Visitare una mostra è sempre arricchente, poi quando si rimane coinvolti in un’atmosfera ricca di storia e di fascino significa che siamo a Palazzo Madama, a Torino, ad ammirare “Il Rinascimento europeo di Antoine de Lonhy”.
L’esposizione -visitabile sino al 9 gennaio 2022- mette in evidenza la carriera itinerante di Antoine De Lonhy, unendo influssi e aspetti di vera modernità risalenti alla sua formazione in Borgogna (verso il 1440), passando dalla Provenza, dalla Catalogna e dalla Savoia. La mostra, curata da Simone Baiocco e Simonetta Castronovo, ricompone la poliedrica figura dell’artista quattrocentesco che ha contribuito al rinnovamento della pittura figurativa nella seconda metà del secolo XV, portando una nuova concezione tutta europea del Rinascimento.
Originario di Autun, nella Borgogna meridionale, si forma a contatto con i pittori fiamminghi Jan van Eyck e Rogier van der Weyden e con la loro interpretazione della realtà umana, che con un lessico rinnovato De Lonhy porterà nei cantieri piemontesi. Due dei suoi capolavori, il dipinto la Trinità e il codice miniato Ore di Saluzzo, sono stati per lungo tempo attribuiti ad artisti anonimi e diversi indicati convenzionalmente come il Maestro della Trinità di Torino e il Maestro delle Ore di Saluzzo; solamente gli ultimi studi comparativi hanno evidenziato le connessioni stilistiche tra queste ed altre opere dello straordinario miniatore. Dunque non più due ignoti artisti, ma una persona reale che ha lasciato traccia della sua attività a Tolosa, a Barcellona e nei territori del ducato di Savoia. L’esposizione si apre proprio con questi due capolavori: La Trinità e angelo piangente, conservato al Museo Civico di Arte antica di Torino e Ore di Saluzzo, custodito alla The British Library di Londra -che lo acquistò ad un’asta nel 1867-.
La Trinità non segue l’iconografia tradizionale, ma sviluppa il tema trinitario con una forte intensità patetica e coinvolgente, seguendo un filone avviatosi tra Tre e Quattrocento, con una sensibilità ed espressività maturata in ambienti vicini alla corte borgognona.
Il codice Ore di Saluzzo, è un libro d’ore, di preghiera di corte, di altissimo livello sia per il grande formato, sia per la presenza di moltissime miniature, completato con eleganti bordure marginali nelle quali, tra gli intrecci di corone e racemi, spesso emerge lo stemma dei marchesi di Saluzzo che in passato ha indotto ad attribuire la committenza al loro casato.
Questo prezioso manoscritto introduce nella biblioteca ducale l’arte fiamminga caratterizzata dagli ampi panneggi e pieghe spezzate, il gusto per tessuti pregiati e per le architetture insolite ed elaborate; inoltre la tavolozza è un tratto distintivo di de Lonhy che predilige i colori freddi particolari come il verde mela, il rosa lilla e il rosso lampone.
Miniature vivaci e colorate impreziosiscono un trattato di filosofia morale destinato al giovane duca Filiberto I, ascrivibile quasi certamente al 1477.
La mostra prosegue secondo una sequenza cronologica e geografica degli spostamenti del maestro, dettati dalle opportunità di lavoro.
Del periodo tolosano sono esposti i bellissimi codici miniati di differenti dimensioni, realizzati per l’arcivescovo de Rosiers e i frammenti degli affreschi, riscoperti nell’Ottocento, della cappella di santa Caterina nella chiesa di Notre-Dame de la Dalbade, riportanti la data 1454.
A Barcellona il Maestro giunge per realizzare le vetrate del rosone della basilica di santa Maria del Mar (scenograficamente riprodotta in mostra) e l’imponente polittico del monastero di Miralles, del 1462, eccezionalmente prestato dal museo di Barcellona.
È stato ricomposto per la prima volta un polittico proveniente dalla chiesa di san Domenico a Chieri; in mostra è anche “La Madonna col Bambino e Sant’Anna” (1480-85) del Museo Diocesano di Torino, opera della fase avanzata di de Lonhy.
L’allestimento della mostra è integrato ed arricchito dalla presenza di oggetti che ulteriormente testimoniano I ‘importante momento della storia dell’arte europea.

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