UnaVocePocoFaWEBDoverosa premessa: non sono un intenditore e nemmeno un appassionato di birra; in caso contrario, avrei probabilmente scritto questo articolo parecchio tempo fa. Anzi, fino a qualche anno addietro, di birra non ne bevevo affatto. Forse perché non amo le bevande mosse e i retrogusti amari, ho sempre preferito, uscendo con gli amici alla sera, sorseggiare un calice di vino o un sidro di mele; oppure limitarmi a un succo di frutta o a una tisana, a costo di suscitare qualche simpatica ironia. Solo in tempi recenti ho iniziato, sporadicamente, ad accostarmi alla birra. E, se ciò è avvenuto, il merito va in buona misura ascritto al fatto che in questi anni si è diffusa, nel nostro Paese, una cultura per questa bevanda che l’ha trasformata, da alcolico di basso costo e mediocre qualità, quale era percepita durante la mia adolescenza – quando in Italia era quasi esclusivamente un prodotto industriale –, in una quasi sorella del vino, con produzioni artigianali di nicchia che ne mettono in risalto la qualità e le varietà. Viceversa, come sa bene chi legge questa rubrica, sono appassionato d’opera, forma d’arte alla quale ho dedicato i miei studi e la mia vita lavorativa. Ed è la passione per l’opera a spingermi, oggi, a parlare di birre.

Una sera, recentemente, con gli amici di sempre sono entrato nella dependance torinese del Birrificio San Michele di Sant’Ambrogio (sita in via del Carmine angolo via Piave, nei locali dove sorgeva un pub da noi frequentato quando eravamo studenti universitari). Subito, la mia attenzione è stata colpita da due dettagli: alla parete campeggiava una locandina di un’edizione della “Norma” di Bellini data nel 1935 all’Opera di Roma; e sulla carta delle birre spiccavano i nomi delle eroine del melodramma, da Carmen, a Tosca, a Desdemona. In un attimo ho realizzato che ogni birra era dedicata a un personaggio del teatro d’opera, al quale è stata accostata per analogia di caratteri, come illustrato da una breve didascalia. Chi poteva aver avuto un’idea così originale? e, in fondo, di nicchia, rispetto alla platea dei degustatori di birra? Niente di meglio che dare un colpo di telefono al Birrificio, e scambiare qualche parola con il titolare, Bruno Gentile, ex dirigente IBM che dal 2010 ha scelto di dedicarsi alla produzione di birre di qualità.

Come è iniziata la Sua avventura nel mondo della birra?
Il mio precedente lavoro mi ha fatto girare per il mondo, e ho così scoperto le birre artigianali, che qualche decennio fa in Italia erano sconosciute. Ho voluto provare, quasi per gioco, a produrne qualcuna in casa, e nel 2010 ho deciso di trasformare questa passione in una nuova professione, fondando il Birrificio. A quel punto ho dovuto pensare a come presentare ed etichettare le mie birre…

… e come Le è venuta l’idea di dedicarle alle eroine del melodramma?
Non sono un melomane esperto, ma mi ha sempre affascinato il mondo del teatro d’opera, in particolare per le trame intricate e intriganti. Ho poi un legame con questo mondo in famiglia, in quanto un mio cugino lavora al Teatro Massimo di Palermo. Mi è parso che l’abbinamento birra-opera lirica fosse particolarmente efficace per incarnare, soprattutto all’estero, il concetto di prodotto italiano di qualità: le nostre birre sono di qualità, così come l’opera è un’eccellenza italiana nel mondo. Nel trovare gli abbinamenti tra i caratteri delle birre e i personaggi, mi è stato di aiuto il professor Alberto Rizzuti, storico della musica all’Università di Torino, mio vicino di casa. Oggi abbiamo quindici birre, tutte dedicate alle eroine del melodramma per via di analogie: la schiuma della Weiss ricorda la chioma delle Valchirie, una birra dagli aromi enigmatici richiama la storia di Turandot. Ho pensato a una seconda linea dedicata ai personaggi maschili, ma al momento non è commercializzata.

Crede che questo abbinamento tra birra e opera possa avvicinare due universi umani (quello dei melomani e quello degli amanti della birra) che sembrerebbero avere pochi punti di contatto?
È sicuramente uno dei miei obiettivi, e in questi anni, almeno in una certa misura, si è realizzato. Noi proponiamo un prodotto artigianale che va al di là dello stereotipo della birra “da pizzata”, e il richiamo al teatro d’opera ne valorizza la portata. Gli intenditori d’opera, leggendo i nomi delle nostre birre, sono spinti ad accostarsi con curiosità culturale alla birra, sulla quale in Italia c’è ancora molta ignoranza. Sull’altro versante, vedere un ragazzino che non sa nulla d’opera mentre scopre i nomi di Desdemona o Maria Stuarda è già una soddisfazione significativa!


QUESTO MESE AL BOTTEGHINO…

Unione Musicale: due recital pianistici al Conservatorio, il 27 novembre con Ivo Pogorelich (Bach, Beethoven, Chopin, Ravel) e l’11 dicembre con Piotr Anderszewski (Bach, Schumann, Beethoven). Il 4 dicembre, sempre al Conservatorio, il Trio di Parma inaugura una rassegna dedicata ai Trii di Beethoven e di Kagel.

Filarmonica: il 3 dicembre al Conservatorio “Change Time”, un programma che vede Massimo Quarta nel doppio ruolo di violino solista e direttore, e comprende pezzi di Mozart, Paganini, Haydn.

Accademia Stefano Tempia: il 3 dicembre al Teatro Vittoria serata cameristica italo-polacca con il soprano Dominika Zamara e il pianista Alessandro Boeri, composizioni di Bellini e Chopin.

Educatorio della Provvidenza: il 25 novembre esecuzione antologica della Traviata di Verdi.

Concertante: il 16 novembre alle 17, presso l’Educatorio della Provvidenza, concerto lirico con il soprano Raffaella Angeletti e il baritono Carmelo Corrado Caruso, al pianoforte Paolo Grosa.

Polincontri Classica: il 2 dicembre, alle 18, nell’auditorium del Politecnico, risuonerà la serenata “Gran partita” di Mozart, con l’Orchestra da Camera “Polledro” diretta da Federico Bisio.

Orchestra Rai: il 28-29 novembre Michele Mariotti dirige l’Incompiuta di Schubert, insieme a pagine di origine teatrale tratte da Die Zauberharfe dello stesso Schubert e da Salome e Der Rosenkavalier di R. Strauss. I Concerti per violino e orchestra di Prokof’ev sono protagonisti il 21-22 novembre (n. 1, solista Vadim Repin, direttore Kazuki Yamada) e il 12-13 dicembre (n. 2, solista Julian Rachlin, direttore Marc Albrecht), insieme ad altre pagine sinfoniche.

Concerti Lingotto: il 24 novembre programma russo per la Russian National Orchestra diretta da Kirill Karabits. Il 10 dicembre è ospite l’orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, diretta da Gustavo Dudamel, che propone l’ouverture da Semiramide di Rossini, la Sinfonia n. 2 di Schubert e la Sinfonia n. 1 di Brahms.

Teatro Regio: fino al 17 novembre Fuego, balletto su musiche di Manuel de Falla. Dal 10 al 22 dicembre Carmen di Georges Bizet, con Varduhi Abrahamyan, Andrea Carè, Lucas Meachem (cui si alternano Martina Belli, Peter Berger, Andrey Kymach), direttore Giacomo Sagripanti, regia di Stephen Medcalf.

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