La terza assemblea nazionale di Fridays for Future Italia si terrà a Sassari il 14 e 15 marzo. Di fronte agli sconvolgimenti ambientali che si manifestano in forme sempre più acute e irreversibili, la denuncia di Greta Thunberg ha trovato finora riscontro quasi solo tra le nuove generazioni, quelle il cui futuro è maggiormente a rischio. Fridays for Future ha già mobilitato oltre sei milioni di giovani e non, e molti di più ne mobiliterà nel prossimo sciopero mondiale del 24 aprile. Ora i media sono costretti a denunciare i danni, ma il mondo adulto appare immobile, quando occorrerebbe adottate tutte le misure che la crisi richiede, con la stessa sollecitudine che si è vista allo scoppio della seconda guerra mondiale, nel riconvertire l’industria a scopo bellico. Greta, è stata invitata in tutti i principali vertici del mondo e a tutti ha suonato l’allarme. Ma le risposte restano inadeguate o contrarie alle esigenze. Pesano solo gli interessi, le industrie non sono disposte a cedere i guadagni e il potere che viene loro dall’enorme concentrazione che l’attuale modello di economia richiede. Conta solo il portafoglio, mentre vita e sopravvivenza non del pianeta, ma del genere umano e animale, non si possono certo “monetizzare”. Sarebbe molto interessante, invece, poter valutare i costi conseguenti dal non fare nulla. Forse nessuno sa veramente che cosa fare prima per realizzare quella conversione, non solo energetica, ma soprattutto ecologica, necessaria a evitare che si varchi la soglia dell’irreversibilità. Sono le dimensioni di questa svolta che spaventano. Non basta più Greta, col suo prezioso contributo nel dire che gli scienziati sanno che cosa bisogna fare, ma che i politici non li ascoltano. Gli scienziati, i politici, gli industriali, in verità non hanno le idee chiare; se non a grandi linee, troppo grandi per diventare operative. La conversione ecologica non è un fatto solo tecnico; è soprattutto un processo sociale, che deve coinvolgere milioni, e poi miliardi di persone consapevoli e capaci di modificare radicalmente stile di vita. Se fosse imposto sarebbe un sicuro fallimento. Però se aspettiamo che a farlo sia chi ci governa, o i poteri che controllano chi ci governa, la corsa al disastro continuerà tra impegni e vertici inconcludenti. Nessuno dei politici, italiani, europei o mondiali, tranne papa Francesco, ha il coraggio di dire quanto sia grave la situazione. Dovrebbe dire: “Da domani si cambia radicalmente”. Se lo dicesse, non potrebbe continuare a fare quello che  fa e su cui ha costruito la sua carriera. Purtroppo mettere in campo nuovi progetti richiede tempo, ma quelli in corso che fanno solo danno si potrebbero fermare subito: TAV, TAP, metanizzazione della Sardegna, grandi progetti edilizi, olimpiadi invernali con la neve artificiale, produzione e vendita di armi, fertilizzanti e pesticidi sintetici, è tutto un correre lungo la strada che porta alla catastrofe; un grande spreco di risorse da investire invece nella conversione ecologica. Esistono risorse intellettuali e morali, competenze tecniche disponibili a lavorare alla promozione delle tante iniziative da sviluppare, definendole con l’aiuto di tecnici ed esperti; pronti a battersi per imporle, farle finanziare, realizzarle. Si dovrebbero mettere insieme, università, aziende, istituzioni, tutti disposti a impegnarsi su questa strada. All’inizio potrà sembrare un tentativo velleitario; ma  a mano a mano che la crisi climatica si farà sentire (non tarderà a farlo) queste aggregazioni, si riveleranno un’impresa del tutto nuova: l’unica in grado di gestire un cambiamento che altrimenti non verrà mai. “Non stiamo più parlando di una situazione in cui il cambiamento climatico riguarda il futuro, è qui e adesso”, ha detto Gavin Schmidt, direttore del Goddard Institute for Space Studies della Nasa, l’istituto che ha condotto la ricerca. I dati confermano che il cambiamento climatico è causato dall’attività umana, è differente dal passato ed è più rapido. Altri dati permettono di valutare alcuni degli effetti del riscaldamento globale. I morti per fenomeni di inquinamento sono stati 60.000 in un anno, mentre sono nove milioni a livello globale, cioè più delle morti per tabacco, droghe e alcool, oppure per malattie infettive come Aids, malaria e tubercolosi.  Infine, la Banca Mondiale afferma che nel 2050 i migranti per cause ambientali potrebbero essere 140 milioni (mentre altre fonti parlano di 250 milioni di persone). Bloccare i porti? Costruire muri? Assurdo, anzi ridicolo.

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