Covid, DAD, distanziamento sociale, mascherine chirurgiche e mascherine FFP2… Parole a cui ci siamo abituati, ma ci siamo mai posti la domanda di cosa pensano veramente i giovani, i ragazzi delle scuole superiori che si sono trovati catapultati in una realtà tanto diversa, quanto inaspettata?. Sappiamo che i giovani hanno mille e più di mille risorse, tuttavia…tuttavia forse un “mea culpa” dovremmo farcelo.
Forse avremmo dovuto saperci organizzare meglio nell’estate, con gli insegnanti, con i banchi, con tutto ciò che ruota intorno alla scuola. Non dimentichiamo mai e poi mai che i bambini ed i ragazzi di oggi, saranno la nostra società civile di domani. Dai nostri giovani nascerà il futuro Presidente della Repubblica, il futuro dei governanti, ci saranno gli operai e gli imprenditori, e maggiore sarà l’impronta della scuola, più grandi uomini e donne avremo. Proprio come è sempre stato nella tradizione della nostra Italia.
Su questa scia, così abbiamo pensato di chiedere ad una ragazza delle superiori, come ha vissuto e come vive da studentessa questo tempo. Specie lei che già vive con maggiore difficoltà la vita sociale in Italia, essendo di origini romene.
Leggere quanto ci ha spedito è commovente, la forza e la speranza che sono in Norina fanno più che mai pensare che vinceremo tutte le battaglie solo se l’Italia e l’Europa sapranno investire sempre più in cultura, con gli insegnati e le famiglie unite nel condividere con i ragazzi i loro momenti belli e meno belli: mettendo sempre loro al primo posto.
Propongo integralmente cosa ci ha scritto Norina.
“Mi chiamo Norina Hrincu, ho quasi 17 anni e vivo a Caselle Torinese da quando ne ho memoria.
Sono nata in Italia ma ho origini romene da parte di entrambi i genitori. Ho tutta la mia vita qui, i miei interessi, le mie amicizie e questo credo che possa bastare per definirmi tanto italiana quanto romena.
In fin dei conti casa non è solo il posto in cui nasci, le tue origini o ciò che c’è scritto sul tuo documento.
Casa sono tutti i posti e le persone che ti porti nel cuore.
Frequento il quarto anno di ragioneria al Fermi Galilei di Ciriè, più precisamente seguo il corso di relazioni internazionali marketing.
È un anno strano, lo sappiamo.
Spesso penso a come sia volato il tempo da quel primo giorno di superiori, periodo che tutti consigliano di viversi, godersi appieno per avere modo di crescere, di formarti, di sbagliare e di gioire degli anni più belli della tua vita.
Ricordo come fosse ieri quel misto di ansia, incertezza ed eccitazione che mi faceva rendere conto che sarebbe iniziato anche per me un nuovo capitolo di questa strana vita.
Da quel momento sono passati un bel po’ di giorni e non faccio altro che pensare a quanto tutto sia cambiato così velocemente e radicalmente.
Mi fa un po’ tristezza perché di questi tre anni che ho concluso, purtroppo ne ho vissuti solo due e mezzo.
Ed è così poco se ci si sofferma su quello che potremmo ancora vivere, apprezzare, vedere, imparare noi studenti .
Ho in mente quel 21 Febbraio 2020: milioni di alunni felici per quei pochi giorni in cui non avremmo visto le nostre scuole grazie alle vacanze di Carnevale.
È andata “quasi” così, con la differenza che non abbiamo più visto le nostren aule, i nostri compagni fino a settembre.
Ripenso alla confusione iniziale, c’era chi sosteneva il ritorno nelle aule, chi non voleva credere a nulla, chi non prendeva sul serio la situazione in quanto questo sembrava irreale agli occhi di tutti.
Dopo settimane senza risposte concrete ci siamo ritrovati ad affrontare la situazione grazie alla DAD, la cosiddetta didattica distanza che, come tutte le cose, ebbe i suoi pro e i suoi contro .
In un primo momento è regnata la disorganizzazione, il non rispetto degli orari di lezione perché si perdeva tantissimo tempo a causa degli innumerevoli problemi di connessione.
A questo si è aggiunta la fine del pentamestre che già in presenza regalava settimane piene di interrogazioni e verifiche: rimanere fino a tardi a studiare e una maggiore diffidenza da parte dei professori semplicemente perché “ a casa è più facile copiare” ha fatto il resto.
Poi ecco la tanto aspettata fine dell’anno, ma con un sapore diverso .
C’era sì la sensazione di leggerezza, la voglia di vivere l’estate, ma pure l’incertezza del giorno dopo ( come ancora adesso è ), la malinconia dei piccoli momenti che non abbiamo vissuto .
Si può provare malinconia per qualcosa che non hai vissuto ? In questa situazione così difficile per tutti ho capito di sì.
