Caro Direttore.
Vorrei essere un pittore per poter disegnare una tavolozza colorata di umanità, tale da farla spiccare nel grigiore in cui stiamo vivendo.
So di essere un po’ ripetitivo e di parte, molti me lo dicono, parli sempre di Croce Verde: ebbene si.
L’episodio che mi appresto a raccontare ne vale la pena.
E’ domenica 23 agosto e sono circa le undici antimeridiane. Squilla ripetutamente il mio cellulare.
Purtroppo io ero in un posto diverso da dove lo avevo appoggiato e non sento gli squilli.
Dopo circa un’ora vedo la chiamata persa e mi affretto a richiamare.
Chi mi aveva cercato era una militessa della Croce Verde della nostra sezione locale. In quel momento era in ambulanza e mi voleva avvisare che, essendo di servizio festivo, stava prestando soccorso ad una persona in serie difficoltà, in quanto solo e senza aiuti esterni. Mi avrebbe chiesto di parlare un pochino con l’ammalato nel tempo in cui l’ambulanza sarebbe arrivata all’Ospedale.
Infatti la persona ammalata aveva detto che mi conosceva bene e la militessa aveva proprio pensato di telefonarmi per cercare di alleviare le sofferenze psichiche del malcapitato. Quando si dice: cogli l’attimo.
Sfortuna volle che io, per un caso più unico che raro, non sia riuscito a rispondere al telefono.
Quando richiamai l’ammalato era già al Pronto Soccorso e, con le ferree regole del Covid-19, nessuno più poteva accedere, né tanto meno rientrare in Ospedale. Troppo tardi.
Sicuramente un pittore avrebbe riempito la sua tavolozza con i colori più belli che la sua fantasia gli forniva, io spero invece di essere riuscito a descrivere il fatto, per dire ancora una volta con quanta umanità i volontari della Croce Verde vivono il loro meraviglioso servizio.
Ed a loro ed a tutto ciò che ruota intorno a loro, la mia, la nostra riconoscenza.
A me resta l’amarezza e la tristezza di non essere riuscito a lasciare un solo tocco di speranza su quella tavolozza, ancora una volta meravigliosamente colorata dai Militi e Militesse della Croce Verde.
Se mai verranno decorati dalla palma del “Casellese dell’anno 2020”, che io continuo a riproporre, questa, insieme a mille e mille altre, saranno le motivazioni.
Mauro Giordano

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