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venerdì, Luglio 19, 2024

    Pamukkale, le terme della Turchia

    “Alcuni luoghi sono un enigma. Altri una spiegazione”, Fabrizio Caramagna, scrittore.

    Correva l’anno 2014 e, dovendo decidere dove andare, con Anja Wenger pensammo che la Turchia avrebbe fatto al caso nostro, quindi… borsa massimo di 7/8 chilogrammi, e via.

    C’è una Spa che sorge accanto alle rovine di un’importantissima città antica in cui sembra di camminare sulle nuvole. Il suo nome in turco significa “Castello di cotone”. Il termine SPA deriva da “Salus Per Aquam”, che in latino vuol dire salute per mezzo dell’acqua.
    Qui bianchissime terrazze di travertino ospitano piccole piscine di acque termali. Una vera e propria Spa naturale immersa in un paesaggio mozzafiato – dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco –  ma anche in prossimità delle rovine di un’antica città, Hierapolis, anch’essa Patrimonio Culturale dell’Unesco.
    Siamo in Anatolia centrale, una regione semi-arida della Turchia che è conosciuta principalmente per i suoi “Camini delle Fate“ in Cappadocia (vedi Cose Nostre di gennaio 2015) . Un panorama unico e surreale che è il frutto di forze naturali nel corso di millenni che hanno portato alla nascita di Pamukkale, la Spa naturale più bella di tutto il pianeta.
    Si caratterizza per delle terrazze di forma circolare che hanno preso vita alle pendici di una montagna bianchissima. Una condizione che ha creato un incredibile contrasto con il turchese delle acque e la verde pianura sottostante. Le acque di questo luogo hanno una temperatura di circa 35°C, perfetta in quasi tutte le stagioni.
    L’area di Pamukkale venne deturpata nel corso del XX secolo con la costruzione di hotel e con l’incanalamento dell’acqua calda verso le piscine artificiali degli alberghi. Ma non solo, gli scarichi di queste ultime hanno per anni riversato le acque reflue direttamente sul sito, contribuendo all’inscurimento delle vasche calcaree.
    Pamukkale, la rinascita
    Grazie all’intervento dell’Unesco che ha predisposto un piano di recupero, gli hotel furono demoliti e le piscine sono oggigiorno accessibili a piedi nudi. Inoltre, è stata scavata una piccola trincea lungo il bordo con lo scopo di recuperare l’acqua, mentre le parti più scure sono state fatte sbiancare dal sole, in assenza di acqua per diverse ore al giorno.
    Per questo motivo, può capitare di trovare molte piscine vuote. Le altre aree, invece, potrebbero essere coperte d’acqua per un paio di ore al giorno. Ma non è finita qui: il sito è costantemente sorvegliato da addetti che impediscono ai visitatori di abusarne. E, grazie a tutto questo, Pamukkale sta lentamente riprendendo il suo colore bianco, tornando a essere quello che è sempre stata.
    Un vero e proprio capolavoro della natura che si distingue per essere anche un luogo magico e misterioso. Ancor più affascinante è lo spettacolo ammirato da lontano: una montagna di fiocchi di cotone bianchi candidi che sono tutti lambiti da acque termali che scivolano tra una vasca e l’altra. Al tramonto l’emozione è davvero indescrivibile.
    La città di Hierapolis
    Come detto, Pamukkale sorge nei pressi dei resti di una bellissima città molto antica: Hierapolis che significa “città santa”, una remota città romana e termale che si trova sulla sommità di una montagna, da cui domina l’intera vallata.
    Un sito che risulta particolarmente famoso per la grande quantità di resti di epoca bizantina e romana. Fondata durante il periodo ellenistico-romano, venne parzialmente distrutta da un terremoto nel 60 d.C. e ricostruita tra il I e il III secolo. Ed è proprio a quest’ultima era che risalgono alcuni degli edifici più importanti che sono ancora splendidamente conservati, come il teatro, i ninfei pubblici e la porta di Frontino.
    Nel IV secolo fu costruita dai bizantini la cinta muraria, mentre con l’avvento del cristianesimo la città accolse una chiesa, una cattedrale, una basilica e il Martyrion di San Filippo Apostolo.
    Importante è il Tempio di Apollo la cui costruzione sembra risalire al III secolo. Vi si possono ammirare ancora i resti di un porticato dorico che abbraccia l’ampia terrazza che è collegata all’area sacra da una scala di marmo.
    Suggestiva la Porta di Plutone che, secondo la mitologia greco-romana, rappresenta l’ingresso degli inferi. Si trova sotto il Tempio di Apollo e da qui fuoriesce un gas molto denso considerato velenoso. A quanto pare, infatti, gli animali che vi fanno ingresso muoiono all’istante. Secondo la tradizione, a conoscere il segreto che consentiva di trattenere il respiro erano solo i sacerdoti. Esclusivamente loro, quindi, sapevano come evitare di essere investiti dai fumi tossici.
    Un altro sito da visitare a Hierapolis è il Teatro Romano. Progettato nel III secolo per ospitare più di 10 mila spettatori, oggi regala al visitatore la possibilità di ammirare un’ampia parte del palco, i sedili della cavea in travertino e una facciata imponente impreziosita con statue e rilievi. Possibile, inoltre, immergersi nelle acque della Vasca Sacra che si trova nel cortile del centro termale dell’Antica Piscina.
    Infine, da non perdere è il Museo Archeologico che è suddiviso in tre parti principali: nella prima è possibile ammirare una ricca collezione di sarcofagi risalenti al periodo ellenico, nella seconda si può osservare un buon numero di oggetti di uso quotidiano che solitamente accompagnavano le tombe della necropoli, nella terza area invece vi è un’ampia sala dove sono custoditi frontoni e statue che decoravano i vari edifici di Hierapolis e delle città limitrofe. Una tappa obbligatoria, quindi, per chi vuole comprendere in maniera più approfondita i successi e il successivo declino di Pamukkale. Nel sito archeologico opera la “Missione Archeologica Italiana di Hierapolis” fondata nel 1957 dal Prof. Paolo Verzone del Politecnico di Torino, che ha avviato le opere sistematiche di ricerca e restauro.
    Tra terme naturali in cui sembra di stare sulle nuvole e resti di monumenti storici, Pamukkale e Hierapolis sono certamente luoghi da visitare.

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    Giovanni Cravero
    Giovanni Cravero
    Giovanni Cravero meglio conosciuto come Vanni, nato nel 1952 a Caselle di professione Agente di Commercio da sempre e da sempre con la grande passione di andare in giro ovunque sia possibile. Ho cominciato a muovermi all’età di 17 anni e senza soste questo mi ha portato a vedere ad oggi oltre 80 Paesi in tutti i 5 continenti, oltre 800 località e oltre 200 Siti Unesco, che come mi dice Trip Advisor rappresentano oltre il 60% della Terra.

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