Non amo gli autoritratti fatti col cellulare ( i selfie, come li chiamano tutti).

Ma tre di queste foto le ho volute e cercate, sono quelle fatti con Veltroni, Bettazzi e… Catarella.

Come? Direte voi, con Catarella, quello che fa la parte del centralinista imbranato nel distaccamento di polizia di Vigata nella serie  dedicata al Montalbano di Camilleri?!?

Sì, proprio lui, interpretato dal bravissimo attore Angelo Russo che ho incontrato ad Erice, in albergo, durante un giro turistico nella meravigliosa Trinacria, a Settembre.

Una domanda: “Siete, siamo sicuri che Catarella sia un poliziotto solo imbranato? A vedere sembra di sì. Infatti i suoi gesti maldestri, tanto gustosi e ilari, appartengono al vasto e sempre efficace repertorio della comicità.

Eppure, eppure in certi momenti scopri un Catarella che non ti aspetti, infatti anche il sagace, intelligente e affascinante commissario Montalbano ha bisogno di Catarella quando deve “trafficare” con il computer, campo in cui Salvo si rivela un vero dilettante. Catarella lì invece si svela come un vero genio riuscendo a fare delle autentiche acrobazie. Che inevitabilmente fanno esclamare a Montalbano: “Catare’, mizzica, mitico sei!”

Non solo, il nostro uomo si rivela di una sensibilità umana delicata e commovente come, dopo aver assistito allo sbarco di immigrati clandestini e aver visto una donna e il figlioletto appena nato morti annegati, si mette a piangere  a dirotto sulla spalla del commissario Montalbano, chiedendo di essere esonerato da quel servizio perché: “ Troppo dolore c’è, commissario, troppo dolore” dice.

Un personaggio, dunque, tutt’altro che banale.

Poniamoci una domanda: perché questa serie televisiva ha raggiunto questa popolarità? La risposta non è semplice.

C’è, ed è ovvio, la genialità di Camilleri. Uno scrittore che scrive con la penna intinta nel sangue vivo della vita delle persone. C’è una fotografia scenica bellissima, con una luce sfolgorante e l’immagine di una Sicilia con paesaggi naturali e città che vivono in simbiosi perché perfettamente integrati. I protagonisti sono agenti di polizia nati nel luogo ove operano: si muovono come pesci nella loro acqua. E sono legati da vera amicizia e stima reciproca.

Soprattutto in Montalbano, e nei suoi collaboratori; molti vedono personificato uno Stato capace di stare vicino ai cittadini e non si lascia corrompere da giochi di potere. La loro fedeltà e rispetto delle leggi è assoluta. Straordinaria è la risposta, nell’episodio “Il Giro di boa”, di Montalbano a Mimì Augello, all’indomani dei fatti del G8 di Genova, che gli dice: “ Vuoi andar via perché ti senti tradito ?” Risposta: “ Io non mi sento tradito: sono stato tradito.”

Ecco chi è Montalbano e chi sono i suoi amici: la trasfigurazione di chi vorremmo essere e chi vorremmo per amici. Compresa la paziente Livia.

E poi volete mettere la cucina siciliana, altra indiscussa protagonista, ed il gesto di divino appagamento quando Montalbano mangia la “ pasta ‘ncasciata”?

 

 

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