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giovedì, Luglio 25, 2024

    Novant’anni in musica

    A colloquio con il Maestro Enrico Correggia

    Enrico Correggia, nato il 17 dicembre 1933 (da non confondere con un omonimo musicista classe 1988), è una figura poliedrica che ha attraversato da protagonista il mondo della musica colta torinese tra il secondo Novecento e il primo tratto del XXI secolo: compositore, direttore, didatta e organizzatore di rassegne. Mi ha ricevuto, insieme al compositore Raffaele Montanaro, nella sua abitazione torinese, pochi giorni dopo il suo novantesimo compleanno. Le pareti della casa sono tappezzate di tele e incisioni da lui stesso realizzate, dato che il suo interesse per l’arte è sempre andato al di là del puro ambito musicale.

    Maestro Correggia, quale lato del suo essere musicista considera più significativo?

    Mi considero anzitutto un compositore. Essendo cresciuto in tempo di guerra, ho iniziato a studiare musica quando ero ormai troppo grande per diventare un pianista concertista. Volevo fare il direttore d’orchestra, ma a 28 anni ho perso l’udito da un orecchio e questa carriera mi è stata preclusa; del resto, non so se fosse la mia vera vocazione. Mi è sempre piaciuto insegnare, in particolare il contrappunto, ma ciò a cui ho dedicato la mia vita è la composizione.

    Ci vuole presentare alcune tappe salienti della sua formazione e carriera?

    Ho iniziato a studiare musica seriamente negli anni ’50, con Zaffiri e Poggi, dopo i diplomi sono andato a Salisburgo dove ho approfondito la direzione d’orchestra. Poi ho preso l’abilitazione per insegnare alle medie, iniziando a Vestignè. Sono entrato al Conservatorio di Torino per un colpo di fortuna come insegnante di francese, quindi sono stato spostato a solfeggio, poi lettura della partitura e infine armonia e contrappunto. Ma appena ho potuto sono andato in pensione per occuparmi di composizione e organizzazione di festival.

    Quali sue composizioni ha piacere di menzionare?

    Sicuramente «Ayl», l’opera tratta da Calvino che fu scelta per inaugurare le attività del Piccolo Regio, nel 1973. Poi il quartetto «Wallenrode quartettsatz» (1994), che fu eseguito dal quartetto «Voces» insieme a «La morte e la fanciulla» di Schubert. Se dovessi però scegliere quella che ritengo la mia composizione più riuscita, indicherei il Requiem «Musik fur das Ende der Tage» per soprano, baritono, coro e orchestra (2002-2003).

    Ci vuole dire qualcosa sul suo rapporto con le avanguardie musicali?

    Da giovane ascoltai la “Trenodia per le vittime di Hiroshima” di Penderecki e ne rimasi impressionato, poi conobbi Ligeti e mi inserii nel suo filone. Anche quando scrivevo musica atonale, tuttavia, mantenevo sempre nella mia scrittura riferimenti tonali. Invecchiando mi sono un po’ stufato delle avanguardie, e credo di non essere il solo. Penso a tanta musica d’avanguardia proposta nel mio festival, brutta, difficile da eseguire e mai ripresa dopo la prima assoluta. Quando sono da solo nel mio castello ascolto Mahler, e sento qualcosa che mi chiama al di là: questo fenomeno non mi è mai capitato con pagine contemporanee. Alla mia età voglio morire felice e non con brutta musica nelle orecchie.

    Anche Raffaele Montanaro, che è qui con noi, è un compositore che oggi scrive musica tonale. Come è avvenuto il vostro incontro?

    Ci siamo incontrati al Conservatorio e ci siamo trovati bene. Raffaele è una persona molto gradevole e a lui è venuta l’idea di realizzare il libro-intervista «Terra e tempo» in cui mi racconto.

    Come è stata la sua esperienza di organizzatore musicale?

    Ho sempre avuto la mania di organizzare cose, al liceo «D’Azeglio» avevo fondato il giornale della scuola e un circolo letterario, poi ho fondato la Corale Universitaria e la Camerata Casella. L’esperienza di «Antidogma» (il nome, suggerito da Nespolo, indica tanto la rassegna quanto l’ensemble musicale), sulla quale sto scrivendo un libro, per me è durata quarant’anni (1977-2017), durante i quali abbiamo fatto circa 400 concerti in tutto il mondo. Poi mi sono ritirato, un po’ per ragioni di età e un po’ perché diventava sempre più difficile da gestire a causa della riduzione dei finanziamenti.

