Mauro camminava lentamente lungo il viale di periferia fiancheggiato da alberi.
I rami, senza foglie e protesi verso l’alto, li facevano apparire come tante anime in pena che levavano le braccia verso il cielo plumbeo. Cercavano un raggio di sole che non c’era e che, sicuramente, non sarebbe apparso.
Il ragazzo andava a capo chino, era pensieroso. Lo sguardo era abbassato come di chi non ha voglia di parlare né di incontrare qualcuno. Il clima invernale faceva sembrare il giovane come un’anima persa che camminava senza una meta precisa.
La sua mestizia dipendeva anche dalla discussione che, poco prima, aveva avuto con i suoi genitori. Le parole erano ancora stampate nella sua mente.
Il tema del confronto era il solito. Giacomo e Anna, così si chiamavano i suoi, erano preoccupati poiché Mauro, ormai andava per i trent’anni, non aveva ancora un lavoro fisso. Come loro pensavano fosse giusto.
Mauro per lavorare, lavorava. Amava cambiare lavoro. Aveva in uggia la routine anonima, anche se economicamente appagante. Inoltre non aveva una ragazza fissa che facesse pensare a una futura stabilità familiare.
Mauro si sentiva spirito libero. Ancora non aveva idea che tipo di indirizzo dare alla sua vita. Una cosa era certa: il tranquillo tran tran non faceva per lui.
Sapeva che i suoi genitori avevano fatto molti sacrifici per lui. Non voleva deluderli. “ Sono persone oneste e perbene”, pensava. Non li avrebbe mai abbandonati e, in caso di bisogno, li avrebbe accuditi poiché sarebbe stato giusto così.
Questo però non avrebbe dovuto impedirgli di orientare la sua vita in un senso più autentico.
Con questi pensieri, senza rendersene conto, si trovò nei pressi della birreria che era anche una specie di punto di ritrovo per i giovani della zona. Era il luogo che frequentava solitamente.
Decise che doveva dare un taglio al cattivo umore con una una buona bionda.
Entrò e si fece mescere un bel boccale dal suo amico Ciccio, il gestore, che accortosi del suo umore, e sapendo di cosa si trattava, gli disse:” Dai Mauro, hai ancora discusso con i tuoi? Tranquillo, sanno chi sei . Tutto si risolverà.” Gli ficcò una pacca sulla spalla: “ Vai, il tuo tavolo è libero e ti aspetta.”
Il solito posto era collocato in un angolo accogliente. Questo lo tranquillizzava.
Mentre stava lì, solitario e pensieroso, si avvicinò al suo tavolo un ragazzo che, su per giù, aveva la sua stessa età. Chiese:” Posso sedermi? Non mi va di stare da solo. Se non disturbo e se ti va beviamo una birra assieme.”
“Tranquillo – rispose Mauro – siedi pure. Forse è addirittura meglio. Se resto troppo solo mi deprimo ancora di più.”
“ Hai ragione- disse lo sconosciuto – stare un po’ da soli a volte è bello e necessario ma a lungo andare porta alla depressione. Del resto, quando abbiamo qualcuno con cui confidarci a cuore aperto, anche il nostro umore migliora.”
Mauro guardò da sotto in su il suo nuovo compagno di bevuta. Il suo volto aveva qualcosa che gli sfuggiva. Occhi profondi, una barba semincolta che incorniciava il suo volto. Ispirava fiducia.
“Sì è vero, – disse Mauro – quando si è da soli si rimugina sempre sulle stesse cose. Nel mio caso poi non so come risolverle. I miei sono preoccupati per me perché non voglio seguire quelli che per loro sono i canoni per una vita tranquilla.”
“È normale che i genitori si preoccupino per i loro figli. Tendono a considerarli sempre come bimbi. Non vorrebbero mai staccarsi da essi. Invece i figli devono, prima o poi staccarsi da loro e cominciare a navigare nel mare della vita alla ricerca della propria identità”, disse lo sconosciuto.
