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martedì, Aprile 16, 2024

    Apeirogon, un libro per la pace

    Non troverei il coraggio di affrontare un argomento come la situazione israelo-palestinese se non avessi partecipato a una maratona di lettura del libro “Apeirogon” di Colum McCann, in una delle 140 librerie italiane che hanno partecipato all’iniziativa...

    Non troverei il coraggio di affrontare un argomento come la situazione israelo-palestinese se non avessi partecipato a una maratona di lettura del libro “Apeirogon” di Colum McCann, in una delle 140 librerie italiane che hanno partecipato all’iniziativa lanciata dalla libreria “Arcadia “ di Rovereto dal libraio Giorgio Gizzi: alle 18,30 di lunedì 23 ottobre, nella libreria “Il ponte sulla Dora” di quel libraio, attivissimo sognatore, che è Rocco Pinto, c’è stato un collegamento con il giornalista Marino Sinibaldi che nel podcast “Timbuctu” parla dello stesso libro e con Fuad Aziz, artista curdo laureato all’Accademia di Belle Arti di Roma, autore e illustratore di libri per l’infanzia che educano alla pace e all’accoglienza.
    Nelle parole di entrambi la preoccupazione per la situazione israelo-palestinese, ma anche la certezza che l’esempio di Apeirogon non sia utopia. Apeirogon è un poligono con numero indefinito di lati: sembra impossibile, una fantasia, proprio come in questa situazione non riuscire ad ammettere altre infinite possibilità per evitare di scatenare l’inferno. Riporto qui le parole di Giorgio Gizzi:

    “Noi che lavoriamo con i libri, crediamo nel potere della letteratura:
    per questo ci piace diffonderne di buona./…/
    Quando pochi anni fa uscì Apeirogon dell’irlandese Colum McCann fu come ricevere un messaggio di speranza da quella terra che vediamo incendiata in questi giorni.
    I due protagonisti del romanzo, il palestinese Bassam e l’israeliano Rami, ispirati da due persone reali sono due uomini di buona volontà costretti a coabitare, momento dopo momento, con la violenza che li circonda e che finisce con il permeare le loro esistenze tutte. Bassam e Rami abitano la stessa identica terra. Vivono con la paura. Hanno la paura per orizzonte. Sono abituati ad una normalità che è paura.
    A Bassam e Rami capita quello che avevano sempre temuto: che la figlia del primo, dieci anni appena ed un mucchio di sogni, sia uccisa da un proiettile di gomma sparato da un soldato israeliano e che la tredicenne figlia del secondo resti vittima di un attentato suicida compiuto da un palestinese.
    Ci si aspetterebbe che Bassam e Rami si rassegnino all’odio. Ed invece non lo fanno. Vengono a conoscenza l’uno del dolore dell’altro: il lutto li accomuna, vi si riconoscono.
    Bassam e Rami diventano amici: sembra una cosa “normale” esserlo.
    E il loro dolore si trasforma in uno strumento di pace.
    Ho pensato in questi giorni ai tanti Bassam e Rami di Israele e della Palestina. E vorrei non si sentissero soli.
    Nel Kohélet o Quohelet o Ecclesiaste si legge che c’è un momento per gettare pietre e uno per deporle; un momento giusto per abbracciare e uno per sciogliersi nell’abbraccio. Uno per cercarsi e uno per perdersi.
    E spesso quei momenti sono lo stesso momento, solo che non lo capiamo mai quando li viviamo.
    Credo che questo sia uno di quei momenti.”

    Ed è così che per fare una piccola cosa, unita a tanti che sperano, il 23 ottobre ho letto una pagina di Apeirogon nella libreria “Il ponte sulla Dora”, a Torino. Mi chiedo spesso ascoltando il fiume di orrore che si riversa dai media, come si possa restare fermi, come si riesca a non essere convinti che quelle madri che girano con le foto dei figli morti o prigionieri non farebbero qualunque cosa per  vivere in pace.
    Nel libro (500 pagine) che è racconto e saggio,  si passa anche, attraverso brevi capitoli, dal volo degli uccelli che sulla striscia di Gaza hanno uno dei punti di maggior affollamento nei percorsi migratori, ai numeri amicali, dagli esempi portati da monaci asceti al sistema di irrigazione delle acque, dalla descrizione dei checkpoint alle rappresaglie, intervallando tutto con lo sviluppo delle storie di Rami, Bassam e delle figlie Abir e Smadar. Non per nulla Apeirogon ha vinto il premio Terzani.
    La lettura in contemporanea in tutte le librerie italiane è stato un successo: era come se il nostro messaggio potesse davvero accendere la speranza, potesse dire che qualcuno ce l’ha fatta a superare l’odio e che potrebbero farlo in tanti anche ora. Ci crediamo. E un libro può aiutare. Un libro può fare la sua parte.

    Naz

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    Nazarena Braidotti
    Nazarena Braidotti
    Braidotti M.Nazzarena in Gaiotto Nata a Ciriè(To), tre figli, ex insegnante a Caselle, vive a Torino. Laurea in Lettere con una tesi sul poeta P.Eluard, su cui ha pubblicato, per Mursia, un “Invito alla lettura”. Grandi passioni: la scrittura, tenuta viva nella redazione di “Cose Nostre” e altri giornali locali e l’acquerello.

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