Potremo ancora brindare con un buon bicchiere di vino? La risposta è sì, certamente, ma probabilmente non con lo stesso vino con cui lo facciamo oggi. Sulle dolci colline che circondano Bordeaux, città in cui ho vissuto e studiato ben due anni per rientrare a Caselle definitivamente proprio questo maggio, lunghi filari di viti solcano il paesaggio. I produttori di vino hanno sviluppato per secoli una varietà di uva con una bacca blu scuro: il Merlot. Questo vino, rotondo, accogliente e caratterizzato da un leggero aroma di prugna, uno dei più popolari al mondo, è “sull’orlo dell’estinzione” (Godin, 2020). La ragione? Ancora una volta il cambiamento climatico. Secondo uno studio pubblicato su PNAS (Hannah & al., 2013), se la temperatura aumentasse di 2 gradi, il 56% delle attuali regioni viticole potrebbe scomparire entro il 2050. Se la temperatura, come previsto negli scenari più catastrofici dell’IPCC, aumentasse di 4 gradi, l’85% delle regioni vinicole potrebbe essere perso entro il 2100 (Bongioanni, 2020). Oltre a fare più caldo, cambierà la frequenza delle precipitazioni: ci saranno lunghi giorni di siccità alternati da violenti temporali e grandinate, che rischiano di seccare e poi distruggere i grappoli. Già oggi, in media, la raccolta delle uve avviene circa due settimane prima rispetto al 1980. Il caldo rende anche più faticosa la vendemmia, diminuendo la produttività dei lavoratori. Sarà quindi necessario piantare le vigne sempre più in alto, come hanno fatto alcuni produttori spagnoli sui Pirenei, tra i 1000 e i 1200 metri di altitudine (Asimov, 2019), o come avviene a due passi da noi, a Bossolasco, dove, fino al 1980 esisteva un impianto di risalita funzionante con diverse piste da sci, ora sostituito da lunghi file di viti da spumante tipo Alta Langa. Il pericolo, per le nostre regioni vinicole, è però ancora più grave: i vigneti si sposteranno al nord. L’Inghilterra ne è l’esempio perfetto: fino a qualche decennio fa non aveva mai prodotto vini di qualità, oggi ha iniziato addirittura ad esportare spumanti di discreta qualità. Non per niente alcuni prestigiosi produttori di champagne, tra cui Taittinger (fondata a Reims nel 1736!), hanno acquistato porzioni di queste terre. I produttori delle nostre terre sapranno adattarsi? Le autorità rivedranno le norme sulle pratiche agricole di conseguenza? Oggi i nostri vini sopravvivono grazie alle grandi denominazioni: Barolo, Nebbiolo… ma questa garanzia non durerà per sempre.

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