Il mese di ottobre è stato – politicamente parlando – confusionario. È iniziato con la generalizzata vittoria del centrosinistra in quasi tutte le tornate elettorali locali, riconfermatasi con il trionfo nei ballottaggi a metà mese, che hanno portato anche Torino di nuovo in mano al Partito Democratico. È finito però in maniera opposta, con l’affossamento perpetuo del DDL Zan, disegno di legge contro l’omotransfobia e le discriminazioni verso omosessuali, donne e disabili. Un trionfo, questa volta, delle destre di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, particolarmente ostili all’educazione sulle diversità di genere. Qualcuno potrebbe affermare che il Parlamento non rispecchi più la realtà del Paese, qualcun altro che il pesantissimo astensionismo delle amministrative rappresenti la delusione verso la politica in generale, qualcun altro ancora che le solite minoranze parlamentari del 3%, ininfluenti a livello locale, sono invece ancora in grado di determinare il risultato di sfide di rilevanza nazionale. Sono tutte considerazioni sensate, ma come potrebbero influire sulla nostra realtà casellese, in cui proprio fra qualche mese si andrà ad elezioni? La situazione presenta molte incognite. Sicuramente nelle grandi città il peso dei partiti politici è maggiore che nei comuni minori, dove è bilanciato con il soft power di gruppi locali, famiglie storiche, relazioni interpersonali di lunga data. Nelle realtà locali i candidati consiglieri – e persino il candidato sindaco – sono spesso conoscenti se non buoni amici. Non stupiscono situazioni in cui nel proprio comune l’elettore voti il candidato di sinistra, che è magari il proprio vicino di casa, mentre a livello nazionale è un convinto sostenitore della destra. Ecco perché le statistiche nazionali non devono ingannarci o darci false certezze. Analogamente segue per quanto riguarda l’astensionismo. Se l’elettore non è disposto ad andare ai seggi per questo o quel candidato parlamentare sconosciuto appartenente ad un partito in cui non si riconosce, lo sarà invece probabilmente per il proprio vicino di casa candidato al consiglio comunale. E – forse – grazie al rapporto di fiducia che lo lega al candidato, non sarà nemmeno troppo interessato al programma elettorale (che però un buon candidato dovrebbe comunque elaborare e presentargli). Caselle è però, tristemente, anche una città dormitorio. E chi vive a Caselle solo nella fascia oraria 19.00 – 6.30 potrebbe non essere interessato a quale sia il colore dell’amministrazione comunale. Certo, anni di regolare amministrazione di centrosinistra lasciano immaginare un prosieguo di questa tendenza, ma non bisogna dare nulla per scontato. La sociologia ci spiega infatti come, proprio nelle realtà locali minori, dissapori interpersonali tra candidati di punta, scissioni improvvise o immobilità di soggetti chiave possono minare il fronte favorito. Insomma, anche a Caselle, la corsa è già iniziata e né il suo sviluppo né il risultato finale sono privi di incognite.

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