Un titolo come “Il calamo di Euterpe”, a chi abbia anche solo un’infarinatura di cultura classica suggerisce che si voglia parlare di musica; meglio: di scrittura musicale; o, forse, di scrittura e di musica. Tutto questo, e ancor più, fa Giovanni Pasqualino nel suo nuovo volume (Manzoni Editore, 2021), dedicato a indagare i rapporti tra la letteratura e la musica che sono stati sviluppati da alcuni significativi protagonisti italiani di queste arti, allorché, insoddisfatti di quella che era a loro più propria, sono andati a cercare un completamento espressivo nell’altra. Perché, come riassume Pasqualino in una frase magistrale che basta a spiegare l’importanza di questa indagine, «la parola si avvale della musica per espandere la propria semanticità; la musica si avvale della parola per fissare la propria emotività». Va da sé che un ruolo considerevole, ma assolutamente non esclusivo, sia riservato al melodramma. Il libro si articola in venti capitoli (suddivisi in tre parti più due appendici), di lunghezza assai varia (dal bozzetto di poche pagine al saggio diffuso e articolato), ciascuno dei quali affronta una figura di artista, fornendone la necessaria inquadratura biografica e poi affondando l’obiettivo sul modo in cui i rapporti tra parola e musica si siano compiuti nella sua esistenza.

 

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Giovanni Pasqualino, catanese, laureato in filosofia e diplomato in pianoforte, per una vita è stato docente di musica nelle scuole medie e superiori; ma è altresì abilitato all’insegnamento di letteratura poetica e drammatica per i Conservatori, materia che rispecchia il suo interesse, manifestato fin dalla tesi di laurea, per il rapporto tra parola e musica. Inoltre, è già autore di diversi volumi ed è un collega giornalista, critico militante di musica, ma occasionalmente anche di letteratura, su vari giornali siciliani (“La Sicilia”, “Il messaggero del Sud”), e fondatore di “Bellininews”, magazine online di cui è tuttora direttore e col quale saltuariamente collabora anche l’autore di queste righe. Ci siamo visti “in modalità virtuale” con una videochiamata per chiacchierare sulla sua ultima fatica editoriale.
Giovanni, come è nata l’idea di scrivere “Il calamo di Euterpe”?
È nata dalla volontà di analizzare il rapporto tra parola e musica seguendo due percorsi paralleli, che di fatto coincidono con la seconda e la terza parte del mio libro: quello dei musicisti che sono andati a cercare la parola e quello degli scrittori che si sono messi alla ricerca della musica. Ho voluto indagare come le due arti si completino a vicenda attraverso l’esempio di grandi personaggi che furono poeti, critici, studiosi, musicisti. Del resto, le potenzialità del connubio tra parola e musica risultano evidenti anche solo pensando alla “Nona” di Beethoven, che nel movimento conclusivo prevede l’intonazione dell’ “Ode alla gioia” di Schiller per fissare in un testo il senso di universalità della musica. La prima parte del mio volume è dedicata alla Sicilia, non per campanilismo ma per affetto nei confronti di alcuni importanti scrittori della mia terra che hanno incontrato la musica. Nelle appendici, invece, trovano spazio due scritti su Bellini e Donizetti: non si tratta di saggi musicologici, bensì di percorsi sulle riletture che questi compositori hanno ricevuto da parte della letteratura e del cinema.
Nel tuo percorso affronti personaggi abbastanza eterogenei. Ce n’è qualcuno che hai in particolare piacere di segnalare?
È vero che sono personaggi eterogenei, ma tutti accomunati dall’urgenza di affiancare letteratura e musica. Mi piace ricordare Giuseppe Vannicola, figura quasi sconosciuta di bohémien che fu primo violino alla Scala e poi morì in povertà dopo essersi dedicato alla letteratura. E mi ha colpito Giorgio Vigolo, che ho definito “il melosofo”, perché fece studi, che si possono definire antropologici, nei quali colse aspetti ancestrali del rapporto tra musica e parola.
Ritieni che, tra le due arti, una possa essere considerata superiore all’altra?
La parola ha la caratteristica di poter fissare i concetti, a differenza della musica che può solo alludervi, ma questo non delinea alcuna superiorità, bensì una specificità espressiva diversa delle due arti che devono trovare il giusto connubio.
Sulla quarta di copertina del volume è riportata una citazione: «Il melodramma è senza dubbio una forma esaurita». Il tuo libro ci rivela che la frase fu scritta da D’Annunzio in un articolo pubblicato su “La tribuna” nel 1887. Ti riconosci in questa affermazione?
Quando D’Annunzio la scrisse, era forse in anticipo sui tempi, ma, come tutti i geni, aveva avuto una premonizione. Del resto, le opere di quegli anni già tendevano alla concisione lasciando cadere molti dei tratti del melodramma ottocentesco. Oggi credo che sia vera più che mai, nel senso che il melodramma si è evoluto verso forme completamente diverse. Ciò non toglie che ascoltare i titoli del repertori ottocentesco oabbia un immenso significato emozionale, culturale e storico per lo spettatore odierno.

Questo mese al botteghino…
Le istituzioni musicali torinesi stanno riaprendo le proprie programmazioni a un pubblico ristretto, compatibilmente con le condizioni di sicurezza e le normative in materia. Dati gli imprevisti che può riservare l’evolversi della situazione, si consiglia di consultare sempre il web per verificare gli aggiornamenti dei programmi.

Unione Musicale: (https://www.unionemusicale.it/) Ricco programma di concerti cameristici, nel senso più ampio del termine, tra il Teatro Vittoria e il Conservatorio; sono ospiti numerosi importanti solisti.

Filarmonica: (https://www.oft.it/it/) Due doppi appuntamenti: “Black & White” il 17 maggio al Teatro Vittoria e il 18 maggio in Conservatorio; “Orange” il 7 giugno al Teatro Vittoria e l’8 giugno in Conservatorio. Al Vittoria alle ore 18:30, in Conservatorio alle 20.

Accademia Stefano Tempia: https://www.stefanotempia.it/

Polincontri Classica: http://www.policlassica.polito.it/stagione

Educatorio della Provvidenza: https://www.educatoriodellaprovvidenza.it/

Orchestra Rai: (http://www.orchestrasinfonica.rai.it/) Concerti sinfonici tutti i giovedì alle ore 20, fino al 3 giugno, nell’auditorium di piazza Rossaro. Dal 10 giugno inizia la rassegna “Pops”, dedicata al dialogo tra la musica cosiddetta “classica” e le manifestazioni musicali contemporanee.

Concerti Lingotto: (https://www.lingottomusica.it/) Il 21 maggio alle ore 19 serata dedicata a Beethoven con l’orchestra francese Les Dissonances e i solisti David Grimal, Mario Brunello, Lucas Debargue.

Teatro Regio: (https://www.teatroregio.torino.it/) Fino al 22 maggio La traviata di Verdi, recite alle ore 15 o alle 18:30. Il 29 maggio alle 19:30 concerto diretto da Rani Calderon.

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