Così recita Wikipedia: Cose Nostre è un programma televisivo italiano che racconta storie di mafia e di persone che combattono le mafie, in onda, in seconda serata, su Rai 1…
Uno scippo di titolo prevedibile e scontato!
Un po’ di ansia ce l’aveva messa addosso anche a noi quel nome!
“Il giornale si chiamerà Cose Nostre” mi spiegò con un sorriso che riempiva di stelline anche l’azzurro degli occhi, il futuro dottor Enrico Ansaldi. Entrato nel Centro di lettura che curavo in quegli anni dopo la scuola, mi propose di far parte della squadra guidata dal dott. Silvio Passera per la creazione di un giornale mensile per Caselle. Emozione alle stelle, entusiasmo. Scrivere era il mio sogno.
Mi è rimasta la convinzione che le parole scritte salvino un po’ di quel tempo che ci scorre addosso veloce: pagine di diario, di cronaca, di poesia. Quando le rileggo, anni dopo, mi restituiscono emozioni e cose quasi dimenticate. E poi la scrittura è segno che testimonia il tuo passaggio. Anche rileggere, per questa magnifica occasione dei 50 anni di Cose nostre, i primi annuari degli anni ‘70 mi ha sorpresa e commossa. Per la verità, ad un certo punto mi sarei anche presa a schiaffi, ritrovando una serie di articoli dedicati niente meno che al mitico viaggio “La via della seta” sulle orme di Marco Polo, organizzato da Carlo Mauri. L’amica Livia Oddenino  ed io abbiamo seguito la spedizione nel ‘72-’73 fino a quando le autorità le hanno negato l’ingresso in Cina, grazie alle lettere inviate alla moglie Daniela Zanardi da Ermanno De Carlo, istruttore di equitazione a Barbania, esperto di cavalcature e quindi prezioso per la spedizione attraverso deserti e lande selvagge. Leggendo, ho cominciato a chiedermi: ” Ma si tratta del grande Carlo Mauri, l’alpinista ed esploratore di Antartide, Patagonia, Amazzonia? Carlo Mauri che ha attraversato l’oceano Indiano su una barca di Papiro sulla traccia dei Sumeri? Ho cercato conferme attraverso internet e ho scoperto che era proprio lui. E’ morto a Lecco nel 1982, colpito da infarto sulla ferrata Gamma 1 al Pizzo d’Erna. Mi sono ripromessa di contattare il nipote che sembra aver ereditato l’amore per l’avventura estrema del nonno. Anzi l’ho già fatto. Per i “giornalisti” di Cose Nostre la curiosità è d’obbligo! Ritornando agli esordi, che anni erano quelli! Il giornale era tutto da costruire e lo si faceva insieme nei locali della Pro Loco, in lunghe serate di lavoro. C’era il gruppo dei più anziani, come il carissimo Domenico Passera che allora scriveva di fiori e giardini e il gruppo dei più giovani guidati da un Silvio Passera sempre attento a distribuire incarichi e articoli in modo da ottenere il materiale che poi veniva sistemato sul menabò per la composizione del numero. Credo di aver raccontato diverse volte il dramma del primo numero: per fare uno scherzo alla maestrina che ero allora, fecero stampare un foglio di prova con IRREQUPERABILI in bella vista. Ricordo di aver gridato qualcosa di sgradevole, così mi presentarono in fretta la copia corretta! Tanti di quegli amici non ci sono più, ma per me sono sempre là: Domenico Musci che scambia battute scherzose con Giulio Gianolio, Silvio Passera che mi dedica il libro della Fallaci, Gigi Manina che parla ovviamente solo in piemontese, come vuole La Forgia appena nata. Sono stata fortunata: ho avuto e ho grandi amici. Spesso gli articoli si firmavano in due, in tre; si andava insieme ad intervistare autorità, si ribadiva garbatamente che non volevamo accogliere polemiche o veleni, ma semplicemente fare informazione e poi si