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mercoledì, Febbraio 28, 2024

Don’t cry for me Argentina

Quando, durante un mio viaggio, passai dal Brasile all’Argentina, ebbi l’impressione di essere a casa; quel Paese aveva la stessa impronta del nostro. Ovviamente la presenza di tanti europei, in maggioranza nostri connazionali, ha lasciato il segno. Purtroppo, quel grande Paese, a sud del Tropico del Capricorno, ha una storia politico-economica recente molto travagliata. Qualche governo più o meno democratico, ma anche diverse dittature militari, che hanno represso e soffocato le libertà. Quando scoppiò la seconda guerra mondiale l’Argentina si dichiarò neutrale, ma nel 1943, un golpe militare, appoggiato dagli USA (che hanno sempre considerato l’America del sud il loro cortile di casa) favorì gradatamente l’ascesa al potere del colonnello Juan Domingo Peron. Nel ’46 costui vinse le elezioni, con un margine ristretto, e dichiarò lo stato di guerra civile; ma in compenso nazionalizzò le banche, le ferrovie, il gas e i telefoni. Diede vita a un movimento politico populista conosciuto come peronismo o giustizialismo, che si proponeva come terza via fra il capitalismo e il socialismo. Sua moglie Maria Eva Duarte, chiamata Evita, divenne una figura di spicco all’interno dei sindacati peronisti, patrocinando i diritti dei lavoratori e dei più poveri. Grazie a lei nel ’47 le donne ottennero il diritto al voto. Evita morì nel ’52, a soli 33 anni, condotta alla tomba da un tumore. Al suo funerale parteciparono più di due milioni di persone. Dopo le esequie la sua salma fu imbalsamata ed esposta al pubblico in una teca. Peron fu rieletto nel ’51, ma successivamente deposto nel ’55 e costretto all’esilio. Al suo posto, s’instaurò una dittatura militare, che fece fucilare oppositori civili e militari e diede il via a decenni di violenza politica. Nel ’66 s’inaugurò un nuovo modello autoritario clerical-corporativo, guidato dal generale Juan Carlos Organia. Molte imprese fallirono e vennero acquistate a prezzi stracciati da consorzi nordamericani e tedeschi. Dopo una serie di sommosse popolari, nel ’71 un altro generale assunse il potere, tale Agustin Lanusse. Poi, nel ’73 Peron rientrò in patria e venne rieletto presidente e la sua terza moglie Maria Estela Martinez, detta Isabelita, fu promossa vice-presidente. Peron promosse l’Organizzazione degli stati americani al servizio dell’America Latina, ma morì poco dopo, nel 1974. Gli succedette Isabelita, che gestì, purtroppo anche lei, un periodo di repressione verso gli oppositori. Nel ’76 il governo di Isabelita, fu deposto ancora da una giunta militare, capeggiata dal generale Jorge Videla. Costui promosse un’ondata di sequestri, torture, omicidi verso qualsiasi forma, anche lieve, di opposizione. Furono annullate conquiste sindacali ottenute in 50 anni, il salario si ridusse alla metà. Dal 1980, iniziò il crollo di banche e società finanziare e dal ’81 Videla viene sostituito. Forse da un democratico? Non sia mai! Subentrò un altro generale di nome Viola e subito dopo un altro, il generale Leopoldo Galtieri, costretto a dimettersi l’anno dopo. Finalmente il 30 ottobre ’83, le elezioni furono vinte da Raul Alfonsin, di posizioni socialiste. Questo tentò di giudicare i capi militari, responsabili della scomparsa di oltre 30 mila persone, congelò prezzi e tariffe. Furono processato 9 comandanti in capo della dittatura, alti gerarchi militari, compreso l’ex Videla. In quel periodo Alfonsin dovette affrontare quattro insurrezioni dell’esercito. Ma purtroppo dal ’84 al ’89, per la conseguenza di una forte crisi economica, si verificarono molte manifestazioni con saccheggi di negozi. Le elezioni del ’89 portarono al potere un peronista, Carlos Saul Menem. Nonostante i numerosi scandali e accuse di corruzione Menem mantenne salda la stabilità economica. Nel ’95 venne rieletto; ma 4 anni dopo sostituito da Fernando de Rua; quando si verificò un’altra grave crisi economica che mise in ginocchio la popolazione. Nel 2001 il fondo internazionale FMI negò all’Argentina un nuovo prestito per l’elevato indebitamento. A fine anno De Rua fu costretto a dimettersi, mentre la polizia sparava sulla folla che manifestava. Nel 2003 ottenne la presidenza un avvocato: Nestor Kirchner, che promise di impegnarsi per “una Argentina unita seria e giusta”. In effetti fece ottime riforme economiche e sociali. Ma, negli ultimi anni la situazione economica nel paese è andata di nuovo via via peggiorando, complice un’alta inflazione, la seconda più alta dell’America Latina dopo quella del Venezuela. Dal 2007 al 2015 il potere è passato alla moglie di quest’ultimo, Cristina Fernandez. L’anno scorso è stata condannata a 6 anni di reclusione per corruzione. Nel 2019 venne eletto Alberto Fernandez e anche lui non riuscì a contenere l’inflazione. Dall’inizio dell’anno in corso il peso ha perso il 65% del suo valore. Pochi giorni fa il Paese è andato alle urne, ne é uscito vincitore Javier Milei. Costui propone di dollarizzare l’economia e suggerisce di non comprare titoli in pesos, perché in poche settimane quella moneta potrebbe non valere “neanche un escremento”. Considerato l’erede dell’onda populista americana che parte da Donald Trump e arriva a Jair Bolsonaro, in campagna elettorale ha giurato di “sterminare” l’inflazione e di prendere a colpi di motosega lo Stato. Milei ha raggiunto il successo popolare non come economista, ma come opinionista televisivo, proprio per il suo atteggiamento aggressivo. Tanti auguri cittadini argentini! Concludo ricordando a coloro che sostengono la necessità di votare direttamente il capo del governo italiano, che da quando è Repubblica abbiamo avuto ben 68 governi, ma nessuno a capo di un militare, per nostra fortuna. Abbiamo avuto anche noi dei corrotti e corruttori ma mai criminali a quel livello. Occorre però anche dire che, come gli Argentini, abbiamo anche noi la memoria molto corta.

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Ernesto Scalco
Ernesto Scalco
Sono nato a Caselle Torinese, il 14/08/1945. Sposato con Ida Brachet, 2 figli, 2 nipoti. Titolo di studio: Perito industriale, conseguito pr. Ist. A. Avogadro di Torino Come attività lavorativa principale per 36 anni ho svolto Analisi del processo industriale, in diverse aziende elettro- meccaniche. Dal 1980, responsabile del suddetto servizio in aziende diverse. Dal '98 pensionato. Interessi: ambiente, pace e solidarietà, diritti umani Volontariato: Dal 1990, attivista in Amnesty International; dal 2017 responsabile del gruppo locale A.I. per Ciriè e Comuni To. nord. Dal 1993, propone a "Cose nostre" la pubblicazione di articoli su temi di carattere ambientale, sociale, culturale. Dal 1997 al 2013, organizzatore e gestore dell'accoglienza temporanea di altrettanti gruppi di bimbi di "Chernobyl". Dal 2001 attivista in Emergency, sezione di Torino, membro del gruppo che si reca, su richiesta, nelle scuole.

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