Caro Direttore.
Vorrei essere un pittore per poter disegnare una tavolozza colorata di umanità, tale da farla spiccare nel grigiore in cui stiamo vivendo.
So di essere un po’ ripetitivo e di parte, molti me lo dicono, parli sempre di Croce Verde: ebbene si.
L’episodio che mi appresto a raccontare ne vale la pena.
E’ domenica 23 agosto e sono circa le undici antimeridiane. Squilla ripetutamente il mio cellulare.
Purtroppo io ero in un posto diverso da dove lo avevo appoggiato e non sento gli squilli.
Dopo circa un’ora vedo la chiamata persa e mi affretto a richiamare.
Chi mi aveva cercato era una militessa della Croce Verde della nostra sezione locale. In quel momento era in ambulanza e mi voleva avvisare che, essendo di servizio festivo, stava prestando soccorso ad una persona in serie difficoltà, in quanto solo e senza aiuti esterni. Mi avrebbe chiesto di parlare un pochino con l’ammalato nel tempo in cui l’ambulanza sarebbe arrivata all’Ospedale.
Infatti la persona ammalata aveva detto che mi conosceva bene e la militessa aveva proprio pensato di telefonarmi per cercare di alleviare le sofferenze psichiche del malcapitato. Quando si dice: cogli l’attimo.
Sfortuna volle che io, per un caso più unico che raro, non sia riuscito a rispondere al telefono.
Quando richiamai l’ammalato era già al Pronto Soccorso e, con le ferree regole del Covid-19, nessuno più poteva accedere, né tanto meno rientrare in Ospedale. Troppo tardi.
Sicuramente un pittore avrebbe riempito la sua tavolozza con i colori più belli che la sua fantasia gli forniva, io spero invece di essere riuscito a descrivere il fatto, per dire ancora una volta con quanta umanità i volontari della Croce Verde vivono il loro meraviglioso servizio.
Ed a loro ed a tutto ciò che ruota intorno a loro, la mia, la nostra riconoscenza.
A me resta l’amarezza e la tristezza di non essere riuscito a lasciare un solo tocco di speranza su quella tavolozza, ancora una volta meravigliosamente colorata dai Militi e Militesse della Croce Verde.
Se mai verranno decorati dalla palma del “Casellese dell’anno 2020”, che io continuo a riproporre, questa, insieme a mille e mille altre, saranno le motivazioni.
Mauro Giordano

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Mauro Giordano
Sono nato a Torino il 23 settembre 1947, dove ho studiato e lavorato in tre aziende del settore servizi fino a tutto il 2005, quando, raggiunta l’età pensionabile ho potuto lasciare tutti i miei incarichi. Risiedo a Caselle dal 1970, anno in cui mi sposai trasferendomi da Torino nella nostra città. Fin dal 1970 ebbi l’onore di conoscere ed apprezzare il fondatore del mensile Cose Nostre, il dottor Silvio Passera, il quale fin dal primo numero mi propose di scrivere notizie relative alla Croce Verde, ente di cui facevo parte come milite a Torino e poi come milite della Sezione di Borgaro, poi divenuta Sezione di Borgaro-Caselle essendo stato il fondatore del sodalizio nel 1975. Una più corposa collaborazione con il giornale è avvenuta negli ultimi tempi e sotto la direzione di Elis Calegari, anche per effetto del maggiore tempo disponibile. Attualmente collaboro - con piacere e simpatia -anche alla stesura di notizie generali, ma sempre con matrice sociale. I miei hobby sono sempre stati permeati da una grande curiosità di tutto ciò che mi circonda: persone, fatti, lavoro, natura, buon umore e solidarietà. Ho avuto modo di conoscere tutta l’Italia, ed è questo il motivo che ora desidero dedicare tempo a “Cose Nostre”.

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