“Il perdono è la qualità del coraggioso, non del codardo.” Mahatma Ghandi

La prima volta ci sono stato nel 1990 con i miei fratelli Enrico e Stefano e con mia cognata Sandra, per poi ritornarci almeno una mezza dozzina di volte come guida/accompagnatore turistico.
File di merluzzi ad asciugare al sole e al vento come se fossero panni stesi, le casette rosse, le rorbu, il verde delle montagne alle spalle e il blu del mare, le Lofoten hanno catturato l’immaginario collettivo per questo insieme di natura, pace e silenzio, perfette come destinazione ecosostenibile.
Le Rorbu sono i tradizionali edifici utilizzati dai pescatori, ad oggi sono stati riadattati ad appartamenti per turisti, dove non si può non dormire almeno una notte.
Arrivare alle isole non è difficile, ricordo che avevamo preso il traghetto a Skutvik e in un paio di ore ci ha fatti scendere a Svolvaer che è il capoluogo della regione.
Svolvaer, la città più antica del circolo polare artico è la più grande e popolosa di tutte le Isole Lofoten: con i suoi 5.000 abitanti rappresenta un buon punto di partenza e di arrivo per le escursioni nei dintorni. Qui si trova tutto il necessario, hotel, ostelli, ristoranti, pub e supermercati. Incastonata fra le montagne, qui si trova anche un piccolo e caratteristico porto che rende il paesaggio naturale davvero da cartolina. Meta preferita di molti artisti, che qui hanno trovato l’ispirazione, è sede di diverse opere, gallerie d’arte e di un noto museo sulla Seconda guerra mondiale. Dal porto è possibile partire per escursioni di osservazione delle balene e delle orche, e gite in barca nelle vicinanze dello stretto di Raftsundet. Svolvaer è una tappa imperdibile.
Le Lofoten si possono raggiungere anche con l’Hurtigruten, il famoso postale dei fiordi che fa scalo nei porti di Stamsund e Svolvær, oppure autobus o in auto attraverso un ponte a nord che collega le isole alla terraferma.
L’ Hurtigruten è un servizio traghetti norvegese che ogni giorno naviga lungo la costa del Paese scandinavo da Bergen nel sud fino a Kirkenes nel nord, non distante dal confine russo. Nato nel 1893 come servizio postale e trasporto passeggeri, oggi il servizio è prevalentemente turistico.
Questo è il regno dello stoccafisso, la maggior parte del quale è esportato in Italia, una tradizione che risale al Quattrocento quando il veneziano Pietro Querini, mercante e navigatore, spinto qui da una tempesta conobbe questo cibo e una volta rientrato in Patria rese noto il “piatto” locale.
Alle Lofoten Pietro Querini si è meritato addirittura un monumento, per quanto bene abbia fatto all’economia delle isole.
Il merluzzo, la sua cattura e il suo essiccamento sono ancora oggi alla base delle attività.
Nel borgo di Å, uno dei più piccoli e caratteristici, c’è anche un museo dedicato a questo pesce. Non solo, essendo il turismo molto sviluppato, la pesca al merluzzo è diventata pure un’attrazione: si possono affittare barche, attrezzature e equipaggi per andare in alto mare.
Questo minuscolo villaggio chiamato Å – nome del tutto appropriato dato che Å è l’ultima lettera dell’alfabeto norvegese- sorge all’estremità meridionale delle Isole Lofoten. Si tratta di una specie di museo vivente, un insediamento di pescatori perfettamente conservato, una fila di rorbu rosse sul lungomare, una fila di tradizionali essiccatoi per il merluzzo e panorami da fotografare dietro ogni curva.
Ovviamente lo stoccafisso è il principale ingrediente delle tavole delle isole, apprezzatissimo dai locali e dai turisti, servito nei tanti ristoranti e pub con svariate ricette.
Le isole norvegesi del sole di mezzanotte in estate e dell’aurora boreale d’inverno sono come una collana verde distesa sul mare di Norvegia, un posto magico, tra alte montagne, fiordi profondi, colonie di uccelli marini, lunghe spiagge e piccoli villaggi, dall’antica impronta vichinga, dalla natura incontaminata e da un clima mitigato dalla Corrente del Golfo.
Una volta gustato lo stoccafisso e il fascino quotidiano delle isole, si cerca di vedere il sole di mezzanotte, la luce sembra non tramontare mai e, ammirando questo spettacolo da una delle tante spiagge, sembra ancora più romantico.
In inverno lo show imperdibile è quello dell’aurora boreale.
Si organizzano safari fotografici alla ricerca di foche, aquile di mare e persino orche. E poi ci sono le scogliere che ospitano circa un quarto degli uccelli marini della Norvegia, che vengono a nidificare all’estremità meridionale, tra isolotti e scogli, vicino al faro di Skomaer, l’ultimo avamposto affacciato sull’Oceano Atlantico.
Per chi ama la natura, ci sono tante possibilità di fare sport all’aria aperta, trekking e bicicletta nei numerosi sentieri che attraversano le isole, rafting nell’acqua cristallina di corsi d’acqua, kayak e surf.
Dopo tante avventure, se si ha voglia di un po’ di storia e conoscere qualcosa in più sulle isole, c’è il Museo Vichingo a Borg.
Le ricerche archeologiche degli anni 1983-1986 hanno riportato alla luce un´abitazione lunga 83 metri, la più grande finora conosciuta risalente al periodo dei Vichinghi.
Quest´insediamento fu fondato nel 500 d.C. circa e abbandonato intorno al 950.
L´ ultimo capo dell’insediamento di Borg fu probabilmente Olaf Tvennumbruni che si ristabilì´ in Islanda. Si crede che la fuga fu dovuta a conflitti interni tra i vari capi-tribù.
Il museo ospita la ricostruzione di una grande abitazione di epoca vichinga fedele all’originale, l’allestimento interno consente di scoprire le diverse tecniche utilizzate dai Vichinghi per la conservazione degli alimenti, la lavorazione dei tessuti e del legno, oltre agli oggetti e agli arredi realizzati con questi stessi metodi.
Alle Lofoten troviamo anche reperti risalenti al 3000 a.C., come le pitture rupestri nella caverna costiera di Refsvika. A metà degli anni ’80 un gruppo di studenti di archeologia ha scoperto le pitture raffiguranti uomini stilizzati. I disegni sono dipinti con una polvere rossa, probabilmente dall’ossido di ferro e sono alti circa 30-40 cm. Ritrovamenti simili in diversi punti possono essere un segno di forti legami religiosi nella zona. Nella grotta conosciuta come Helvete sono state trovate altre figure simili, mentre otto disegni di forme umane sono stati trovati in una grande grotta a Sanden.
Invece Vagar, tuttora abitato, è l’unico villaggio di impianto medievale oltre il Circolo Polare Artico. Sembra che gli uomini dell’antichità non si facessero intimidire dal clima non particolarmente mite.

Giovanni Cravero meglio conosciuto come Vanni, nato nel 1952 a Caselle di professione Agente di Commercio da sempre e da sempre con la grande passione di andare in giro ovunque sia possibile. Ho cominciato a muovermi all’età di 17 anni e senza soste questo mi ha portato a vedere ad oggi oltre 80 Paesi in tutti i 5 continenti, oltre 800 località e oltre 200 Siti Unesco, che come mi dice Trip Advisor rappresentano oltre il 60% della Terra.

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