Il periodo di chiusura di musei e gallerie ha scombinato le programmazioni degli eventi d’arte: alla Biblioteca Nazionale Universitaria si sarebbe dovuta svolgere la mostra, rimandata a data da destinarsi, “Gli smalti a Torino e la stagione di Marisa Micca”, a cura di Gian Giorgio Massara ed Angelo Mistrangelo. E’ stato tuttavia pubblicato il catalogo che intendiamo recensire.

 

Marisa Micca (1922–2007) fu l’ultima rappresentante della torinese “Comunità Artistica”, ideata fin dal 1947 e poi realizzata da Idro Colombi (1900-1974), allievo di Giacomo Grosso, Paolo Gaidano e Cesare Ferro Milone. Colombi fu inoltre direttore della Libera Accademia del Valentino, scuola ove insegnarono altresì Pippo Bercetti, Domenico Buratti, Mario Micheletti, Carlo Terzolo, Mario Giansone e Armando Testa.

 

La “Comunità” era frequentata da significativi autori, quali Tino Aime oppure Virgilio Bari, Lidya Lanfranconi, Bianca Tuninetto ed Euclide Chiambretti, fondatori successivamente dello Studio Del Campo (1956-1998); ivi, ispirandosi alle antiche botteghe artigiane del primo Rinascimento ed all’”Arts and Crafts” di William Morris, Colombi insegnava l’antica arte degli smalti a gran fuoco appresa dai monaci benedettini francesi di Ligugé.

 

In quel laboratorio collettivo, la Micca affinò la capacità tecnica, cosicché “le superfici delle sue ‘pitture di smalto a fuoco su metalli’ si muovono con estrema disinvoltura tra l’alveolato ed il translucido, tra l’incavato ed il dipinto e, spesso, usando tutte le tecniche contemporaneamente, Micca crea opere di una eleganza perfetta dove il senso cromatico è esaltato in quel suo giocare sulle trasparenze e le brevi colature di colori, dove le sottili lamine d’argento conferiscono al disegno luminescenze preziose, e dove l’arabesco dei fili d’argento, arginano le campiture cromatiche” (Adele Menzio, 1975).

 

Nel catalogo, dopo le prefazioni di Guglielmo Bartoletti (Direttore BNUTo), Franco Cravarezza (Presidente Associazione ABNUT) ed Anna Maria Zerbola (Sindaco di Cerrione, ove la Micca si trasferì nel 1990), Massara -con riferimento al libro “Smalti  fra storia e arte” dell’autrice Anna Cremonte Pastorello di Cornour- tratteggia la storia dell’arte dello smalto dai Fenici a Benvenuto Cellini, Fabergé e Gio Ponti, quindi si sofferma sulla scuola di Colombi, sullo Studio Del Campo ed indica le artiste Carla Gentile, Mara Saroglia (allieve della Micca) nonché Gilda Brosio. Massara definisce la figura di Idro Colombi e descrive alcune opere del Maestro scelte per la mostra, accanto a lavori della moglie Olga Boveri e di Miranda Bestazzi (componenti della “Comunità”) oltre che di Nella Gamba Piacenza. Seguono testimonianze di stima a Colombi da parte di personaggi rappresentativi del mondo dell’arte.

 

Mistrangelo cita poi alcuni scritti della Micca (ricordi del periodo in cui ella frequentò le lezioni di Italo Mus e del pittore Mario Micheletti all’Accademia Libera), ne delinea una biografia artistica e ne focalizza le principali esposizioni.

 

Massara prosegue con la critica di espressive opere di carattere sacro realizzate dall’autrice: un prezioso calice è finanche conservato nelle Collezioni Vaticane e lo smalto “Ecce Homo” è stato da poco accolto nel Museo torinese dedicato alla Sindone.

 

Successivamente ad una testimonianza di Filippo Franchetti, si possono ammirare le creazioni ed approfondire le biografie. La cronologia delle mostre di Marisa Micca, un’antologia critica e la bibliografia concludono il testo.

 

Fra le pagine del catalogo il lettore compie dunque un sorprendente percorso conoscitivo attraverso le imprevedibili, variegate cromie di un’antica arte da riscoprire.

 

 

 

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Marisa Micca

 

“Monocolo”

 

Cloisonné su rame e argento

 

 

 

 

 

 

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