scriveva il pezzo, battendo sui tasti di una bella Olivetti verdina. Uno degli incontri più divertenti, con bagarre tenuta a freno a stento da Domenico Musci, era stato quello con i cacciatori, per discutere di regolamenti e suggerire una visione nuova della caccia sportiva: a un Pariani che sfidava i cacciatori a rinunciare al fucile automatico con cui anche il più scarso riesce al quinto colpo a gettare giù qualcosa, rispondeva ironicamente qualcuno dal fondo dell’Osteria della Stazione, sede degli incontri, chiedendo l’abolizione dei cani…pesanti come lo spinone di Pariani! Saranno cambiate le cose? Il mio sogno era quello di convertirli al tiro al piattello e a lunghe passeggiate in mezzo al verde, ma eravamo ancora ben lontani dalla coscienza ecologica di oggi e non mi restava che sperare nella velocità delle prede e negli sbagli di mira! Ho scoperto che già allora le mie giornate erano fitte fitte di impegni: scuola con il massimo della passione, centro di lettura, corsi vari di teatro, di dizione (allora davano punteggio), un po’ di sport e di amorose battaglie e l’Università a Magistero, ma le giornate più belle erano senza dubbio quelle del giornale che spesso finivano in piola da Meni. Le sue acciughe al verde erano mitiche, le chiacchierate, stretti attorno ai tavolini raggruppati, troppo divertenti. Era anche il posto giusto dove strappare promesse di interviste, come quella al comandante dell’Areonautica militare Vittorio Sanseverino che mi invitò a visitare l’aeroporto e un mitico “caccia” con tutta la mia classe e che, udite udite, mi chiese gentilissimo cosa desiderassi come regalo per le nozze imminenti. “Una tuta da paracadutista!” Anche la tuta ha cinquant’anni e mi accompagna ancora in mezzo ai boschi a cercare …funghi. Da Meni si tiravano le due! Era l’unico ritardo che non mi veniva contestato in famiglia. Mamma Teresa e papà Achille erano orgogliosi della mia partecipazione al giornale. Davvero tutti i redattori  erano un po’ la mia seconda famiglia. Infatti ho un altro ricordo indelebile: oggi le lauree vengono festeggiate con corone di alloro in testa, grandi feste con amici e parenti. Allora …avevo appena fatto il mio dovere, diceva giustamente papà, ma il mio 110 e lode fu festeggiato a sorpresa da Cose Nostre. Conservo gelosamente il libro con dedica di Silvio, la penna stilografica  e l’acquerello di Domenico Musci che illustrava una mia poesia. Fantastico.
Dopo una pausa dovuta al trasferimento a Torino e agli impegni con i figli, ho ripreso la collaborazione con il nuovo direttore: Elis Calegari, uno degli amici della prima ora che mi ha voluta in squadra per continuare Cose Nostre in modo decisamente nuovo e tecnologicamente ineccepibile. Nel “mondo di Naz” ci sto a meraviglia.
Elis, ma ti ricordi la bellezza e l’entusiasmo di quegli anni?
“Sì, certo” mi dirai, ma come te e Patrizia, Gianni Rigodanza e gli altri over, mi sento giovanissima e usare la tecnologia per creare Cose Nostre è uno strumento in più per potenziare i messaggi di cui il nostro giornale si fa promotore. Semmai, troviamoci tutti insieme qualche volta in più.
Grazie Cose Nostre per questo regalo che dura da cinquant’anni.
Naz

Braidotti M.Nazzarena in Gaiotto Nata a Ciriè(To), tre figli, ex insegnante a Caselle, vive a Torino. Laurea in Lettere con una tesi sul poeta P.Eluard, su cui ha pubblicato, per Mursia, un “Invito alla lettura”. Grandi passioni: la scrittura, tenuta viva nella redazione di “Cose Nostre” e altri giornali locali e l’acquerello.

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