Questo articolo vuole essere un accorato appello ai neuroni del cervello umano: vi prego! Anche quando siete solo due in una scatola cranica ricordatevi di mantenere le connessioni, attivate le sinapsi, fate in qualche modo, ma permettete ai cervelli di elaborare pensieri consapevoli!

 

La fine del mondo arriverà, chissà quando, ma arriverà… l’estinzione del genere umano, invece, mi sa che sia prossima.

 

Perché questa mia disperazione? Provo a chiarire il mio pensiero.

 

Di sicuro vi ricorderete tutti, a distanza di un mese circa, delle immagini dalla stazione di Campiglia Marittima (Livorno) che riprendevano un extracomunitario intento a cucinare per strada un povero gatto. Riprese effettuate da due passanti che, tanto per parlare di neuroni disattivati, invece di denunciare alle autorità il fatto o aiutare quella persona, si dilettavano cineoperatori e sentenziavano, per poi dileguarsi. Badate, non è banale, perché oggi è sport nazionale riprendere una persona ferita o in difficoltà invece di aiutarla o richiedere soccorso… Comunque, torniamo ai fatti.

 

Evito di ricordarvi ciò che ha scatenato politicamente questo fatto di cronaca. Vi risparmio l’uso squallido dell’evento da parte di personaggi pubblici per aizzare i peggiori istinti subumani che purtroppo spesso ribollono negli animi di molti esseri che credono di appartenere al genere Sapiens Sapiens.

 

Penso solo ai commenti di uomini e donne sui social che parlavano spudoratamente di razze inferiori, culture barbare e animalesche, trogloditi, esseri spregevoli, pena di morte e altre amenità da parrocchia e scuola per educande. Inviti alla caccia all’uomo, paura per la nostra “santa” civiltà barbaramente sottomessa, richieste per farli affogare tutti prima che scendano sulle nostre spiagge…

 

Bene, vorrei aggiornare politici benpensanti e la pletora di subumani ‘civilizzati’ sulla semplice, banale e cruda realtà. No, non voglio scomodare i magnagati vicentini che non mangiano i gatti, come i ciapamusche casellesi non mangiano le mosche…, no, vi allego solo lo stralcio di un articolo dell’Espresso del 2012.

“SOS gatti. C’è ancora chi li cucina

L’associazione Aida che si batte per la tutela degli animali denuncia migliaia di casi in cui i gatti sarebbero ancora cacciati per finire in pentola.  Immaginavi fosse un’abitudine così diffusa?

Ogni anno in Italia sono  almeno 6-7mila i gatti  “allevati, cacciati o semplicemente uccisi a scopo alimentare,  il 10% di tutti i gatti scomparsi ed abbandonati “. Lo denuncia l’Aidaa, Associazione italiana difesa animali e ambiente.

Se credevate fosse soltanto una leggenda metropolitana, magari usata in modo strumentale contro alcune comunità, o al limite un triste ricordo dei tempi di guerra in cui si ricorreva anche agli animali da compagnia per affrontare la fame vera, sappiate che dai responsabili dell’Aidaa arriva una doccia fredda.

“È una realtà quotidiana”, assicurano i responsabili dell’associazione – i gatti vengono cucinati  prevalentemente in umido con la polenta o arrosto “. E non si tratta di persone che uccidono il gatto del vicino spinti dalla miseria, ma di “una vera e propria abitudine culinaria, che  seppure vietata e punita addirittura con la reclusione  (uccidere un gatto è reato che rientra nell’articolo 544 del codice penale che riguarda il maltrattamento e l’uccisione degli animali di affezione) è ancora radicata in alcune zone specifiche dell’Italia del centro-nord ed in particolare in Veneto con epicentro nelle zone di Vicenza e Verona, ma anche nelle province che stanno ad est della Lombardia (Bergamo, Brescia e Mantova) e in alcune zone del Piemonte e dell’Emilia Romagna”.

“Il dato degli ultimi dodici mesi – spiegano i responsabili dell’associazione – non si discosta molto da quello degli anni precedenti.
Alcune segnalazioni che  a prima vista “hanno dell’incredibile”   sono poi purtroppo risultate vere, come quella di una signora in provincia di Milano che in diversi anni ha allevato a scopo di alimentazione oltre 600 gatti, dandoli da mangiare ai suoi amici in succulenti pranzetti che garantiva essere a base di coniglio.

( L’Espresso, 30 gennaio 2012)  “

 

 

Se non fosse chiaro a tutti, ricordo che i riferimenti dell’articolo riguardano solo italianissimi, civilissimi e spesso pure cristianissimi compatrioti. E non uno o due, visto che mi pare difficile pensare che in due si pappino circa 7 mila gatti.

 

Per finire, ricordo a chi si strappa i capelli per i cinesi che mangiano pipistrelli e serpenti (non vivi come qualcuno, usando le televisioni, ha cercato di sdoganare), molti di noi gustano abitualmente aragoste bollite (loro sì vive!), anguille, lumache, cozze e ostriche (freschissime, vive e vegete), osei e polenta (uccelletti integri spesso della testa, con polenta), tralasciando i mille e più animali che spesso, purtroppo, torturiamo in allevamenti intensivi e che poi pappiamo senza tante remore e senza filmarci con il cellulare.

 

Che il Dio dei neuroni ci aiuti o prima dei panda e dell’orso bianco, forse per fortuna, ci estingueremo noi.

 

 

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