“ Vedi amico – rispose Mauro – io non vorrei seguire quella logica che prevede che tu debba seguire un percorso già tracciato e tranquillo. Vorrei percorrere una via che mi porti a capire come devo comportarmi, chi sono e chi siamo, avere più fiducia. Soprattutto cercare di fare delle cose che mi aiutino a vivere esperienze di vita appaganti sul piano sociale e umano.”
“Capisco bene cosa pensi e intendi. Molti aspirano a quelle cose che tu vedi come freni, anche se garantiscono tranquillità. Devi sapere che per fare quello che dici devi convincerti che pagherai dei prezzi. I prezzi che pensi di dover pagare sono tali per quelli che seguono una traccia di vita, diciamo, tradizionale: studiare per avere un titolo buono per la carriera, farsi una bella famiglia, comprare una bella casa, meglio una villa. Soprattutto fare soldi. In questo modo sarai rispettato e ammirato e, magari, avere titoli e riconoscimenti.
Nel tuo caso, se ho ben capito, non ritieni queste cose importanti. Rinunciarci non significa pagare dei prezzi.
Anzi potresti trovarti, dopo aver vissuto la vita, ad aver ben speso il tuo capitale iniziale. Cosa che pochi riescono a fare.”, disse parlando con calma il suo giovane amico.
“ Pagare dei prezzi, come dici tu, non mi spaventa. Quella routine appagante non mi interessa; – replicò Mauro – tu hai parlato di un capitale iniziale da spendere nella vita. Quale? Visto che non posseggo nulla. Puoi essere più chiaro?”
“ Vedi Mauro… -, disse il giovane barbuto. Mauro sobbalzò sulla sedia: come faceva a conoscere il suo nome? Lui non glielo aveva detto!
“ Vedi Mauro, continuò, tutti gli uomini alla nascita sono uguali; ovviamente siamo nudi e, apparentemente, non abbiamo nulla con noi. In realtà tutti abbiamo un specie di capitale iniziale che, per capirci, chiameremo “il sacchetto di monete.” Questo piccolo capitale va speso lungo la vita. Tuttavia queste monete non sono di metallo più o meno pregiato. Sono valori che cercano e praticano le donne e gli uomini retti. La maggior parte delle persone non sanno nemmeno di averli.
Dopo una vita, per molti, quelle monete sono ancora tutte lì nel sacchetto inutilizzate. Eppure hanno avuta onori, soldi e tanto altro. Tuttavia quelle monete-valori sono tutte lì impolverate e abbandonate. Nemmeno una ne è stata spesa.
L’ideale è arrivare alla meta con il sacchetto vuoto. Questi valori sono quelli che cerchi tu e che conosci bene, visto che ti sei posto il problema. Di queste cose hanno parlato e insegnato pochi grandi ed eterni maestri. Hanno tracciato una via. Cercarla e praticarla non è per tutti.
I loro seguaci all’inizio li hanno seguiti. Poi si sono spaventati. Troppo radicali quei valori. Li hanno trasformati in cose diverse che spesso hanno poco o niente in comune con quell’insegnamento iniziale.
Questa è la meta che tu, inconsapevolmente, stai cercando. Costa fatica, molta fatica ma, se ci riuscirai, vivrai. Meglio se questo percorso lo cerchi assieme ad altre persone. Avere una compagna con cui condividere queste esperienze è fondamentale. Meglio ancora se si riesce a creare un gruppo che condivide questo percorso.”
“Ma tu chi sei?” gli chiese Mauro.
“ Uno cui piace incontrare persone e parlarci. Vivo ramingo e mi accontento di poco.”
“ Chi sei, come ti chiami?” incalzò Mauro rivolto al suo amico mentre questi si accingeva ad andare.
“ Chi sono, come mi chiamo? A che serve saperlo. Conta sapere che sono tuo amico e ci incontreremo ancora.”
Vittorio Mosca

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