Alla Pinacoteca Agnelli di Torino, l’esposizione “Hokusai, Hiroshige, Hasui. Viaggio nel Giappone che cambia” mostra le opere di tre autori connessi per ispirazione, eppur icone di “epoche” e metodologie artistiche eterogenee nella realizzazione di stampe policrome che divennero famose in tutto il mondo a partire dall’Ottocento, quando, sotto minaccia americana (1852-1854), il Giappone dovette aprire i porti e successivamente i rapporti diplomatici con le principali Nazioni, innescando il fenomeno del “Giapponesismo” che condusse Oriente ed Occidente a reciproche influenze commerciali e culturali.

L’esposizione è curata da Rossella Menegazzo, docente di storia dell’Arte dell’Asia Orientale dell’Università di Milano, e Sarah E. Thompson, curatrice del Boston Museum of Fine Arts, ed è organizzata in collaborazione con il Museo di Boston insieme a MondoMostre. Main partner del progetto è FIAT. Il catalogo è pubblicato da MondoMostre.

Le quattro sezioni presentano svariati temi raffigurati dalle suggestive xilografie che Katsushika Hokusai, Utagawa Hiroshige e Kawase Hasui stamparono negli anni intorno all’età di transizione in cui il Giappone passò dal “periodo Edo” al “periodo Meiji”[1]. Fin dal XII secolo il Giappone era governato dallo shogunato, assunto nel 1603 dalla famiglia Tokugawa, ma nel 1868 la “Restaurazione Meiji” ripristinò le prerogative imperiali e generò altresì una frattura nella storia dell’arte giapponese e della grafica, mentre la xilografia si evolveva dal filone “ukiyoe” (“immagini del Mondo Fluttuante”) a movimenti quali lo “shin hanga” (“nuove stampe”).

Hokusai (1760–1849), esponente di massima eccellenza dell’ukiyoe, fu innovatore poiché preferì ai classici soggetti illustrati in questo genere artistico (ritratti di attori e bellezze femminili) paesaggi naturali ed urbani, servendosi tanto della “prospettiva” tradizionale dei Paesi orientali quanto della prospettiva secondo la forma moderna ed attribuendo particolare importanza al disegno.

Hiroshige (1797–1858), vissuto come Hokusai nel periodo Edo, ebbe maggiore sensibilità per il colore e per le variazioni atmosferiche; in soggetti naturalistici e paesaggi seppe adottare contrasti fra differenti piani, punti di osservazione insoliti ed ardite prospettive.

L’influenza dei due pittori fu notevole su autori quali gli Impressionisti, Van Gogh e Klimt.

Hasui (1883-1957) sperimentò invece sia la pittura “nihonga” (“giapponese”) sia la “yoga” (“occidentale”), sviluppatesi nell’Ottocento in seguito alle relazioni tra Occidente ed Oriente e sintetizzò uno stile (appartenente allo “shin hanga”) che prevedeva un lavoro “dal vero” per ritrarre scenari paesistici ed edifici storici delle zone urbane più antiche, seguendo un sentimento nostalgico.

Il realismo delle opere di Hasui si fonda sui metodi della pittura occidentale, sul chiaroscuro e sulla prospettiva scientifica, mentre l’autore sottolinea gli effetti di luce (finanche artificiale) variabili in base alle ore del giorno e della notte, delle stagioni, del tempo atmosferico.

La mostra è un’ottima occasione per apprezzare pregevoli opere legate ad una tradizione artistica talvolta non familiare al pubblico europeo.

[1] Edo era il nome della città sede dello shogunato, denominata Tokyo dopo il 1868, centro separato dalla capitale ufficiale, Kyoto, residenza invece dell’Imperatore (il cui potere era prevalentemente spirituale).

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