Surreali i giorni in cui si erano ridefiniti i confini all’interno del nostro Paese, quasi come se il calendario si fosse improvvisamente riavvolto portandoci indietro in un tempo lontanissimo fatto di dogane, controlli e pedaggi.

Impossibile progettare uscite, visite a musei o mostre, pic nic un po’ troppo fuori porta; ancora più improbabili le vacanze al mare o ai monti se mare e monti non appartenevano al tuo territorio.

Al momento, però, siamo ritornati tutti Italiani e ci è stata ridata la libertà di movimento, perciò l’incertezza di quanto scrivere su questa pagina in questo numero si è lievemente dissolta, fermo restando che tutti si riesca ad essere responsabili nel gestire la nuova mobilità.

I veri confini con le altre nazioni non sono, per ora, ancora caduti del tutto e con l’estate alle porte sarà probabile che le prossime vacanze ( per i fortunati che potranno permettersele) saranno tutte “italiane”.

Riprendo perciò la carrellata di cammini, audaci e non, che si era interrotta al Sud della nostra penisola.

Eccoci tra le isole maggiori  del nostro bel Paese.

Partiamo dalla Sardegna.

Chiudete gli occhi…è una bellissima giornata d’estate, il sole è allo zenit e la terra calda profuma di mirto, liquirizia, timo serpillo, mentuccia selvatica; la brezza vi accarezza la pelle calda mentre il frinire di cicale e di grilli accompagnano lo sciabordìo del mare vicino…

Ma la Sardegna non è solo mare limpido e cale da sogno; è tanto di più. È natura incontaminata, silenzio, eccellenze enogastronomiche. È profumo di mirto, di macchia mediterranea. È storia, è terra di parchi naturali.

Cammino minerario di Santa Barbara

Partenza ed arrivo: Iglesias (CI)-500 km- 30 tappe

Il cammino ad anello si snoda nella regione del Sulcis- Iglesiente- Guspinese a circa 900 mt sul livello del mare, seguendo sentieri, mulattiere, carrarecce e strade carrabili sterrate con qualche tratto su strade lastricate dei centri urbani e poco asfalto.

Pochi i dislivelli impegnativi; molte tappe sono state progettate volutamente brevi per lasciare spazio alle visite ai siti di archeologia classica e industriale di particolare fascino.

Ogni tappa offre una buona disponibilità di strutture ricettive nei paesi e nei villaggi minerari attraversati.

La segnaletica consiste in una linea rossa continua.

Sin dalla prima tappa si cammina su rocce calcareo- dolomitiche tra le più antiche d’Italia, su giacimenti di piombo, zinco, rame e argento che sono stati per secoli fulcro di estrazione.

Dalla città medievale di Iglesias fino al villaggio di Nebida non mancano cappelle, chiese ed edifici dedicati a Santa Barbara, patrona dei minatori; e così fino a giungere al Monastero del Buon Cammino.

Dall’entroterra questo cammino porta l’escursionista sulle rive del mare, facendogli scoprire la maestosità del sistema dunale di Scivu Piscinas, che appare improvvisamente durante la quinta tappa dopo la sella della vedetta di Capo Pecora.

Nel tragitto da Marganari a Musei numerose sono le testimonianze delle attività minerarie immerse in una natura bellissima. In questa tappa si percorrono 800 mt sottoterra attraversando da nord a sud la seconda cavità carsica europea che è stata attraversata dai camion durante il periodo delle estrazioni ed ora è riservata agli escursionisti a piedi, a cavallo o in bicicletta.

Il tratto da Sant’Antioco a Carbonia, 23 km circa, si srotola in prevalenza sul tracciato delle Ferrovie Meridionali Sarde oggi trasformato quasi interamente in pista ciclo-pedonale, ma che in passato ha assicurato la mobilità delle persone oltre che il trasporto del carbone della grande miniera di Serbariu verso il porto di Sant’Antioco.

Il percorso obbliga anche a lasciare la terraferma e ad attraversare in traghetto, in circa 40 minuti, un breve tratto di mare per raggiungere Carloforte al fine di scoprire le tracce indelebili delle infrastrutture che hanno assicurato per un secolo il trasporto dei minerali mercantili prodotti nelle miniere della costa sud- occidentale dell’isola.

L’ultima tappa riporta a Iglesias in 15 km su tracciati delle ferrovie. La variante per Seddas Modizzis permette di visitare la miniera di San Giovanni dalle cui gallerie si accede alla splendida grotta Santa Barbara.

