“È meglio confessare i propri errori, ci si ritrova più forti”, Mahatma Ghandi

Dopo il racconto di Cuzco, Cose Nostre gennaio 2014, e la Valle Sacra, Cose Nostre dicembre 2018, questa volta ci spostiamo nel sud del Perù sempre in compagnia di mia madre Piera, di mio fratello Stefano e mia cognata Sandra durante il viaggio fatto nel 2005.
Il Lago Titicaca, uno dei più grandi del Sud America, si trova in una delle zone più alte delle Ande. Fin da prima degli Inca svolge un ruolo spirituale importante per la popolazione locale.
Il colore dell’acqua va dall’azzurro all’indaco e si estende per oltre 8.000 chilometri quadrati a 3.800 metri di altitudine. L’intero lago è salvaguardato come riserva naturale protetta e ospita numerosi uccelli migratori e acquatici.
Il lago navigabile più alto del mondo offre uno spettacolo ineguagliabile. Circondato da una folta vegetazione caratterizzata prevalentemente dalla totora, una pianta simile alle canne di bambù che galleggia sull’acqua, è costellato da diverse isole, ciascuna delle quali con una incredibile storia da raccontare.
Taquile, Amantaní e le isole galleggianti degli Uros, offrono la possibilità unica di vivere l’esperienza di antiche tradizioni e costumi di questo popolo che ha saputo valorizzare l’ambiente circostante e conviverci in armonia.
Islas Uros
Gli Uros sono una etnia originaria della Bolivia che per sfuggire dalle invasioni degli Inca si rifugiarono sul Lago Titicaca.
Situate a mezz’ora di barca dalla riva e dalla cittadina di Puno, queste isole galleggianti davvero uniche sono la principale attrattiva turistica del Lago Titicaca. La loro particolarità consiste nel fatto che sono interamente costruite con le totora, canne galleggianti che crescono in abbondanza nelle acque poco profonde del lago. Nella vita quotidiana gli Uros impiegano queste canne, che sono in parte commestibili con il gusto simile a quello del cuore di palma, per costruire case, barche e oggetti artigianali. Le isole sono formate da molti strati di totora e necessitano di una manutenzione continua affinché la superficie risulti sempre morbida ed elastica, gli strati più superficiali vengono costantemente ricoperti di canne nuove, compensando la perdita di quelli più profondi che marciscono progressivamente.
I matrimoni misti con i nativi di lingua Aymará hanno portato alla scomparsa degli Uros di sangue puro, che oggi parlano tutti l’idioma Aymará.
La popolarità di queste isole ne ha provocato l’eccessivo sfruttamento commerciale. Le isole di canne più autentiche sono situate a maggiore distanza da Puno, in un labirinto di piccoli canali, e per visitarle si deve  noleggiare un’imbarcazione privata. Qui gli isolani continuano a condurre un’esistenza maggiormente legata ai costumi tradizionali e preferiscono non essere fotografati.
Raggiungere le Islas Uros è facile con i battelli, di proprietà della comunità, che partono dal porto di Puno e raggiungono due isole a rotazione. Le imbarcazioni dirette a Taquile e Amantaní prevedono una tappa alle Islas Uros.
Sull’Isla Khantati c’è la possibilità di alloggio, nel corso degli anni la famiglia che qui vive ha costruito alcune capanne semi-tradizionali che occupano metà di un’isoletta abitata da gatti e da qualche fenicottero. I ritmi estremamente rilassati rendono questa sistemazione ideale solo per chi ha molto tempo a disposizione.
Isla Taquile
Abitata da migliaia di anni, l’Isla Taquile si trova 35 chilometri a est di Puno ed è un minuscolo isolotto di 6 chilometri quadrati su cui vivono circa 2000 persone. I magnifici paesaggi di Taquile creano bellissimi contrasti tra il colore rossastro del terreno, il blu intenso del lago e la forte luce del sole di montagna, con le montagne innevate della Cordillera delle Ande che si stagliano sullo sfondo. Sulle pendici delle colline si possono ancora vedere gli antichi terrazzamenti inca, mentre sulla cima sorgono antiche rovine.
Gli isolani parlano il quechua e mantengono una forte identità, il che ne fa un gruppo tendenzialmente distinto dalle comunità isolane di lingua Aymará, i matrimoni con persone non originarie dell’isola sono rari.
L’Isla Taquile vanta una tradizione artigianale particolarmente affascinante, le creazioni degli isolani sono realizzate secondo un sistema di costumi sociali profondamente radicati nella tradizione locale. Gli uomini indossano cappelli di lana dalla forma di cappuccio, realizzati personalmente da loro. Questi cappelli costituiscono il simbolo di uno status sociale, il cappello rosso è indossato dagli uomini sposati, quello rosso e bianco dai celibi, mentre gli altri colori possono indicare la posizione sociale passata e attuale di chi lo indossa.
Le donne di Taquile tessono spesse fasce colorate per i loro mariti, usate per cingere la vita e indossate con camicie bianche di tessuto grezzo e spessi pantaloni neri lunghi fino al polpaccio. Le donne indossano vistose gonne a più strati e bluse impreziosite da delicati ricami, i loro abiti sono tra i costumi tradizionali più raffinati del Perù e si possono acquistare nel negozio della cooperativa sulla piazza principale dell’isola.
Isla Amantaní
La più remota Isla Amantaní, 9 chilometri quadrati e 3500 abitanti, si trova pochi chilometri a nord della più piccola Taquile. Quasi tutte le escursioni che raggiungono l’isola prevedono un pernottamento presso gli isolani. Aiutarli a cucinare i pasti sui fuochi accesi nelle cucine dal pavimento in terra battuta e assistere ai vari aspetti della vita rurale è un’esperienza di viaggio affascinante e indimenticabile.
L’isola è molto tranquilla vanta bellissimi paesaggi e non ha né strade né veicoli. Sulla cima di molte colline sorgono antiche rovine, tra le più alte e più famose ricordiamo quelle di Pachamama e Pachatata, la Madre e il Padre Terra, che appartengono alla cultura tiwanaku. Questa cultura, di origine prevalentemente boliviana, nacque sulle rive del Lago Titicaca e si espanse rapidamente tra il 200 a.C. e il 1000 d.C.
Come a Taquile, anche qui gli isolani parlano quechua, ma la loro cultura è stata molto più influenzata dagli aymará.
Talvolta gli abitanti organizzano danze tradizionali, facendo indossare ai turisti i loro caratteristici abiti da festa per ballare tutta la notte e alzare lo sguardo verso l’incredibile cielo stellato.

Giovanni Cravero meglio conosciuto come Vanni, nato nel 1952 a Caselle di professione Agente di Commercio da sempre e da sempre con la grande passione di andare in giro ovunque sia possibile. Ho cominciato a muovermi all’età di 17 anni e senza soste questo mi ha portato a vedere ad oggi oltre 80 Paesi in tutti i 5 continenti, oltre 800 località e oltre 200 Siti Unesco, che come mi dice Trip Advisor rappresentano oltre il 60% della Terra.

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