Il treno del metrò si arrestò alla stazione Municipio di Napoli. I viaggiatori cominciarono a uscire frettolosi. Tra essi c’erano Gianni e Mara, due ragazzi milanesi che avevano deciso di trascorrere una vacanza a Napoli.
Era stato Gennaro, un loro collega di lavoro, napoletano doc, a stuzzicare la loro curiosità: ”Andate a Napoli, immergetevi nel caos e la rumorosità che incontrerete. Conoscerete una realtà insospettabile. Sarà una vera esperienza.”
Avevano preso alloggio alla Stazione Centrale ed ora eccoli qui. L’avventura aveva inizio.
Mentre le scale mobili li portavano alla luce, notarono i numerosi reperti archeologici della stazione.
Il Maschio Angioino apparve loro in tutta la sua maestosità, l’arco trionfale aragonese gli donava solennità . Rimasero a bocca aperta. Si avviarono verso piazza Plebiscito. Gennaro aveva detto:” Fate subito un giro, poi prendete una guida. Mi raccomando prendete subito un caffè e sfogliata in Galleria: è un rito. Non dimenticate i quartieri spagnoli e andate a via De Deo.”
Mentre erano al tavolino del bar Mara disse:” Guarda dove sono i Quartieri Spagnoli.”
Dopo aver guardato Gianni disse:” Qui dice che siamo a cinque minuti. Possibile? ”
Il cameriere confermò:”È così. Prendete via Toledo, svoltate nel primo vicolo e ci siete. Andate tranquilli. Non succederà nulla. Andate in via De Deo, non si può mancare.”
Il cameriere aveva detto le stesse parole di Gennaro. La curiosità era troppa: bisognava andarci subito.
I giovani si inoltrarono in quel dedalo di vicoli. Iniziarono a girare per quegli stretti vicoli pullulanti di una vivace vita, c’erano molti negozi e laboratori. I panni stesi ondeggiavano sulla loro testa. Chiesero a un passante :” Scusi dov’è via De Deo?”
“ Più avanti e troverete il murales”, disse questo di rimando.
“Il murales?! Cos’è?” pensarono i ragazzi. Arrivarono nei pressi del civico 62. C’era uno slargo, su una parete c’era un gigantesco murales di Maradona. La piazzetta era piena di gagliardetti e cimeli. “ Ecco perchè Gennaro ci ha detto di venire qui. Aveva detto : “ È lì che capirete molte cose su Napoli. Andate a parlare con Bostik, il gestore del bar.”
Un uomo si avvicinò e disse:” Siete turisti, vero? Volete sapere di più? Andate nel bar da Bostik.” Detto fatto andarono nel bar indicato.
Gianni con un saluto si rivolse al barista:” Buongiorno è lei Bostik? Possiamo farle qualche domanda? Il nostro amico Gennaro ci ha detto di rivolgerci a lei per sapere di più su Maradona e Napoli.” “ Siete tifosi della Juve?”, chiese Bostik.” “ No – rispose Mara – non ci occupiamo di calcio, ma saremmo interessati a capire qualcosa che ci sfugge.”
“Sedetevi” li invitò Bostik. “Bostik è il mio soprannome di quanto facevo parte delle Teste Matte, un gruppo ultras del Napoli. Altri tempi. Dopo la morte di Diego questo è diventato un luogo sacro per noi. Avete presente cos’è Superga per i tifosi del Toro? Ecco siamo lì. Vedete, Maradona per noi è importante perché con lui finalmente abbiamo vinto qualcosa. Perché qui mai nessuno aveva mai vinto niente.
Lui fece molti errori, lo sappiamo, ma era come noi, figlio della miseria e della fame. Era tutto, genio e sregolatezza esattamente come noi. Lui si schierava sempre dalla parte del popolo, era inviso dalle gerarchie. Tenete presente che il calcio da queste parti è più di una valvola di sfogo a frustrazioni millenarie. Diego è stato una sorta di nuovo Masaniello che, vi ricordo, si ribellò per il pane.
Ancora una cosa. Napoli nella sua storia ha avuto molti miti: Parthenope, mago Virgilio, la Cumana, Masaniello, il principe di Sansevero. C’è poi il più grande di tutti; S. Gennaro. Maradona è perfettamente coerente con tutto ciò.”
Rimasero a parlare ancora qualche ora: la miseria, la camorra, la politica corrotta, la voglia di scappare, l’orgoglio e l’amore per la città. Le parole di Gennaro cominciavano a prendere forma. Molte cose cominciavano a chiarirsi.
Ripresero il giro. Si infilarono in un vicolo adiacente. Si fermarono ad osservare una delle tante edicole votive. Dentro c’erano le foto di persone. “ Quelli delle foto sono i nostri morti”, disse una voce di donna. Si voltarono di scatto. Appoggiata alla semiporta del suo basso, lì accanto, c’era una donna anziana.
Mara salutò la donna e disse:” Buongiorno, perché li avete messi lì? È vostra questa edicola?” “ Io mi chiamo Assunta, si quella è la nostra edicola da sempre. Le foto sono dei nostri morti, stanno lì perché il cimitero è lontano e perché li vogliamo sempre con noi. Voi siete turisti, siete del Nord, vero? Si vede.”


“Sì, siamo milanesi è un nostro amico che ci ha spinto a venire. Senta, chi sono quelle persone tra le fiamme?”
“Sono le “anime pezzentelle”, quelle che stanno nel purgatorio. Hanno bisogno delle nostre preghiere e noi delle loro. Nge aiutamm assieme. Per noi le anime dei morti e i santi sono come fratelli. Ci danno una mano.”
“Venite dentro al basso – li invitò Assunta – beviamo un caffè e parlamm.”
“Ancora caffè?” disse Gianni, “ E che ffa, è una delle poche distrazioni”, replicò Assunta. “ Non vorremmo disturbare.” “Ma che disturbo, io sto sempre sola. Non ho più nessuno, sono qui dalla nascita. Sono anni che non esco dal vicolo.”
Il basso era minuscolo, ma pulitissimo e ordinato. Il caffè era squisito.
“ Che nge vulite fa, qua il sole non viene mai. Ma cerchiamo di vivere come possiamo.”
“Comunque – disse Mara – è una fortuna vivere in una città di mare come Napoli.”
“ Mah, sono vent’anni che non esco dai quartieri. Non ricordo nemmeno l’ultima volta che ho visto il mare. Via Toledo?, è un mondo lontanissimo.”
Rimasero a parlare un bel po’ con Assunta di come si svolgeva la vita nei quartieri. Ai loro occhi Napoli si stava presentando in una luce nuova.
Continuarono la vacanza con una guida turistica che fece conoscere loro le bellezze della città. Parlando con lui si resero conto che Napoli è un cosmo in continuo movimento. Realtà lontanissime tra loro dal punto di vista culturale ed economico si compenetrano e interagiscono tra loro.
“I quartieri e altre zone della città, come la Sanità, sono interessate da movimenti spontanei e associativi che stanno incidendo sul tessuto sociale. I risultati ci sono e si vedono, confermò la guida, Molti si stanno muovendo e si espongono per superare emarginazione e precarietà. Tra i più esposti ci sono figure come don Antonio Loffredo e padre Zanotelli, un friulano che vive qui da molti anni. C’è anche don Patriciello ed altri”.
Napoli cominciava a svelarsi nella sua multiforme realtà. Sempre in bilico tra sacro, profano, tradizioni, mito e modernità.
Non vedevano l’ora di tornare a Milano. Ora avevano molte cose da discutere con Gennaro.

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