia, ed il ricordo non poteva che andare al papà ormai scomparso da parecchi anni.

– Mauro, cosa ci puoi dire delle storia militare di papà Rino ?-

“ Papà iniziò la carriera di pilota militare all’età di 19 anni, nel 1951. In quegli anni vincere il concorso per essere ammesso alle scuole di volo militari era una grandissima soddisfazione, significava infatti poter ambire a una carriera entusiasmante e gratificante, nonostante le tante difficoltà, sia di carattere professionale che logistiche.
Dopo le scuole di volo fu assegnato a reparti disseminati sul territorio italiano e volò su parecchi aerei militari tra cui il il G59, il P51 Mustang, il Vampire (uno dei primissimi jet militari), il Sabre F86 (usato durante la guerra di Corea), il T 33…
Congedatosi poi dall’Aeronautica Militare continuò a volare su aeromobili executive adibiti ai voli privati.”

– Come è riuscito a trasmetterti la voglia di volare? –

“La voglia di volare arrivò in modo naturale. Credo che i suoi racconti e l’ammirazione per la sua professione ci abbiano piano piano catturato e coinvolti completamente nel campo aeronautico.”

– Tu per arrivare al grado di Comandante cosa hai dovuto fare? –

“ Mi sono avvicinato al volo a 18 anni, presso l’Aeroclub di Torino, conseguendo il brevetto di pilota privato, continuando poi con le licenze professionali di pilota di linea e dell’abilitazione a volo strumentale.
Sono stato nominato comandante nel 1988 e ho effettuato le mie 16.000 ore di volo, completamente su aeromobili executive di produzione Dassault, quali Falcon 20, 50, 2000, 900 e 7X.”

Anche Roberto era con noi e anche a lui abbiamo chiesto se sia stato un po’ forzato dal papà per frequentare la scuola piloti, oppure se la sua fu una scelta dettata dall’entusiasmo.

“Nessuna forzatura. Grande era l’ammirazione per il lavoro di nostro padre che purtroppo non ho potuto seguire in ambito militare. La la mia formazione professionale è passata attraverso la scuola privata degli aero club e quindi in Alitalia, vera fucina di piloti commerciali. Poi tanti anni di lavoro come professionista, prima in ambiente privato di base all’aeroporto di Caselle con trireattori privati e quindi e per più di 27 anni, in una compagnia aerea di base in Sardegna che ha causato il mio allontanamento fisico da Caselle, che raggiungevo saltuariamente per rivedere i miei genitori. Ho al mio attivo quasi 16.000 ore di volo principalmente su aerei per il trasporto di passeggeri da 150-200 posti.”

– Avete un aneddoto particolare nelle vostre lunghe ore di volo che potete raccontare? –

“ Sicuramente di quella volta che con papà ci siamo sentiti per radio sulle frequenze del controllo del traffico aereo per un saluto veloce… logicamente su tre aerei diversi!”

– E come vedete il futuro dell’aviazione civile ed in particolare del trasporto passeggeri? –

“ A parte il periodo attuale di pandemia che ha creato una grande crisi, il trasporto aereo non potrà che avere uno sviluppo costante nel futuro anche se, per quanto concerne l’ambito italiano, le compagnie aeree nostrane si trovano in una grandissima difficoltà mettendo in forse la loro sopravvivenza principalmente a causa dell’assalto delle compagnie europee maggiormente affermate e dalle cosiddette “low cost”.”

“Una volta aver provato l’ebrezza del volo, quando sarai di nuovo con i piedi per terra, continuerai a guardare il cielo”, era Leonardo da Vinci che scriveva così, e mai detto è più appropriato se guardiamo alla lunga esperienza di volo di papà Rino e dei figli Mauro e Roberto Casotto.
Una famiglia di piloti, un vanto per Caselle.

Sono nato a Torino il 23 settembre 1947, dove ho studiato e lavorato in tre aziende del settore servizi fino a tutto il 2005, quando, raggiunta l’età pensionabile ho potuto lasciare tutti i miei incarichi. Risiedo a Caselle dal 1970, anno in cui mi sposai trasferendomi da Torino nella nostra città. Fin dal 1970 ebbi l’onore di conoscere ed apprezzare il fondatore del mensile Cose Nostre, il dottor Silvio Passera, il quale fin dal primo numero mi propose di scrivere notizie relative alla Croce Verde, ente di cui facevo parte come milite a Torino e poi come milite della Sezione di Borgaro, poi divenuta Sezione di Borgaro-Caselle essendo stato il fondatore del sodalizio nel 1975. Una più corposa collaborazione con il giornale è avvenuta negli ultimi tempi e sotto la direzione di Elis Calegari, anche per effetto del maggiore tempo disponibile. Attualmente collaboro - con piacere e simpatia -anche alla stesura di notizie generali, ma sempre con matrice sociale. I miei hobby sono sempre stati permeati da una grande curiosità di tutto ciò che mi circonda: persone, fatti, lavoro, natura, buon umore e solidarietà. Ho avuto modo di conoscere tutta l’Italia, ed è questo il motivo che ora desidero dedicare tempo a “Cose Nostre”.

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