Un nuovo modello di azione sociale

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Smart working, reddito di quarantena, distanziamento sociale, lockdown sono tutti termini che sono entrati nel linguaggio comune in questi mesi. Alcuni di questi diventeranno consuetudine nel linguaggio, altri invece diventeranno consuetudine nel cambiamento degli stili di vita. Per esempio la diffusione dello smart working, sarà un fenomeno che finirà con questo anno solare? O diventerà consuetudine per molte aziende e realtà pubbliche?

Ma che cosa è lo smart working? Se in italiano il significato di smart moking è “lavoro intelligente”, l’Osservatorio del Politecnico di Milano lo definisce “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”. E in questi mesi è stato molto utilizzato per cercare di diminuire il più possibile lo spostamento delle persone e creare un vero e proprio distanziamento sociale.

Ad oggi l’articolo 90 del Decreto Rilancio precisa che, per l’intero periodo dell’emergenza Covid-19, i datori di lavoro del settore privato dovranno comunicare al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in via telematica, i nominativi dei lavoratori e la data di cessazione della prestazione di lavoro in modalità smart working.

Il Decreto prevede peraltro che, fino al 31 luglio, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato, con almeno un figlio a carico minore di 14 anni, hanno diritto al lavoro agile, a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione e che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito, nei casi di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa, o che non vi sia un genitore non lavoratore.

Per i datori di lavoro pubblici e privati, la modalità di lavoro agile potrà essere applicata a ogni rapporto di lavoro subordinato fino alla cessazione dello stato di emergenza e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2020.

Sicuramente questi mesi di chiusura, di lockdown, porteranno delle conseguenze al contesto economico e soprattutto sociale. Il divario di disuguaglianza si sta allargando tra gli italiani, alcuni dei quali hanno già bisogno oggi e avranno bisogno di assistenza domani. Rischiano di aumentare gli invisibili tra gli invisibili e se i sentimenti rimangono ambivalenti di fronte agli scenari straordinari che il Covid-19 ha portato alla luce, se la paura del contagio è presente nella vita di tutti i giorni, la paura del futuro è, a sua volta, nei pensieri di molte persone.

Sarebbe importante un nuovo modello di azione sociale, una transizione per garantire protezione, sicurezza sociale ad adulti in difficoltà, bambini, anziani, disabili per rendere il contesto sociale meno teso. La tensione sociale non è mai un aspetto positivo.

 

Mara Milanesio

 

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