Informazioni dettagliate: www.camminodisantabarbara.org / www.camminiditalia.org

Selvaggio Blu

Santa Maria Navarrese (NU)- Cala Sisine (NU)- 5 tappe

Il trekking più impegnativo di tutta Italia”, che si snoda lungo la parte più selvaggia, inaccessibile e meravigliosa di tutta la Sardegna. Cinque giornate di trekking impegnativo nel cuore dell’Ogliastra, lungo un sentiero che si perde nello spazio e nel tempo, attraverso una zona costiera impenetrabile che nasconde meravigliosi paesaggi montuosi affacciati in un mare che più splendido non si può.

Versione light, riservata a buoni camminatori, ma senza difficoltà alpinistiche.

Ricalca il percorso classico con varianti e deviazioni per evitare arrampicate e calate a corda doppia. Si divide in 5 tappe e offre l’immenso cielo stellato come tetto per la notte, lontano da ogni inquinamento luminoso.

Uno staff sempre a disposizione accompagnerà l’escursionista lungo il percorso, lasciando però ampia libertà di scelta nella personalizzazione del percorso.

Informazioni dettagliate: www.trekkingbaunei.it/www.sardiniatrekking.it

Grande Traversata del Supramonte

Arcu Correboi- Su Gologone (NU) –  50 km- 4 tappe

Il Supramonte è un complesso montuoso di altopiani di altezza media di 900 mt all’interno del quale l’azione erosiva del fiume ha creato nei millenni gole e voragini profonde.

La Grande Traversata è un itinerario affascinante;  è un sentiero vecchio e nuovo. Vecchio perché calpesta antichi tratturi dei pastori, nuovo perché, a parte il Selvaggio Blu, mai prima d’ora si era parlato e descritto un itinerario sardo con un percorso di più giorni ben definito, con rifornimenti d’acqua (in sorgenti naturali) e pernottamenti all’aperto.

Da Arcu Correboi, a 1246 mt sul mare, si segue la riva sinistra del Rio Flumineddu, il principale corso d’acqua del Supramonte. Lungo il sentiero, superate creste arrotondate  si sale fino all’Arcu de Perducontu e si raggiunge la sella formata con il Monte Fumai grande tacco roccioso caratterizzato da alte e verticali pareti calcaree. Si sale quindi fin sulla vetta   a 1316 mt  slm.

Dopo aver superato imponenti falesie si entra in un fitto  bosco che presenta qualche difficoltà di orientamento. Si scende infine a Badde Tureddu, dove si guada uno degli ultimi corsi d’acqua di tutto il trekking e si riprende a salire, raggiungendo l’ampia radura di Campu Su Mudercu. Da qui inizia la porzione più selvaggia del Supramonte,  per entrare poi nel suggestivo altopiano di Campu Donianicoro, dove si trova il fantastico  ovile “Cuile Ziu Raffaele”.

L’ultima tappa, dopo aver raggiunto il punto più alto del Supramonte ( 1463 mt), si snoda  lungo un sentiero  su rocce affilatissime.  Una lunga discesa su terreno difficile permette di raggiungere la fantastica sella di Orgoi, dall’aspetto vagamente dolomitico e la Grotta di Orgoi, strategico punto di rifornimento d’acqua. Procedendo ancora poco sotto le creste ha inizio l’interminabile discesa verso le sorgenti di Su Gologone, termine dell’indimenticabile GTS.

Per  affrontare questo trekking impegnativo è assolutamente sconsigliato il periodo estivo per il caldo torrido. Consigliati  l’autunno e la primavera.

Sono presenti sorgenti d’acqua naturali ed è permesso pernottare all’aperto, anche se in Sardegna è vietato il campeggio libero.

Informazioni dettagliate: www.grandetraversatadelsupramonte.it/ www.camminiditalia.org

Sono consapevole che i cammini che vi propongo richiedono tempo, organizzazione e più giorni a disposizione, però tutti sono suscettibili a cambiamenti tali da cucirseli addosso come un abito di sartoria.

Spero anche che suscitino in alcuni la curiosità di cercare notizie più approfondite e immagini su luoghi che al momento non sono raggiungibili di persona.

La prossima puntata ci porterà in Sicilia e nelle isole minori sparse nel nostro bellissimo mare.

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