Questa è la storia di un giovane ardimentoso e coraggioso. Uno di quei ragazzoni di provincia forti di fisico e di carattere.
Un ragazzo che per raggiungere le sue mete e conquistare il cuore della
sua amata non ebbe paura di lottare.
Il suo nome era Francesco Paolino. Vide i natali nella cittadina di Arpino ,
nelle terre del Frusinate.
Ora dovete sapere che ad Arpino c’era un anziano maestro di scuola che si
chiamava Giuseppe. Per tutti era “Peppino il garibaldino”, visto il suo
indomito spirito patriottico. Nelle manifestazioni e ricorrenze indossava
sempre una camicia rossa.
Stava spendendo i suoi ultimi anni di insegnamento con i ragazzi del
paese. Oltre a grammatica e aritmetica, cercava di infondere nei suoi
allievi un po’ di cultura e spirito patriottico, dicendo:” Cari ragazzi dovete
sapere che siete fortunati ad essere nati ad Arpino.
Nella nostra città sono nati grandi uomini, Cicerone a esempio. Uno dei
più importanti e grandi uomini dell’antica Roma. Qui è nato anche
Giuseppe Cesari, detto il cavalier d’Arpino, uno dei maestri del Caravaggio.
Scusate se è poco! E altri ancora.”
Poi, rivolto a Francesco, diceva:” Tu lo sai cosa avvenne nell’anno della tua nascita, il 1870? In quell’anno Roma divenne la capitale d’Italia.
Finalmente la città eterna era capitale della nostra patria. In quei giorni ero
a Roma e vidi i bersaglieri alla carica. Una grande emozione.
I ragazzi ascoltavano, qualcuno si entusiasmava ma la maggior parte in
realtà aveva la testa al pomeriggio quando sarebbero andati a scorrazzare
per i boschi.
Francesco, più che per boschi, non vedeva l’ora di andare dal maniscalco
del paese a vedere i cavalli: la sua grande passione. Assisteva con
attenzione alla ferratura degli zoccoli dei cavalli. Sognava di diventare
maniscalco lui stesso. Aveva un rapporto speciale con quei quadrupedi.
Sembrava che comprendesse il loro linguaggio e riuscisse a dialogare con
quei nobili animali.
Mastro Giovanni, il maniscalco, lo aveva preso a benvolere e gli diceva:
”Francesco, sei ancora troppo giovane per ferrare i cavalli. Osserva, impara e arriverà la tua ora.”
In Francesco questo amore per i cavalli era nato naturalmente. Fin dai
primi mesi, quando vedeva i cavalli sbarrava gli occhi.
Suo padre, mastro Michele il falegname, avrebbe voluto che lo aiutasse nel
suo laboratorio a imparare il mestiere di famiglia. Alla fine si rassegnò.
Ben presto, nonostante la giovane età, divenne un provetto maniscalco.
Con lui i cavalli, anche i più capricciosi, si facevano ferrare di buon grado
ed erano mansueti.
Un giorno, aveva già superato i vent’anni, ad Arpino capitò un
commerciante di Napoli che girava per ogni dove per vendere la sua
merce. Aveva un carro ricolmo delle cose più varie, anche belle stoffe: le
donne accorrevano a frotte.
Vide Francesco all’opera e si rese conto della bravura del ragazzo. Si
avvicinò e gli disse:” Sei proprio bravo. Qui sei sprecato. Vieni a Napoli.
Ci sono molte carrozze dei nobili e splendidi cavalli. Quelli come te sono
cercati come il pane.” Francesco sognava a occhi aperti alla prospettiva di
andare in una grande città.
L’ambulante rivolto a mastro Giovanni disse:” Lasciatelo andare. Merita di
andare dove il suo talento è cercato e apprezzato.”
A malincuore mastro Giovanni lo lasciò andare, dicendo:” Sappi però che
qui sarà sempre casa tua.”
Ben presto nella grande città Francesco si fece apprezzare per le sue doti. I
cavalli più belli toccavano a lui.
Conobbe anche le piacevolezze della vita di una capitale. Non mancò di
apprezzarle. Le belle signore giravano la testa alla vista di quel simpatico e
prestante giovanotto.
Tuttavia la vita aveva in serbo per Francesco altri destini.
Un giorno capitò nell’officina un carrettiere di Gragnano, la città dei
maccheroni. Osservò con attenzione il lavoro di Francesco. Si rese conto
che non solo era un bravo maniscalco, era anche capace di valutare tutti gli
aspetti che riguardano i cavalli. Anche il loro stato di salute. Nella cittadina
dei maccheroni i cavalli avevano un ruolo cruciale.
Gli disse: “Francesco, tu sei un vero professionista. Vieni a Gragnano, ci
sono molti cavalli, sono indispensabili. Guadagnerai bene e di più.”
A Francesco, cui lo spirito di avventura non difettava e amava sempre
nuove sfide, accettò e si trasferì nella sua nuova casa.
Effettivamente c’erano molti cavalli e l’officina dove lavorava era grande e
ben organizzata. Il proprietario era un certo signor Forestieri. Ben presto
divenne il punto di riferimento.
Una mattina mentre lavorava entrò una bella ragazza, portava il caffè. Era
la figlia del proprietario. Il caffè era per tutti. Quando si avvicinò a
Francesco rimase con la tazzina a mezz’aria, anche Francesco rimase
imbambolato e ammaliato dalla bellezza e dal garbo della ragazza. Se ne
invaghì. Anche Laura, così si chiamava la ragazza, non evitava lo sguardo
di quel bel giovanottone. Cupido aveva scagliato il dardo. Da quel
momento i due giovani presero a scambiarsi sguardi furtivi. Forestieri, accortosi della cosa, senza giri di parole, gli disse:” Togliti Laura dalla testa, non te la darò mai in moglie. Ho progetti ambiziosi per lei.”
Con altrettanta decisione Francesco rispose:” Se è così allora vado via. Se
non mi fate sposare Laura, ciao ciao.” A queste parole Laura abbassò lo
sguardo. Non voleva perdere Francesco. Il ragazzo aveva deciso di
giocarsi il tutto per tutto.
Il padre fu irremovibile. Francesco tornò a Napoli.
Ben presto la sua assenza si fece sentire. I clienti reclamavano Francesco.
Minacciavano di andare via. Resosi conto dell’errore, Forestieri richiamò
Francesco.
I due innamorati avevano vinto.
In una radiosa giornata del Maggio 1898, Francesco e Laura, raggianti, si
recarono all’altare.