“Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu”,  Massimo Troisi

Ci stato alcune volte, in Thailandia, la prima oltre 30 anni fa con Secondo Cravero, mio cugino, e il nostro amico Enrico Ansaldi, poi con mia madre Piera e con i miei  fratelli Enrico e Stefano e mia cognata Sandra, in tutto otto volte; l’ultima è dell’ottobre scorso in compagnia di Anja Wenger. Questa volta andiamo verso nord a visitare l’antica capitale.

Ayutthaya: antica capitale e gioiello della Thailandia

Un passato glorioso ha interessato Ayutthaya, capitale del Regno del Siam dal XIV al XVIII secolo. In quel tempo si narra che la città fosse impreziosita da ben 600 templi, le cui decorazioni dorate risplendevano sotto la luce del sole per diversi chilometri.

Dell’originaria maestosità rimane oggi un sito: il Parco storico di Ayutthaya. Accanto alle imponenti rovine in mattone si possono osservare molti edifici perfettamente conservati, che danno un’idea di come la città potesse essere un tempo. Nel 1991 l’area è stata anche riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Il cuore dell’antica capitale sorgeva alla confluenza dei tre fiumi: il Lopburi, il Pasak e il Chao Praya. Una sorta di “isola” difesa da un muro lungo 12 chilometri, i cui resti sono conservati in parte nella porzione di sud est, dove si trova la Fortezza Phom Phet. L’isola oggi è attraversata da una fitta rete di vie ed è un alternarsi continuo di antichi edifici e costruzioni più moderne. I quartieri recenti sono invece nati fuori da quest’area, a est, mentre le rovine più suggestive dell’antica città risiedono nella parte occidentale dell’isola, dove disegnano uno straordinario mosaico di campi e giardini.

I templi e il Palazzo Reale: preziosi testimoni dell’antico splendore di Ayutthaya.

La parte più antica di Ayutthaya occupa come già accennato la parte ovest dell’isola. Camminare fra i Wat, templi buddisti, e le rovine permette di compiere un salto indietro nel tempo e di immaginare quanto questa città potesse essere importante in passato.

Due sono i templi più interessanti per la loro bellezza: il Wat Phra Mahathat e il Wat Ratburana, situati uno di fronte all’altro.

Il Wat Phra Mahathat deve il proprio nome all’originaria funzione. Mahathat, infatti, significa “reliquia” e ricorda che l’edificio fu costruito per ospitare i sacri resti del Buddha.

Per godere della migliore vista sull’intero complesso bisogna raggiungere la cima del Prang, guglia a forma di torre, e da qui si possono ammirare le decine di guglie in mattone e le statue del Buddha che abbellivano la struttura. Tra le più famose, quella che ritrae la testa del Buddha fra le radici di un albero di bodhi (Ficus religiosa). Si narra che sotto questa pianta Buddha stesse meditando quando ricevette l’illuminazione.

In posizione opposta si trova invece il Wat Ratburana. L’edificio fu realizzato da Re Boromraja nel 1424 in memoria dei suoi due fratelli (Ay e Yi), che uccidendosi a vicenda per la successione, gli consegnarono il titolo di re.

Il Prang principale, circondato da quattro chedi (monumenti buddhisti) dello Sri Lanka, conserva gli stucchi originali. Qui si possono ammirare le statue di Garuda, uomo uccello, che sovrastano i serpenti Naga. All’interno del Prang una scala conduce alla cripta dove si trovano alcune pitture murali del primo periodo di Ayutthaya.

Il centro dell’isola è attraversato da un’ampia via, dove hanno sede il Palazzo Reale e il Wat Phra Si Sanphet. Quest’ultimo venne costruito nel 1448 dal Re Boromatrailokanat in corrispondenza del Palazzo in legno di Ramathibodi, affinché divenisse la sua cappella privata. Il Wat Phra Si Sanphet è famoso per la presenza di una delle più grandi statue in metallo del Buddha: scolpita nel 1503, conserva fino al giorno d’oggi tutta la maestosità originaria.

Nella parte settentrionale dell’isola si trova il Wat Phu Khao Thong, la “Collina dorata” da cui ammirare uno splendido panorama della città, e il Wat Na Phra Mane, in assoluto il tempio meglio conservato. Il suo corpo principale presenta ancora le colonne esterne con il capitello a forma di loto e le feritoie nei muri al posto delle finestre.

L’interno, arricchito da un soffitto a cassettoni dal colore rosso e oro, custodisce un imponente Buddha di 6 metri, scolpito e decorato secondo lo stile dell’ultimo periodo di Ayutthaya.

A sud, invece, spiccano in tutta la loro bellezza il Wat Yai Chai Mongkol e il Wat Phanan Choeng, visitati ogni anno da moltissimi fedeli. Quest’ultimo in particolare è il più vecchio e animato fra i templi della città. Una visita vi permetterà di vivere un’esperienza suggestiva e unica, tra fedeli che bruciano candele di incenso cinese rosa e offrono cibo agitando i bastoncini della fortuna. L’interno del Wat Phanan Choeng è dominato da un Buddha di 19 metri realizzato all’inizio del XVII secolo. Secondo la leggenda, durante il saccheggio di Ayutthaya ad opera dei birmani, dai suoi occhi sgorgarono lacrime.

La città nuova offre molti modi per conoscere il suo glorioso passato glorioso. Un’occasione da non perdere è quella rappresentata dall’allestimento del Museo Nazionale Chao Sam Prhaya, il maggiore di Ayutthaya. Qui sono custoditi molti tesori e statue del Buddha. Un souvenir di questa gita possono essere: uno scrigno reliquiario originale del Wat Mahathat oppure piccole statuette impreziosite da pietre scintillanti che sorprendono per la loro bellezza.

Posta a un’ottantina di chilometri da Bangkok, nelle pianure centrali della Thailandia, Ayutthaya è meta ideale da novembre ad aprile; i mesi centrali dell’anno, infatti, sono interessati da piogge e da un clima meno favorevole.

È bene ricordare che Ayutthaya offre un’atmosfera ancor più suggestiva attorno alla metà di dicembre. In questo periodo, infatti, ha luogo una festa che celebra il riconoscimento UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. Fuochi d’artificio, suoni e luci a tema, combattimenti a dorso d’elefante, danno luogo ad uno spettacolo capace di rendere ancor più indimenticabile Ayutthaya e il suo indiscusso fascino.

 

 

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