L’estate è passata più serenamente di quanto avrei mai immaginato dato il periodo, ed ecco settembre .
Qualche giorno prima del 14 settembre mi sono ritrovata con amici a discutere dei nostri pensieri e dubbi riguardo a ciò che ci avrebbe aspettato .
Volevamo tornare a scuola, ad ognuno di noi mancava qualcosa e si leggeva nei nostri occhi l’idea che, una volta tornati in classe, piano piano tutto sarebbe tornato alla normalità.
Ovviamente sappiamo che non è andata così.
Personalmente ho iniziato l’anno alternando un giorno in presenza e uno in DAD, mi trovavo bene…pensavo “sempre meglio che seguire le lezioni totalmente da casa”.
Purtroppo le cose sono peggiorate, i casi aumentavano e dopo numerosi decreti, l’ obbligo di svolgere il 75% delle ore di lezione in didattica a distanza.
Una settimana e mezzo dopo eravamo di nuovo al punto di partenza.
“Ci risiamo”… ecco il primo commento.
Ero sconfortata, arrabbiata.
Sentivo come se non fosse stato fatto abbastanza nei confronti di noi studenti, dopo due mesi di scuola che neanche ci siamo goduti date le ovvie restrizioni, abbiamo fatto un salto nel tempo e siamo tornati a marzo.
Per fortuna dopo un primo dissenso interno ho potuto constatare un grande miglioramento rispetto ai mesi precedenti; adesso ci consentono pause per staccare gli occhi dai dispositivi, alterniamo momenti di spiegazione con parti di lezione in asincrono e persino i nostri professori sembrano disposti ad ascoltarci un po’ di più.
Non potrei condannare del tutto la DAD, anche se non fosse l’ unica soluzione.
Questo perché bisogna pensare che, grazie alle tecnologie di oggi, siamo riusciti a non perdere la nostra istruzione nel bel mezzo di una pandemia globale.
In più siamo riusciti a viverci ancora un minimo come classe persino nel lockdown, sarà comunque un ricordo, un po’ diverso ma pur sempre un ricordo .
Nonostante questo non voglio smettere di sperare che si farà il possibile per superare questo momento così difficile per tutti.
E come me, nessuno dovrebbe smettere di avere fiducia nel lavoro che stiamo facendo insieme grazie ai nostri sacrifici che col tempo verranno ripagati .
Torneranno le corse per prendere il treno la mattina, i caffè prima di entrare in classe, le risate nel bel mezzo delle lezioni , i pianti e il supporto reciproco prima e dopo le verifiche, gli abbracci, gli intervalli estivi dove scendevo in cortile con le mie amiche per rubare le ciliegie dall’albero di fronte, le gite, i pranzi insieme e tutti i piccoli attimi che diventeranno sicuramente bellissimi ricordi.
Tornerà tutto ma non dobbiamo smettere di rispettare ciò che ci viene imposto .
E non solo per noi, sopratutto per gli altri, per evitare sovraffollamenti negli ospedali, innumerevoli situazioni difficili e tristi .
Mi auguro che a tutto questo ci sia un perché .
E se non ci fosse, mi auguro che ciò che abbiamo vissuto ci abbia insegnato qualcosa a livello umano ed empatico.
Ma sopratutto che ci abbia fatto capire quanto sia importante godersi ogni giorno della nostra vita e che bisogna imparare ad apprezzare tutto ciò che ci viene offerto provando a trarre il positivo da qualsiasi cosa.
Solo così possiamo crescere, qualsiasi sia la nostra età.”

Mauro Giordano
Sono nato a Torino il 23 settembre 1947, dove ho studiato e lavorato in tre aziende del settore servizi fino a tutto il 2005, quando, raggiunta l’età pensionabile ho potuto lasciare tutti i miei incarichi. Risiedo a Caselle dal 1970, anno in cui mi sposai trasferendomi da Torino nella nostra città. Fin dal 1970 ebbi l’onore di conoscere ed apprezzare il fondatore del mensile Cose Nostre, il dottor Silvio Passera, il quale fin dal primo numero mi propose di scrivere notizie relative alla Croce Verde, ente di cui facevo parte come milite a Torino e poi come milite della Sezione di Borgaro, poi divenuta Sezione di Borgaro-Caselle essendo stato il fondatore del sodalizio nel 1975. Una più corposa collaborazione con il giornale è avvenuta negli ultimi tempi e sotto la direzione di Elis Calegari, anche per effetto del maggiore tempo disponibile. Attualmente collaboro - con piacere e simpatia -anche alla stesura di notizie generali, ma sempre con matrice sociale. I miei hobby sono sempre stati permeati da una grande curiosità di tutto ciò che mi circonda: persone, fatti, lavoro, natura, buon umore e solidarietà. Ho avuto modo di conoscere tutta l’Italia, ed è questo il motivo che ora desidero dedicare tempo a “Cose Nostre”.

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