In tutta Europa migliaia di persone stanno scendendo quotidianamente in piazza per protestare contro l’obbligo vaccinale. Si tratta di un obbligo de facto, in quanto senza green pass non si può fare più nulla: non si va al ristorante, al cinema, al lavoro… Si tratta di una misura forte, ma supportata dall’intera comunità scientifica, secondo cui il vaccino è l’unica arma davvero efficiente per sconfiggere la pandemia.
Resta da chiedersi perché ci siano così tante persone disposte a perdere il lavoro pur di non vaccinarsi. I vaccini, diciamolo, sono sicuri, non sono farmaci sperimentali, non causano trombosi, hanno rispettato un severo iter di farmacosorveglianza, sono stati studiati su migliaia di persone, non favoriscono la diffusione di nuove varianti, non provocano il Covid né tantomeno intaccano la gravidanza o la fertilità. Insomma, essere No-vax sembrerebbe una cosa davvero irrazionale.
Tuttavia, prima di saltare a conclusioni affrettate, dovremmo indagare di più sul processo di formazione delle credenze di questi individui. Il movimento No-vax proviene da una sottocultura che non si fida della maggior parte dei membri della comunità scientifica, delle principali istituzioni scientifiche e del governo. La convinzione di possedere una verità nascosta, essere parte di un’élite illuminata, porta questi individui a voler farsi carico di quello che credono essere il male nel mondo e sviluppare un sentimento di risentimento verso tutte le altre persone che non comprendono di essere accecate dal complotto e corrono, secondo loro, verso un burrone come un branco di pecore. Il “branco di pecore” in questione, ovvero la maggior parte della società, non gradisce la presunzione di questa ristretta minoranza pseudo-illuminata. Come risultato si creano due fronti opposti, con sentimenti di risentimento reciproco.
Il fenomeno No-vax può essere in parte spiegato con il wishful thinking, ovvero è la tendenza a credere che il mondo sia come uno vorrebbe che fosse. Insomma, vediamo la realtà che ci piacerebbe vedere. E raccogliamo le prove che dimostrano le nostre tesi. Le persone anti-vaccinazione chiedono informazioni sui vaccini, ma le ottengono da fonti inaffidabili, come gruppi di Facebook, siti web sommari o video di YouTube. Di solito raccolgono informazioni secondo il metodo del satisficing, cioè continuano a cercare informazioni finché non trovano qualcosa che supporti le loro credenze (e sono quindi soddisfatti). Tutte le fonti ufficiali vengono bollate come parte del complotto. Anche quando la diffusione di questo movimento in tutto il mondo sta aumentando la pressione negli ospedali, come in Italia, dove si è toccato un picco del 90% delle persone in terapia intensiva perché non vaccinate.
Perché un individuo dovrebbe mai volere che il mondo fosse un terribile 1984 in cui nemmeno le verità scientifiche sono escluse dal complotto? Non convince la spiegazione della provenienza sociale e della posizione economica: non troviamo No-vax solo tra i ceti meno istruiti o più poveri della popolazione. La provenienza è anzi eterogenea. Spesso, invece, i negazionisti e i complottisti sono persone emotivamente e socialmente frustrate, in cerca di un proprio posto nella società, in cerca di un ideale, di una battaglia da combattere. E combattere per salvare il mondo dalle forze del male è estremamente accattivante, degno dei migliori film d’azione, da Matrix a James Bond. Significa inoltre entrare a far parte di una solidissima comunità di persone simili tra loro, significa non dover più porsi domande, ma aver solo certezze.
Dialogare con un No-vax è difficile proprio per questo: non mettiamo in discussione solo le sue convinzioni su una delle tante questioni sociali, ma ogni sua certezza sociale. Mettiamo in discussione la sua vita. Convincere un No-vax a smettere di combattere contro i mulini a vento ed arrendersi all’evidenza è lungo e difficile, impossibile se non gli forniamo un’alternativa sociale altrettanto stabile ed appagante.

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