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lunedì, Giugno 17, 2024

    L’educazione economica

    Parlare di denaro è ancora un tabù. Se ci pensate è difficile rivelare agli amici a quanto ammontano i risparmi in banca oppure il nostro stipendio. Toccare l’argomento soldi può essere sentito come qualcosa di troppo intimo, e fare domande relative all’argomento è considerato di poco tatto.

    È un po’ più semplice raccontare delle nostre spese, ad esempio quanto abbiamo pagato le scarpe nuove, ma potrebbe esserlo meno per quel che riguarda acquisti più importanti, come quanto è costata la nuova auto oppure la casa al mare.

    Come mai questo tabù? Eppure l’interesse verso i soldi, come usarli e quanti se ne hanno nasce abbastanza presto. Già da bambini c’è la curiosità verso il denaro, quando si capisce che è necessario per acquistare le cose.

    Il problema di gestione del denaro è presente tutti i giorni nella nostra vita. Si dice che i soldi non fanno la felicità, ma quest’affermazione sembra avere un carattere consolatorio per chi non ne possiede molti. C’è invece un legame tra l’alto reddito ed un maggiore benessere emotivo, che non va tradotto con la parola “felicità” ma con uno star bene inteso come vivere in maggiore armonia ed equilibrio.

    La difficoltà a parlare di soldi può rendere difficile avere una corretta conoscenza di operazioni che riguardano il denaro ed educare i figli sull’argomento. Sapere leggere una busta paga, fare degli investimenti bancari è complicato se non si ha abbastanza dimestichezza con l’argomento. Mi è capitato di conoscere dei giovani pazienti che vanno in ansia all’idea di aprirsi un conto corrente oppure di stipulare un contratto energetico perché nessuno li ha mai formati sull’argomento: la paura di sbagliare e la vergogna nel chiedere informazioni può impedire di continuare il percorso di crescita verso la vita adulta. Per questo magari un giovane lavoratore continua ad usare il conto corrente dei genitori senza averne uno suo, oppure teme di andare a vivere da solo per paura di non riuscire ad affrontare le spese. Altre volte c’è incapacità di gestire il denaro, non si è in grado di risparmiare, oppure, al contrario, per l’ansia si risparmia troppo e ci si priva di cose importanti. In casi estremi, una mancata educazione finanziaria può portare ad essere vittime di truffe.

    In realtà, durante il percorso di crescita, l’interesse per il denaro c’è, eccome! I bambini fanno domande sui soldi e tra loro ne parlano. Mia figlia, di 9 anni, ad esempio da qualche tempo fa domande molto dirette del tipo: quanto ci è costata la vacanza? Quanto costa comprare una casa? Inoltre si interessa dei prezzi delle attività che svolge nel tempo libero, come lo sport o le gite.

    Quando i bambini fanno domande dirette sul denaro, anche se è imbarazzante, bisogna soddisfare la loro curiosità, è un buon inizio per avviare l’educazione economica, altrimenti tutto rimane delegato alla scuola. In tempi moderni l’educazione economica può essere complicata dal fatto che il denaro è smaterializzato, basta strisciare una carta di credito per fare un acquisto, oppure schiacciando un pulsante su un sito di e-commerce il prodotto arriva a casa in poche ore: l’immagine di vedere il portafoglio vuoto diventa sempre più rara… In passato i bambini ricevevano in dono un simpatico salvadanaio con il chiaro invito a risparmiare per renderlo un po’ alla volta sempre più pieno e pesante. Ogni monetina inserita avvicinava il momento in cui il salvadanaio si sarebbe potuto aprire e con i risparmi avverare un piccolo desiderio. Gli adulti insegnavano a non sprecare, a resistere alla tentazione di spendere oggi per avere una gioia più grande in futuro.

    Ora si percepisce meno l’urgenza di educare finanziariamente, magari si rassicurano i figli dicendo che loro non si devono preoccupare del denaro, è qualcosa che gestiscono gli adulti. Tanto prima o poi capiterà di dover gestire le proprie finanze, per questo sarebbe meglio iniziare presto. I bambini già durante la scuola primaria hanno delle preoccupazioni economiche e sono coinvolti in attività di scambi commerciali, come se fosse un’abilità innata. Ad esempio, proprio ieri mia figlia mi ha fatto vedere un portafoglio di carta che si è costruita e dove sta mettendo da parte delle punte di matita colorate (quindi è molto impegnata nel temperare matite) che le serviranno, come fossero denaro, a “pagare” un compagno che sta “vendendo” degli oggetti creati con la carta. I bambini già da piccoli prendono decisioni su come spartire i loro beni e tengono conto delle regole per farlo.

    È bene quindi che i genitori si occupino a qualunque età dell’educazione economica dei figli che a loro volta hanno necessità e motivazione di essere istruiti. Trattare il denaro come un tabù è controproducente, sia perché impedisce di saperlo poi usare bene, sia perché rende più probabile che i ragazzi cerchino le informazioni di cui hanno bisogno da fonti poco serie, come siti web poco raccomandabili che promettono facili guadagni.

    Per maggiori informazioni www.psicoborgaro.it

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