La storia del Natale comincia quando, intorno al 274, l’imperatore Lucio Domizio Aureliano ufficializza la festa del giorno della nascita del Sole invitto (dies natalis solis invicti) fissandola al 25 dicembre. Poi continua con la fissazione della nascita di Gesù Cristo in quello stesso giorno da parte di Papa Liberio nel 354. Nacque allora anche la festa di Natale? Dev’essere proprio in quel periodo che san Nicola di Myra faceva i suoi miracoli proteggendo e salvando numerosi bambini, tanto da divenirne patrono e tanto che il giorno della sua festa, il 6 dicembre, in molti luoghi del mondo è anche il giorno della festa dei regali ai bambini. Poi, più il tempo passa più ci si confonde, e così il buon Vescovo di Myra, che nel frattempo era un poco invecchiato e aveva messo su una folta chioma di capelli bianchi e una lunga barba bianca, si è trovato a portare regali ai bambini anche in altre date, vestito di rosso e spesso aiutato da un diavoletto tutto nero pronto a punire i più discoli. Finisce anche che ci si dimentica il suo nome, quando si abita tanto lontani da casa, come in America, e lo chiama semplicemente Babbo Natale. O si preferisce che i regali siano portati direttamente da Gesù Bambino la sera del 24 dicembre, come decise Martino Lutero, licenziando il povero San Nicola – ma rimanendo affezionato alla festa di Natale, ai dolci, alle danze, ai regali: si racconta persino che abbia inventato l’albero di Natale! Insomma: c’è qualcuno che non sia contento della festa di Natale? Tanto da volerla cancellare? Ebbene sì. I grandi Riformatori svizzeri, come Giovanni Calvino a Ginevra o Ulrico Zwingli a Zurigo, pensavano che le sole ricorrenze religiose legate alla vita di Gesù Cristo dovessero essere osservate, ma senza “farsi un idolo” di una specifica ricorrenza, fosse anche Natale. Un secolo dopo, i loro confratelli inglesi, puritani e presbiteriani, presero una posizione più dura: Natale doveva essere un giorno di pentimento e penitenza per i peccati. Infine (1645) arrivò la “Guida alle pubbliche preghiere”, che dichiarava Natale una ricorrenza “senza fondamento nelle Sacre Scritture”, perciò nient’altro che superstizione: né celebrazioni religiose, né feste. Ma le tradizioni, e ancora di più le feste, sono resilienti, come si dice oggi. Il popolino e i commercianti, ma anche le classi superiori, non erano poi così felici di dover rinunciare ai soliti 12 giorni di regali, cibi speciali e banchetti, danze e giochi e anche licenze, che accompagnavano il periodo natalizio. Nel 1647 ci furono persino rivolte, disordini, morti e feriti in difesa della festa. Niente, per paura dei soldati il vecchio Natale se n’era andato e non lo si trovava più, neppure intorno a qualche chiesa di periferia. Era fuggito, temendo che quel governo così rigido lo condannasse a morte. Di quel tempo c’è un libricino che narra di come fu mandato a cercare a Londra da un dottore di Oxford, e di come un banditore si mettesse alla ricerca di informazioni per provare a trovarlo, suonando la sua trombetta e proclamando in tutte le strade principali: … segno da cui lo si può riconoscere, è che le donne astute lo adoravano; le aiutava per le nuove gonne, cappelli e fazzoletti e altri oggetti raffinati, dei quali aveva un baule che ne contiene una buona riserva, oltre alle altre belle cose che tirava fuori dalle tasche dai loro mariti. È amato da apprendisti, servitori e studenti, cui ha donato molti giorni liberi; ha reso tutti allegri con cornamuse, violini e danze..
Sì, è proprio il nostro Natale! Forse condito con qualche licenza e ubriacatura in più, ma è il nostro Natale. Però, nonostante una ricerca accurata, era scomparso. Riferisce il banditore che il povero Natale era stato accusato, trovato colpevole e gettato in prigione dal governo. Dalla quale era scappato passando tra le due sbarre di ferro di una finestra, lasciandoci attaccata la grande barba bianca e non facendosi più trovare. Per fortuna, tornò indietro nel 1660, alla restaurazione di Re Carlo II. Tornò come il Natale di prima, anche meglio, mettendo d’accordo tutti, amici e nemici. Non è che questa avventura si ripeterà quest’anno, grazie al virus coronato? Speriamo di no. Almeno un cenone con gli amici speriamo di poterlo fare!

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