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Comune di Caselle Torinese
mercoledì, Giugno 19, 2024

    Lavorare per vivere, morire lavorando


    Sicurezza sul lavoro. Questo mese abbiamo visto cosa che non avremmo mai voluto vedere. Giovani ventenni morire cadendo da una gru, a pochi chilometri da casa nostra, e ragazzi diciottenni perdere la vita l’ultimo giorno di alternanza scuola lavoro, schiacciati mortalmente da un tubo metallico. Sono i pochi che, per la loro giovane età, fanno molta notizia. Eppure, la situazione è molto più tragica: nel nostro paese ogni anno sono circa 1400 le persone che perdono la vita per infortuni sul lavoro. Più di quattro per ogni giorno lavorativo. Questa cifra è stabile da anni. Solo nel 2020 si è abbassata, a causa dei lockdown imposti dalla pandemia, per tornare ai livelli tristemente normali già l’anno seguente. E le stime sono arrotondate per difetto, non considerando né quelle categorie non assicurate dall’INAIL né – ancora peggio – le migliaia di lavoratori in nero presenti nel nostro Paese, a cui non è garantita alcuna tutela. La categoria che regista più decessi è quelle agricola, che conta ben il 30% dei decessi. Di questi, più della metà riguardano persone schiacciate dai trattori agricoli. Se pensiamo a quanti campi ci sono e a quanti trattori lavorano nella nostra zona casellese, viene da raccomandare di fare attenzione. Un altro 15% è rappresentato dai morti nel settore edilizio, un dato questo fortemente sottostimato proprio a causa del lavoro in nero. Quasi il 10% dei decessi riguardi autisti e trasportatori, cifre queste destinate ad un triste incremento legato all’aumento dei trasporti su gomma per le consegne dei prodotti acquistati online. Sempre più fattorini con tanti pacchi e poco tempo a disposizione che correndo come matti da un indirizzo all’altro senza poter fare nemmeno una pausa rischiano di far male a sé stessi e agli altri. Nel mondo dell’industria sono le piccole o medie imprese, in cui mancano i sindacati per la sicurezza e i controlli sono pochi o inesistenti, che si trovano più spesso ad essere teatro di queste tragedie. Se da un lato le vittime sono persone in età, senza più le forze per svolgere questi mestieri, ma a cui è impossibile andare in pensione, dall’altro sono decine le giovani vittime – alle cui famiglie rivolgiamo un profondo pensiero – che, pur di non essere licenziate qualora abbiano da ridire, svolgono lavori rischiosi senza le attrezzature o la preparazione necessarie.

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