La valle di Viù, ove è certo transitata la sacra icona, possiede alcune importanti testimonianze legate alla Sindone; partendo da Lanzo- nella cui parrocchiale un cupolino accoglie il Sacro lino e il velo della Veronica affrescati – ci si inoltra sino alla frazione Venera: qui un dipinto tramanda le immagini dei duchi di Savoia Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I in atto di venerare il linçeul (l).

La chiesa di San Vito a Piazzette di Usseglio accoglie invece un ovale con nuovamente effigiato il telo che avrebbe accolto il corpo  ormai esanime di Cristo.

A Lemie sorge la cappella dedicata a Sant’Anna ove è conservato un dipinto del secolo XVIII raffigurante San Francesco da Paola e il sacro lino; ora, un’altra immagine su stoffa all’Uomo della Sindone è stata donata proprio alla chiesetta di sant’Anna.

Si tratta di un’opera legata alla

Ostensione della SS. Sindone del 1931 riprodotta
dalla Torinese Libreria  editrice Giacomo Arneodo
con permissione Ecclesiastica e proprietà artistica riservata
”.

In una cornice in finto legno dorato con intensi toni di ocra, risultano ben marcati sia il corpo di Cristo, sia le tracce della bruciatura rimaste dopo l’incendio della cattedrale di Chambery.

Tutto intorno una trentina di teste di cherubini rivolgono lo sguardo verso la scena principale.

L’opera è stata esposta al castello delle Cinque Torri di Borgomale nel 1978 – anno di ostensione- e a Chialamberto nel 2015, con la presenza attiva  e intelligente di Carla Parsani Motti.

Rimanendo nelle Valli di Lanzo, è giusto ricordare la Sindone di Ceres (Voragno) studiata da Giovanni Donna d’Oldenico, fondatore nel 1946 della Società Storica delle Valli di Lanzo.

Gli stemmi posti ai lati dell’affresco ricordano la dinastia sabauda e il casato di Beatrice del Portogallo (2).

La Sindone conservata nel duomo di Torino e miracolosamente scampata a un altro incendio – alla quale anche il poeta Torquato Tasso dedica alcuni versi – ancor commuove il fedele oppure impegna gli studiosi che da decenni ne sostengono oppure ne negano l’autenticità.

Certo, un’immagine che invita alla riflessione e che ci riporta indietro nei secoli poiché presente su di un telo antico di duemila anni.

note:
1) L. Caccia, Asterischi lemiesi, 2000
2) G. Donna d’Oldenico, Gli affreschi di Voragno ed il passaggio della Sindone in Val di Lanzo, Torino 1959

 

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