L’intrigante mostra aperta a Palazzo dei Diamanti di Ferrara “Boldini e la moda”, visitabile sino a 2 giugno, racconta dell’affascinante legame, del fecondo rapporto tra Boldini e il sistema dell’alta moda parigina e il riflesso che questo mondo ebbe sulla sua opera di ritrattista. La mostra è un affascinante percorso, composto da oltre centoventi opere, che riunisce dipinti, disegni e incisioni di Boldini e dei colleghi Degas, Manet, Sargent e Whistler a bellissimi abiti d’epoca, libri e preziosi accessori. Ordinata in sezioni tematiche, ciascuna promossa da letterati che hanno cantato la grandezza della moda come forma d’arte e come elemento fondante della poetica della modernità, da Baudelaire a Wilde, da Proust a D’Annunzio, la mostra svela gli intrecci tra arte, moda e letteratura nella Belle époque.

Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931) è stato un vero dominatore della scena artistica tra Otto e Novecento; pittore versatile che ha saputo interpretare stagioni diverse, modificando genere e stile, sino ad affermarsi quale strepitoso ritrattista mondano. Genere questo che lo ha reso famoso in tutto il mondo! La partecipazione all’Esposizione Universale di Parigi del 1889, con alcuni bellissimi ritratti, lo ha consacrato come il massimo interprete dell’ideale femminile dell’epoca. Con le profonde trasformazioni sociali che segnano la seconda metà dell’Ottocento, gusto e eleganza cessano di essere un esclusivo simbolo dell’aristocrazia per divenire un segno distintivo del benessere delle nuove classi in ascesa e in cerca di affermazione.  Il pittore ferrarese comprende che la moda permette di rendere attuale un dipinto e  conferire un’allure speciale ai modelli, a prescindere dal loro censo.

La moda diventa quindi espressione del proprio status. Il ritratto della società, soprattutto femminile, tende a esaltare l’esteriorità. La donna, in una determinata società, è percepita come “un’opera d’arte vivente” che trova espressione nella cura del corpo e negli abiti che la adornano e la rappresentano. La donna di Boldini è impetuosa, affascinante, irresistibile, ma al tempo stesso pudica: il ritratto a figura intera “Fuoco d’artificio“ (1892-95) è la straordinaria espressione pittorica, dove un tripudio di lamate di colore duettano con fasci di luce e restituiscono senza alcun dubbio gli intendimenti dell’artista.

Il pittore ha un ruolo strategico nella rappresentazione e della reputazione del proprio modello. Se il committente poteva scegliere l’artista in voga al momento per veicolare un determinato messaggio, anche lo stesso pittore poteva selezionare i modelli in base alla loro notorietà, al fine di accrescere la propria reputazione. Boldini è il protagonista, nel gennaio 1901, del primo numero della rivista parigina di moda e lusso “Les Modes” della serie dedicata  ai Pittori della donna ed è acclamato da Robert de Montesquiou (è un’icona il ritratto del 1897 dell’amico “Il conte de Montesquiou”, esteta e dandy) come “impareggiabile talento nel restituite l’essenza stessa della femminilità”. Le signore si vestivano “alla Boldini” per somigliare a quella che era la donna ideale secondo i canoni di bellezza dettati dallo stesso Boldini che diventano ben presto un documento rappresentativo della fin de siécle.

Alla vigilia della prima guerra mondiale anche nel mondo della moda e dell’arte avvengono significativi cambiamenti: le sinuose silhouette sono sostituite dalle linee rigide, da pizzi preziosi, dal gusto per l’esotico e l’orientalismo diffuso dai Balletti Russi che debuttano a Parigi nel 1909 e dettano le nuove tendenze dell’abbigliamento. Boldini continua a documentare i cambiamenti del gusto e rinnova il suo stile: la pennellata è vibrante, materica, carica e sfrangiata. Perfetta per raffigurare una donna nuova, sicura di sé, partecipe ed emancipata come nel bellissimo ritratto di “Lina Bilitis con due pechinesi” (1913).

“Pittore della donna moderna” Boldini seppe cogliere al meglio quell’epoca di voluttuosa eleganza, tanto da lasciare un segno profondo nell’immaginario di generazioni di fotografie e stilisti, da Dior a Beaton, da Galliano a Armani.

 

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