“Dobbiamo fare il miglior uso possibile del tempo libero.” Mahatma Ghandi

Continuando il racconto del mio viaggio con Anja Wenger negli U.S.A dell’ovest oggi, vi parlo di uno dei parchi meno conosciuti, ma altrettanto interessanti.

Valley of Fire, Valle del Fuoco, è costituita da affioramenti di arenaria di colore rosso tra montagne calcaree grigie e marrone. L’arenaria è il residuo della sabbia lasciata dal vento dopo che i mari interni si sono abbassati e la terra si è alzata. I primi uomini si trasferirono nel Nevada meridionale già 11.000 anni fa: la prova più evidente dell’occupazione sono i petroglifi scolpiti nella roccia dalla cultura Basketmaker, antichi Popoli Anasazi, circa 2.500 anni fa, in seguito dalla cultura dei primi Pueblo e successivamente i Paiutes, altre popolazioni native, che vivevano in questa zona nel 1865, quando i mormoni si stabilirono nella vicina cittadina di St. Thomas. L’agricoltura, l’allevamento e l’estrazione mineraria avvenivano nella regione lungo uno stretto torrente. Una strada dissestata, che collegava Salt Lake City con Los Angeles fu costruita attraverso questa zona nel 1912, questa strada permetteva alle persone di viaggiare attraverso quella che divenne nota come la Valle del Fuoco. Negli anni ’20 il nome fu coniato da un funzionario governativo e avrebbe raccontato che l’intera valle, al tramonto, sembrava fosse in fiamme; da qui il nome. Fu anche durante gli anni ’20 che la ricchezza archeologica e le possibilità ricreative dell’area furono riconosciute di dominio pubblico federale. La domenica di Pasqua del 1934, la Valley of Fire fu ufficialmente aperta come primo parco statale del Nevada. Da allora, il parco è cresciuto fino alle dimensioni attuali di oltre 40.000 acri di roccia multicolore che mostra una vasta gamma di forme e sfumature.

Il Valley of Fire State Park si trova a poca distanza da Las Vegas. Guidare al suo interno è un piacere per gli occhi, si rimane incantanti dal colore dei massicci rocciosi colpiti dal sole e dalle incredibili strade panoramiche che si snodano tra salite e discese. Ci sono alcuni punti da non perdere, ma il bello di questo parco è proprio il lasciarsi trasportare dalla curiosità e dalle sue meravigliose strade. Tra i punti principali ci sono i petroglifi dei nativi americani ad Atlatl Rock, l’Arch Rock, il punto d’osservazione Rainbow Vista, il panorama sul Silica Dome, usato per alcune scene del film Star Trek Generations, e il sentiero che porta alla Fire Wave, dove le rocce sono particolari.

Il pranzo di Vanni

Tra le varie alternative, la migliore escursione per vedere i petroglifi nella Valley è Petroglyph Canyon Trail. Questa escursione di circa 2 chilometri attraversa le pareti rocciose ricoperte dall’arte rupestre. L’abbondanza di petroglifi preistorici su questa pista è sorprendente, per limitare il percorso il sentiero termina a Mouse’s Tank, un bacino naturale di acqua raccolta in una vasca di arenaria. Mouse’s Tank è una escursione che premia i visitatori con un’incredibile quantità di incisioni rupestri. Petroglyph Canyon inizia al White Domes Road a circa un miglio dal centro visitatori del parco. Un’area picnic tra le formazioni di arenaria rossa sul lato opposto della strada è uno dei posti più belli in cui sedersi a pranzare nel parco.

Si percorre il sentiero camminando sul fondo sabbioso di un torrente in secca con formazioni di arenaria rossa su entrambi i lati. Il parco chiede agli escursionisti di rimanere nel sentiero e di non arrampicarsi sulle rocce circostanti, che sono fragili. Muoversi fuori dal percorso può distruggere manufatti lasciati dai nativi americani che hanno vissuto in questo canyon alcune migliaia di anni fa. Dopo poche centinaia di metri si incontra il primo gruppo di petroglifi sul lato sinistro del sentiero, questa incisione raffigura quattro persone che si tengono per mano. I petroglifi venivano incisi su uno strato di roccia scura che ricopre l’arenaria, con lo strato nero scolpito, i petroglifi rivelano la roccia arancione sottostante. La “vernice del deserto” è una patina di ferro e manganese che fuoriesce dalla roccia e si è solidificata nel corso di migliaia di anni. Gli antichi nativi americani usavano superfici piane di “vernice del deserto” come tele per l’arte rupestre. Camminando a breve distanza si arriva in un’altra zona di petroglifi dove su un masso color catrame arretrato rispetto al sentiero si trova il più grande raggruppamento di petroglifi con numerose figure di animali e simboli incisi nella roccia.

Procedendo lungo il sentiero sabbioso si individuano altri petroglifi sulle superfici scure ai lati del canyon. Dopo una terza area di petroglifi il sentiero si allarga e forma un piccolo anfiteatro. Qui si trova un cartello che indica di girare a sinistra per arrivare a Mouse’s Tank, una vasca che raccoglieva l’acqua in pietra arenaria liscia. Si può immaginare come fosse utile per i nativi americani che viaggiavano attraverso questa area semi desertica.

Mouse’s Tanks non prende il nome dal piccolo mammifero peloso, mouse vuol dire topo mentre tank significa serbatoio. Invece prende il nome da un indiano Paiute chiamato Mouse che si nascose in questa zona. Un cartello spiega: “Mouse’s Tank prende il nome da un rinnegato indiano del Southern Paiute che ha dato agli indiani e ai coloni in questa regione grandi problemi durante gli anni ’90 del 1800. Uno dei suoi nascondigli preferiti era questo canyon selvaggio e inaccessibile. Il “serbatoio” è un bacino nascosto tra le rocce che intrappola e trattiene l’acqua preziosa durante lunghi periodi di siccità”.

Per gli appassionati di camminate è possibile inoltrarsi sul “Fire Wave Trail”, un posto speciale, bellissimo ed ancora poco conosciuto. E’ l’emblema del parco e da anni figura su tutte le brochure turistiche dello stato del Nevada, ma per lungo tempo è stato un segreto noto a pochissimi.

Qualcosa però è cambiato. I rangers, stanchi di organizzare operazioni di soccorso in cerca di escursionisti dispersi nel deserto, hanno ora segnato il sentiero ed è quindi possibile raggiungere la Fire Wave senza difficoltà e pericolo di smarrirsi. E da metà del 2015 compare anche nella lista dei sentieri che viene consegnata al Visitor Center.

Quello che appare alla vista è un panorama straordinario di formazioni di arenaria di ogni colore, bianco, giallo, arancione e rosa. E al centro di tutto una splendida e particolarissima formazione di roccia dalle forme sinuose e rotondeggianti, colorata da magnifiche strisce bianche, che al tramonto diventa rosso fuoco confermando il nome datole dal funzionario governativo circa un secolo fa.

 

Giovanni Cravero
Giovanni Cravero meglio conosciuto come Vanni, nato nel 1952 a Caselle di professione Agente di Commercio da sempre e da sempre con la grande passione di andare in giro ovunque sia possibile. Ho cominciato a muovermi all’età di 17 anni e senza soste questo mi ha portato a vedere ad oggi oltre 80 Paesi in tutti i 5 continenti, oltre 800 località e oltre 200 Siti Unesco, che come mi dice Trip Advisor rappresentano oltre il 60% della Terra.

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