Due libri e un indirizzo: questi sono i miei regali per l’estate. Libri molto diversi che ci fanno incontrare due papà che sembrano vivere in galassie lontane anni luce, anche se li separano solo una sessantina d’anni: il primo libro si intitola ” La parola papà” di Cristiano Cavina e l’altro è “Oliva Denaro” di Viola Ardone.
Cristiano Cavina mi è venuto incontro con la sua aria da eterno ragazzo, un po’ svagato, un po’ divertito, alla presentazione del libro organizzata al Qubi da Rocco Pinto, della libreria Il ponte sulla Dora. Ci dice: ” Come si fa a diventare papà, se non si è avuto un papà che ti issasse sulle spalle, che ti accompagnasse a comprare le scarpe da calcio, che ti facesse capire com’è un papà? Il mio personaggio è un genitore che deve trovare un equilibrio tra storie d’amore finite, ma che hanno lasciato eredità importanti come dei figli. È un papà di oggi, di questa età così difficile da contenere entro limiti precisi. Ci racconta un viaggio in auto con tre figli piccoli, alla ricerca di un bandolo da cui partire  per sciogliere nodi irrisolti, per rispondere a curiosità nate suo malgrado, per costruire un percorso interiore e far pace con tutti i pezzi di vita che racconta così come vengono, ogni ricordo a tirarne fuori un altro. Tenerezza e autoironia, parole …mai dette, ma scritte(attenti al modo strano in cui lo fa!), descrizioni efficaci e divertenti di figli che fanno domande difficili, che s’addormentano per fortuna appena saliti in auto, che sanno strillare a decibel insostenibili, storie    di parole storpiate che restano per amore e per sempre.
Cristiano Cavina come negli altri suoi libri ti travolge e ti sorprende, ti commuove e ti fa ridere alle lacrime, sa parlare di sesso senza condiscendenze, mette alla prova le tue regole fisse di scrittura e di punteggiatura. Lascia spazi, mai una parola di troppo. D’altra parte insegna scrittura alla scuola Holden e anche questo romanzo ci fa capire cos’è per lui una scrittura contemporanea.
L’altro padre è quello di Oliva Denaro. Papà anni Sessanta, profondo Sud: intelligente e pacato, capace di appoggiare la figlia in una lotta che sarà di esempio e di stimolo a cambiamenti legislativi epocali. Oliva, una quindicenne tutta ossa che rimpiange l’infanzia in cui era libera come un maschio, non accetta il matrimonio riparatore offerto da chi l’ha rapita e violentata. Il libro riecheggia la vicenda di Franca Viola, accaduta nel 1947 e denuncia come nulla fosse ancora cambiato negli anni Sessanta. Oliva ha un fratello gemello e si rende conto presto che mentre nella pancia erano uguali, fuori non lo sono più. Fino all’arrivo del “marchese” Oliva vive come un maschio, corre, tira di fionda, va a lumache(babbaluci)  e rane da vendere al mercato. Dopo, il suo destino cambia e cambiano le sue giornate: “La femmina è una brocca, chi la rompe se la piglia”. La madre la ossessiona con questa e altre “verità” che caratterizzano l’universo femminile del Sud. Lo stesso ripete in tutti i modi il coro delle comari, delle compagne, tranne l’amica Liliana, comunista e fornitrice di giornalini e idee nuove. La madre di Oliva si è sposata per amore, giovanissima, dopo la classica ” fuitina”. Non capisce questo marito che esce dagli schemi, che non reagisce con la violenza, che cerca il dialogo, che sfida in altro modo i prepotenti, che accompagna la figlia a denunciare lo stupratore. Personaggi ben caratterizzati e indimenticabile Oliva: ” Io non lo so se sono favorevole al matrimonio, non voglio finire come Fortunata, che si è fatta mettere in gravidanza da Musciacco mentre io mi mangiavo la pasta con l’anciova a casa di Nardina. Per questo in strada vado sempre di corsa: il respiro dei maschi è come il soffio di un mantice  che ha mani e può arrivare a toccare le carni. Così corro per diventare invisibile, corro con il mio corpo di maschio e il mio cuore da femmina, corro per tutte le volte che non potrò più.” E noi corriamo con lei.
Mentre la scrittura di Cavina ha bisogno di una lettura lenta che faccia scoprire  come muoversi in essa, come seguirlo negli andirivieni dei ricordi, la scrittura di Viola Ardone è lineare, facile, non per questo di minor fascino, cosparsa di termini dialettali intraducibili e forme di parlato che rendono bene il luogo e il momento.
Il terzo regalo è un indirizzo, per potersi affacciare su un angolo di paradiso terrestre, sulla collina torinese, sempre ventilato anche nelle giornate più assolate: il Viridarium ( giardino in latino) in via Eremo angolo via Mongino a Pino torinese.
Si entra in una vallata tra due ali di bosco, un palcoscenico che ha come fondale la visione a volo d’uccello del territorio astigiano. Un immenso prato in cui si aprono aiuole con fiori meravigliosi. Io ci sono arrivata durante l’ultima fioritura delle peonie e l’inizio di quella delle rose, ma Edoardo Santoro accompagnando i visitatori racconta caratteristiche e nomi botanici di centinaia di varietà, che dipingono pennellate variopinte ovunque. È un giardino botanico? Un vivaio? È una cosa nuova, forse un sogno che si fa realtà: l’associazione “Sguardo nel verde” ha appunto il sogno di creare una comunità di appassionati con cui condividere il giardinaggio e la coltivazione responsabile. Un tipo di sapienza, quest’ultima, che si acquisisce sul campo oltre che con lezioni teoriche, con gite e viaggi per conoscere giardini vicini e lontani di tutta Europa. Entrando al Viridarium sembra di essere in un immenso alveare, dove fervono svariate attività: c’è chi dipinge come noi, chi ascolta spiegazioni, chi prova talee, trapianti, chi semplicemente si rilassa tra profumi e colori.
Anima e organizzatore, Edoardo Santoro, laureato in Scienze e tecnologie agrarie, curatore botanico del giardino medievale di Palazzo Madama, docente di giardinaggio all’Università Popolare di Torino, risponde sorridendo alle mille curiosità dei visitatori e ci incuriosisce con i progetti che grazie al contributo degli Associati aspettano di essere realizzati: ci sarà anche un laghetto per essenze e fiori lacustri. Insomma, nato nel 2014, rallentato dal covid, il Viridarium è in crescita e lo sarà come una creatura viva, creando amicizie e solidarietà. Per ora cercatelo su fb, poi fateci un giro e sognate. tel.3496042147. Approfondiremo.
Naz

Braidotti M.Nazzarena in Gaiotto Nata a Ciriè(To), tre figli, ex insegnante a Caselle, vive a Torino. Laurea in Lettere con una tesi sul poeta P.Eluard, su cui ha pubblicato, per Mursia, un “Invito alla lettura”. Grandi passioni: la scrittura, tenuta viva nella redazione di “Cose Nostre” e altri giornali locali e l’acquerello.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.