Mentre scrivo ho quasi l’impressione che tutto stia tornando alla normalità. È mattina, mio marito ha accompagnato nostra figlia a scuola mentre io sbrigo un po’ di lavoro arretrato. Tutto questo, che apparentemente è banale oggi ha un non so che di straordinario. Dopo mesi di fatiche tra lockdown, fase 1, fase 2, fase 3… finalmente riprende anche la scuola.
Per mesi ci siamo dovuti adeguare alla scuola digitale, una novità indispensabile in un momento di emergenza. Per le famiglie la scuola a distanza è stata più o meno facile a seconda della preparazione culturale, il possesso degli strumenti adatti, la connessione adeguata. Si è parlato molto delle difficoltà di chi non possedeva computer o tablet, ma a questo si è affiancata un’altra difficoltà: sapere utilizzare gli strumenti tecnologici. Navigare molte ore al giorno, trascorrere tempo sui social oppure fare acquisti online non significa essere in grado di districarsi nel Web. Quali sarebbero le competenze digitali? Si deve essere capaci ad utilizzare le reti informatiche, si devono conoscere i social media e bisogna essere in grado di districarsi tra la sovrabbondanza di comunicazioni. Per questo molti bambini hanno trascorso troppe ore sulla rete senza il controllo dei genitori e sono stati esposti a contenuti inappropriati. Solo le famiglia più preparate hanno saputo mettere dei limiti.
Dall’altro canto, anche le scuole hanno risposto in modo differente. Si sono viste scuole che a pochi giorni di distanza erano pronte a partire, altre ci hanno messo dei mesi. Gli insegnanti hanno reagito nei modi più disparati, tra chi non ha fatto nulla e chi, all’opposto, ha proposto lezioni ad orario pieno che sono diventate insostenibili per gli studenti. Alcuni insegnanti hanno rivoluzionato il loro modo di insegnare mentre altri si sono limitati a far seguire il libro di testo. Per alcuni insegnanti è stato importante tenere contatti frequenti con i propri alunni mentre altri sono stati poco presenti. I sondaggi del Censis di metà aprile ci dicono che solo il 45,6 per cento delle scuole aveva tutti gli insegnanti attivi nell’insegnamento a distanza. I fattori che hanno contribuito a questi dati sono molteplici, è dipeso dalla tecnologia dell’istituto, da quella a disposizione dei singoli docenti, degli studenti, dalle indicazioni dei dirigenti scolastici, dalla formazione e dalla volontà degli insegnanti di mettersi in gioco in una situazione di emergenza.
Come hanno invece reagito gli scolari? Ne hanno usufruito in modo differente, a seconda delle possibilità in famiglia e delle proposte che i loro insegnanti facevano. Purtroppo dopo le prime settimane di curiosità per la novità gli alunni hanno iniziato a mostrare insofferenza e sono stati meno interessati e costanti nello studio. I bambini della primaria sono quelli che hanno patito di più perché per imparare hanno maggiore bisogno di relazione fisica, di percepire le emozioni e di sentirsi parte dell’ambiente circostante, apprendono osservando ed imitando gli adulti ed i coetanei facendo cose insieme: tutto questo viene a mancare se i compagni non ci sono e l’insegnate è dietro uno schermo. Invece gli adolescenti hanno risentito della distanza dai coetanei, della possibilità di sentirsi protetti tra le mura della scuola qualora a casa ci siano situazioni problematiche e hanno patito la mancanza di privacy negli spazi domestici. Il loro apprendimento sembra essere però andato leggermente meglio rispetto agli alunni della primaria.
Nella mia esperienza non posso che confermare i dati che ci forniscono gli studi a disposizione. Mia figlia in fase di lockdown frequentava l’ultimo anno di scuola materna. Anche a lei è stata proposta la didattica a distanza, ma con il tempo ho notato un grande calo di motivazione.
Ora ha iniziato la prima elementare. Il primo giorno di scuola credo sia stato uno dei giorni più importanti della sua vita. La sua emozione era tantissima dopo mesi di lontananza forzata dai banchi. L’accoglienza fatta ai bimbi il primo giorno è stata straordinaria. Dopo essere arrivati tutti al punto di ritrovo indicato, con la mascherina e le giuste distanze di sicurezza, la direttrice è venuta a ricevere genitori e bimbi. Siamo stati invitati ad entrare nel cortile interno della scuola dove ci aspettavano tutte le maestre e anche le bidelle, che con un grande sorriso dietro la mascherina incoraggiavano questi piccoli bimbi ad iniziare la loro avventura in un momento così difficile. La scuola era decorata a festa, con palloncini e striscioni di benvenuto. Anche due enormi peluche, un orso ed un elefante, erano posti all’ingresso a salutarli. La direttrice ha fatto un bellissimo discorso di accoglienza, concludendo con queste parole: “A febbraio i nostri bambini hanno lasciato la scuola mascherati, ora siamo tutti qui con le nostre mascherine e possiamo ricominciare”. In quel momento ci siamo sentiti tutti un po’ supereroi…
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