Talvolta le emozioni possono sembrare difficili da gestire, dilaganti, mentalmente “ingombranti”. In realtà, se impariamo a governarle, rappresentano segnali fondamentali per la nostra sopravvivenza, e ci vengono in aiuto quando siamo in difficoltà. E’ quanto i bambini della 4 B e C  del plesso Rodari hanno cercato di raccontarci in un recital andato in scena nell’ Auditorium della scuola di viale Bona. Le emozioni sono i personaggi principali di questo spettacolo, come nel capolavoro di Disney, “Inside Out”, da cui hanno tratto ispirazione, interpretando un dramma in modo del tutto personale e originale. Un’adolescente affronta un trasferimento con la famiglia dal Minnesota a San Francisco: la perdita degli amici cari, una nuova scuola, nuovi compagni, una nuova casa, una nuova città, sono la causa scatenante di un turbine di stati emotivi diversi.

Con l’aiuto delle loro insegnanti e  di Stefania Soi, attrice e  formatrice in ambito vocale ed espressivo ed esperta in tecniche teatrali,i bambini hanno dato voce non a cinque bensì a undici emozioni. Al fianco di gioia, rabbia, paura, tristezza e disgusto hanno dialogato anche curiosità, ansia, dolcezza, noia, incertezza e tranquillità in un crescendo articolato e complesso, dai tratti divertenti.

Per adattare alle esigenze teatrali e rappresentare la mente e i sentimenti sotto forma di personaggi è stata inserita la figura del narratore. Ecco che sei spumeggianti, molto eleganti, ballerini nelle vesti di attori di avanspettacolo di inizio secolo, con  tanto di frac, bombetta e bastone hanno fatto da guida a tutta la vicenda, prendendo per mano lo spettatore e accompagnandolo tra i meandri della mente della protagonista.

Abbiamo visto le undici emozioni al lavoro desiderose di guidare Riley (la protagonista del film) attraverso la difficile transizione, ma come accade spesso nell’animo umano quando affronta prove difficili, l’equilibrio si infrange e rabbia, paura, disgusto e incertezza prendono il sopravvento, relegando gioia e tristezza in un angolo remoto nella mente. Man mano che il cambiamento si compie, gioia e tristezza oramai perse nei labirinti del cervello, affrontano un viaggio nel disperato tentativo di ritornare al quartier generale e a Riley. Si avventurano in luoghi sconosciuti fra cui la Memoria a Lungo Termine, incontrando i lavoratori della mente che classificano i ricordi; Immagilandia, il Pensiero Astratto e la Cineproduzione Sogni. Solo con l’aiuto del suo amico immaginario Bing Bong e grazie a un ricordo ritrovato, Gioia comprende l’importanza di Tristezza. Emerge il bisogno di Riley di ricevere aiuto da chi le vuol bene (i suoi genitori) e così anche tutte le altre emozioni comprendono l’importanza l’una dell’altra.

Una metafora che in realtà introduce la metamorfosi ancora più grande e importante: il passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Un laboratorio teatrale viene svolto oramai da alcuni anni, ha finalità educative e formative per sviluppare consapevolezza di sé, degli altri e tenta di supportare il cambiamento prossimo a cui sono inevitabilmente destinati bambini di quest’età, con un’adolescenza alle porte ma che ancora non ha suonato al campanello.

“L’aspettativa non è creare veri artisti – spiegano le insegnanti – ma veder crescere bambini consolidati e forti della loro unicità, che riconoscono le emozioni come un alleato e non un nemico da combattere; consapevoli che i sentimenti sono un elemento comune e non distintivo.” Un lavoro quotidiano sulle emozioni, sul le sensazioni che spazia da attività didattiche ad altre ludiche e ricreative.  “Essere qui con tutti e cinque i sensi, riconoscendo le nostre emozioni, ecco  l messaggio che vogliamo far passare ai nostri bambini –continuano le insegnanti –, se riconosciamo le emozioni esse non ci dominano e riusciamo a concentrarci meglio su ciò che stiamo facendo.

 

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