    Come è essere compositori a 90 anni?

    A 90 anni ti riposi, dormi e vai a spasso. Anche compositori che vissero molto a lungo, alla mia età avevano smesso di scrivere. Credo che non scriverò più, ogni tanto mi viene qualche idea, ma subito subentra il pensiero “e poi chi lo esegue?”, per cui lascio perdere. Talvolta mi svanisce anche la voglia di ascoltare, e preferisco il silenzio. Alla mia età si è stanchi di tutto. Probabilmente la mia ultima composizione resterà un Lied tratto dalla «Terra desolata» di Eliot, terminato poche settimane fa.

    Lei non è solo musicista, ma artista in senso più ampio. Ci parla del suo rapporto con le altre arti?

    Sono sempre stato innamorato della poesia (che mi commuove come la musica, in particolare i poeti tedeschi) e della pittura. Da giovane ho scritto poesie, che però non ho mai pubblicato. Invece la pittura e l’incisione hanno accompagnato tutta la mia vita, e al momento sto dipingendo un trittico ispirato a tre Lieder che ho composto recentemente, «In Abendrot», «Traumgekront» e «Wen est Winter ist». Per me l’arte è tutto, insieme allo spettacolo della natura.

    Questo mese al botteghino…

    Unione Musicale: (https://www.unionemusicale.it/) Numerosi appuntamenti tra il Conservatorio e il Teatro Vittoria. Il 14 febbraio, al Conservatorio, il pianista Pietro De Maria prosegue l’integrale delle Sonate per pianoforte di Beethoven con le sonate op. 10 n. 1, op. 31 n. 2 (La tempesta) e op. 106 (Hammerklavier).

    Filarmonica: (https://www.oft.it/it/) Due appuntamenti al Conservatorio proseguono il ciclo dedicato ai profumi: il 23 gennaio “Cuoio” (musiche di Hartmann, Elgar e Bach); il 13 febbraio “Oriente” (musiche di Koksal, Pizzetti e Kodaly).

    Accademia Stefano Tempia: (https://www.stefanotempia.it/)

    Polincontri Classica: (http://www.policlassica.polito.it/stagione) Il 29 gennaio recital dedicato a Joseph Joachim, con il violinista Matthias Lingenfelder e il pianista Oliver Triendl (pagine di Schumann, David, Joachim e Brahms).

    Educatorio della Provvidenza: (https://www.educatoriodellaprovvidenza.it/) Il 26 gennaio, con un concerto per la Giornata della Memoria, si inaugura la nuova stagione “Legami indissolubili – Smart Opera Suite”, curata da Smart Opera.

    Concertante: Il 27-28 gennaio, in collaborazione con il Teatro Baretti e il Conservatorio, torna la “Mozart Nacht und Tag”, maratona no-stop di musiche mozartiane.

    Orchestra Rai: (http://www.orchestrasinfonica.rai.it/) Tra i vari appuntamenti, il 25-26 gennaio concerto per il Giorno della Memoria diretto da Dmitry Matvienko (musiche di Messiaen e Sostakovic); il 13 febbraio Concerto di Carnevale diretto da Kristjan Jarvi.

    Concerti Lingotto: (https://www.lingottomusica.it/) Il 26 gennaio suona la Chicago Simphony Orchestra, diretta da Riccardo Muti. In programma The Triumph of the Octagon di Glass, la Sinfonia “Italiana” di Mendelssohn e Aus Italien di Richard Strauss.

    Teatro Regio: (https://www.teatroregio.torino.it/) Dal 25 gennaio all’1 febbraio Don Pasquale di Donizetti, con Nicola Alaimo, Maria Grazia Schiavo, Antonino Siragusa, Simone Del Savio (cui si alternano Lucio Gallo, Francesca Pia Vitale, Matteo Falcier, Vincenzo Nizzardo), direttore Alessandro De Marchi, regia di Ugo Gregoretti.

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