La tradizione vuole che a partire dall’8 dicembre (giorno dell’Immacolata Concezione), in ogni casa si addobbi l’albero di Natale o si allestisca il presepe a seconda che si sia “alberisti” o “presepisti”. “È una suddivisione… così importante che dovrebbe comparire sui documenti di identità, né più né meno di come appare il sesso e il gruppo sanguigno. Altrimenti può accadere che un disgraziato scopre, solo a matrimonio avvenuto, di essersi unito ad un essere umano di tendenze natalizie diverse.” Così scriveva De Crescenzo in un suo libro, facendoci sorridere, ma c’è da pensarci su.

Fino a qualche anno fa, chi si sentiva molto cattolico e praticante, tendeva a fare il presepe e chi voleva emanciparsi e seguire una tendenza via via più diffusa in tutta Europa, addobbava l’abete  che spesso, a fine festa, finiva secco e rovinato nella discarica; credo che la differente scelta nascesse anche da diverse condizioni economiche. Da piccola mi piaceva cercare il muschio dietro il muro della cascina vicina a casa e tenerlo vivo nel presepe spruzzando l’acqua che nel corso degli anni avrebbe finito per sciogliere il gesso di molte statuine; restava a volte l’anima di fil di ferro scoperta e allora il poveretto veniva infilato dietro un cespuglietto o una roccia. Solo con l’esperienza ho scoperto che il muschio si può raccogliere in piena estate, liberarlo del terriccio e farlo seccare all’ombra, per ritrovarlo utilissimo, leggero e verde a dicembre, e riporlo in una scatola per molti anni a venire! (salvaguardando la specie botanica del muschio ora protetta)

Anni fa era possibile costruire il presepe a scuola: mi ricordo di un anno in cui con piccoli parallelepipedi di legno preparati da Finotti, il falegname che aveva la bottega in via Guibert, proprio davanti alla scuola. Avevamo preparato personaggi di ogni tipo rivestiti di stoffe colorate, per un presepe che i miei scolari avevano esposto anche in chiesa.(così particolare che ci venne rubato!) Ora il rispetto per le altre religioni ha cancellato parte delle nostre belle tradizioni, mentre dovrebbe valorizzarle accostandole alle altre. Ho quattro nipotini in Canada e tutti gli anni a Natale, mentre Father Christmas imperversa per le strade giganteggiando su autocarri cromati, tra file di rosse majorettes, spedisco loro una statuina nuova per il presepe: vado alla bottega del Natale di via Barbaroux e scelgo un personaggio. Quest’anno dovrebbe toccare a Melchiorre… Naturalmente mi è già capitato di spedire in tempi diversi due allegre lavandaie col vestito rosso a pois bianchi e due pastorelli…gemelli con le stesse pecorelle accanto, ma voglio che prenda forza anche là il rito del presepe. In famiglia è sempre stato un momento importante, un rito appunto, una serie di gesti uguali che hanno significato speciale e rimangono nella memoria storica della famiglia per sempre. In Italia abbiamo la fortuna di conservare una tradizione natalizia antica che è diversa da tutte le altre: la rappresentazione realistica della Notte Santa, a partire da quella di Greccio voluta da San Francesco nell’anno 1223. Bisogna tenerla viva! E’ un fatto culturale importante. Se poi vogliamo parlare ai credenti, più che mai oggi la nostra fede ha bisogno di segni concreti, proprio come nel tempo in cui il popolo non sapeva leggere. Quest’anno un gruppo di appassionati, nella parrocchia di via Asinari 34 a Torino,  ha deciso di costruire presepi da mettere in mostra, ma non solo; fin da novembre gli artigiani hanno offerto ai ragazzi e agli adulti la possibilità di frequentare il laboratorio nei locali che il parroco ha messo a disposizione,  per imparare come costruire un bel presepe, con i suoi fondali, le sue strutture, le sue luci e perché no, anche chiuso, come un veliero, in una bottiglia! Persone  generose come Carlo Riva ed entusiaste come Pino, Sebastiano, Claudio hanno guidato i neofiti nell’apprendimento di abilità che in ogni caso vanno coltivate anche per altri progetti! In tempi successivi saranno in mostra le fotografie dei presepi realizzati a casa.

Venerdì, 21 dicembre, verrà da noi il casellese Vittorio Mosca che ben conoscete per la sua dedizione alla Chiesa dei Battuti, a raccontarci bene la storia e il significato del presepe, ricerca a cui si è dedicato negli ultimi tempi, ma che da sempre, viste le sue origini napoletane, ha respirato, sulle orme  di papà e di nonno. Nella mostra che verrà inaugurata il 16 dicembre, alle ore 15,30 in via Asinari di Bernezzo, 34 saranno presenti dodici presepi, diversi per materiale e grandezza, oltre a quelli…imbottigliati. La mostra sarà visitabile nel pomeriggio fino al 24 dicembre.

Dietro ogni presepe ci sono una grande passione e una grande manualità, che in un tempo di apatia e di polpastrelli touch screen è una grande fortuna; ogni cosa è stata progettata e costruita fedelmente e oggi permette ad ognuno di noi di compiere un piccolo grande viaggio nel tempo e nello spazio per essere presenti in una notte speciale, una notte che ci auguriamo di salvezza e di vera pace.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.