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    Enrico Viarisio, lo stile elegante e garbato di far ridere

    Torino, città d’arte, ha dato i natali a molte personalità che hanno fatto la storia del teatro e del cinema. Tra questi troviamo Enrico Viarisio, nato sotto la Mole il 3 dicembre 1897, marito (con nozze celebrate proprio novant’anni fa) dell’attrice Giuditta Marchetti. Figlio di Lorenzo e di Valentina Bonardo, Enrico lavorò in tutti i generi cinematografici, ai quali approdò dopo una preziosa gavetta a teatro. A vent’anni venne ingaggiato dalla compagnia creata da Olga Vittoria Gentilli, Aristide Baghetti e Luigi Carini, poi passò al sodalizio con Virgilio Talli, il quale gli “cucì” addosso  ruoli comici, che andavano un po’ in contrasto col suo carattere serioso e la fisionomia elegante. Però l’attore torinese ebbe la bravura di esprimere una comicità mai eccessiva, quasi poetica, certamente raffinata. Possiamo dire che Enrico Viarisio diede vita a un modo nuovo di far ridere, anzi, sorridere, attraverso un tratto signorile e garbato. Nel 1925 recitò con Antonio Gandusio, il “re delle farse”, il maggiore comico dell’epoca: “Se Viarisio era serio, Gandusio era funebre (nella vita privata n.d.r), ma entrambi sulla scena diventavano irresistibili”, leggiamo su un numero del Radiocorriere Tv degli Anni Sessanta.
    Studiando la biografia di Viarisio, ciò che colpisce è la lunga sequenza di pellicole in cui ha recitato: ben 100.
    Nel 1939 (lui era al trentesimo film) il Piccolo di Trieste scriveva: -“Due milioni per un sorriso” è il primo film della nuova produzione della Compagnia Italiana Cinematografica “Lux” di Torino (…) il film presenta tre situazioni sentimentali brillanti, un uomo che, ritornato in patria dopo molti anni all’estero, incontra un giovane che alla sua fantasia appare con le sembianze che egli aveva vent’anni prima. Entrambi di questi ruoli vengono sostenuti da Enrico Viarisio, il quale ha sacrificato i propri baffi per impersonare la figura del giovane -.
    Dopo l’esperienza nel teatro e nella rivista, dove si espresse al fianco di celebrità come Wanda Osiris e Isa Barzizza, sul grande schermo lo troviamo in tutti i generi, anche se il comico e la commedia rappresentarono quelli da lui più “frequentati”.
    Fu impegnato nelle commedie con De Sica, Totò, i fratelli De Filippo, Milly e Cervi; nel genere drammatico lo troviamo al fianco di Anna Magnani, Amedeo Nazzari, Massimo Girotti e Paolo Stoppa, mentre nei “musicarelli” ha recitato con Mina, con la Pavone, Morandi, Lola Falana e Rocky Roberts.
    Sempre dinamico, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da imparare, Enrico Viarisio è stato diretto dai più grandi registi del Novecento, come Federico Fellini, Mario Mattioli, Mario Soldati, Camillo Mastrocinque, Steno e Lina Wertmuller. Tra i film più importanti in cui ha recitato, possiamo segnalare, “I vitelloni”, “Stazione Termini” e “Lo smemorato di Collegno”. La sua popolarità aumentò negli Anni ’60, quando, con Lia Zoppelli, fu impegnato nelle pubblicità televisive del Carosello per promuovere le caramelle dell’Alemagna. Diventò proverbiale la sua battuta, “sono i Charms di Alemagna, Ullallà, è una cuccagna”.
    Viarisio, che mosse i primi passi nelle filodrammatiche torinesi, seppe dare ai propri personaggi uno stile personalissimo, vivace e sciolto, magari retorico (nel senso più originale del termine) e mai banale. L’ultimo suo lavoro fu la parte del Generale Gavazzeni Scotti nel film “Non stuzzicate la zanzara”, una pellicola diretta dalla Wertmuller, con protagonista Rita Pavone. L’attore torinese morì, colpito da un infarto, poco dopo la chiusura delle riprese: era il 1 novembre 1967.

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