“Si tratta di persone che sono per fortuna per lo più in pensione, non sono indispensabili allo sforzo produttivo del Paese, ma essendo più fragili vanno tutelate in ogni modo”.

Questa la frase originale lanciata qualche giorno fa sui social dal governatore della Liguria Toti.

Chi mi conosce sa che anche io faccio parte di quell’esercito di pensionati che non è “indispensabile allo sforzo produttivo del Paese”.

Non sono arrabbiato, né indignato, anzi fin da subito ho pensato che almeno lui, il presidente del popolo ligure, ha avuto il coraggio di dirlo e lo ha detto.

Quanti altri la pensano come il presidente Toti,… fanno finta di ascoltare un pensionato e poi…

Tuttavia, il presidente Toti, dovrebbe esser ammesso ad un ripasso di matematica.

Già, perché egli non ricorda che l’ammontare netto della pensione di ogni individuo, che nel tempo lavorativo aveva già versato alle casse dello Stato tutti i contributi previsti, è tuttora gravato da una ulteriore tassazione.

E da qui il primo punto sul quale una ripassatina  di aritmetica potrebbe essere utile al presidente perché i pensionati fanno comunque cassa per lo Stato, e restano così ancora una forza produttiva. Già, ma bisogna sapere fare i conti.

Ma lasciamo correre l’aritmetica, andiamo verso le “cose nostre”, stiamo a Caselle, guardiamo sul nostro territorio: questi “anziani” restano proprio “non indispensabili allo sforzo produttivo”?

Prendiamone a esempio solo alcuni di essi ed alcune categorie.

Caro Direttore, quanto vorrei citare nomi, cognomi, nomi di aziende floride di Caselle, che ancora oggi nonostante tutto, creano valore, offrono mano d’opera, pagano stipendi a lavoratori seri ed onesti.

Non poso citarli, mi limito a pensare ad imprenditori ultra ottuagenari che sono saldamente al timone di gruppi industriali di altissimo livello, professionisti di chiara fama, medici in pensione che si aggiornano costantemente e, chiamati, corrono a visitare pazienti bisognosi.

Penso ai pensionati volontari, operatori pastorali della locale parrocchia che sfidano tutto e si adoperano a misurare la temperatura prima delle celebrazioni, che prima e dopo le stesse sanificano gli arredi. Penso ai volontari, sempre anziani e pensionati, che alla Caritas prestano la loro opera, ed ai pensionati che insegnano gratuitamente a giovani in difficoltà materie letterarie o linguistiche.

Penso ai tanti, sempre  pensionati, che ancora servono con abnegazione la Croce Verde ed il servizio di “mutuo soccorso” per il trasporto di persone.

Penso ancora a chi mette a disposizione la propria casa per accogliere persone bisognose, chi la trasforma in magazzino per depositare ogni genere di confezioni da far poi pervenire al Sermig.

Penso agli agricoltori, anziani che mettono a frutto  la loro esperienza e cercano di trasferire alle giovani leve il loro sapere.

Vicino ad ogni categoria appena citata potrei indicare nome e cognome e qualche lettore si riconoscerà.

Ultimo, ma non certo l’ultimo, e qui mi permetto di citare nome e cognome è il nostro parroco: don Claudio. Anche lui è anziano, ma non è indispensabile?

Bene allora caro presidente Toti, io le dico che ha ragione nelle sue affermazioni, ma con il denunciare ciò, ha dimenticato di offrire la soluzione al problema.

Quale? Semplice, la suggerisco io stesso.

Nel suo budget di spesa della Regione Liguria, accantoni i fondi economici tali da sostituire tutte le forze di volontariato, tutti quei pensionati “non indispensabili” e provveda ad assumere a libro paga, volontari delle varie Croci Verdi che popolano la sua regione, assuma gli uomini e le donne che sanificano le chiese, assuma giovani per tutte queste attività e sicuramente si creerà un grosso consenso.

Lei lo può fare.

Ma senza questa soluzione, ascolti una voce che arriva da una cittadina del Piemonte, abituata ad offrire gratuitamente ogni servizio ai tanti bisognosi, come hanno fatto gli Alpini, di cui mi vanto di essere stato un appartenente, e valorizzi sempre più tutte queste forze anziane, le integri nel tessuto sociale, le motivi, e da loro, dalla loro esperienza non potrà che nascere un meraviglioso coinvolgimento, proprio come profetizzava il grande Gigi Proietti: “Dalla crisi non si esce con l’odio e la rabbia: quelle sono solo le conseguenze. La soluzione invece, è l’amore e il far tornare di moda le persone per bene”.

Sono sicuro, presidente Toti, che la sua è stata una infelice battuta, rimediata poi  con le scuse, ma le parole – e lei ben lo sa – a volte sono dure come pietre.

Chissà se molti liguri, “pensionati non indispensabili” si ricorderanno di lei al momento di tracciare la fatidica crocetta nel segreto della cabina elettorale?

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Mauro Giordano
Sono nato a Torino il 23 settembre 1947, dove ho studiato e lavorato in tre aziende del settore servizi fino a tutto il 2005, quando, raggiunta l’età pensionabile ho potuto lasciare tutti i miei incarichi. Risiedo a Caselle dal 1970, anno in cui mi sposai trasferendomi da Torino nella nostra città. Fin dal 1970 ebbi l’onore di conoscere ed apprezzare il fondatore del mensile Cose Nostre, il dottor Silvio Passera, il quale fin dal primo numero mi propose di scrivere notizie relative alla Croce Verde, ente di cui facevo parte come milite a Torino e poi come milite della Sezione di Borgaro, poi divenuta Sezione di Borgaro-Caselle essendo stato il fondatore del sodalizio nel 1975. Una più corposa collaborazione con il giornale è avvenuta negli ultimi tempi e sotto la direzione di Elis Calegari, anche per effetto del maggiore tempo disponibile. Attualmente collaboro - con piacere e simpatia -anche alla stesura di notizie generali, ma sempre con matrice sociale. I miei hobby sono sempre stati permeati da una grande curiosità di tutto ciò che mi circonda: persone, fatti, lavoro, natura, buon umore e solidarietà. Ho avuto modo di conoscere tutta l’Italia, ed è questo il motivo che ora desidero dedicare tempo a “Cose Nostre”.

1 commento

  1. Approvo su tutta la linea, così come ho ricordato personalmente a Toti grazie ai social: “Poiché a 65 anni guido ancora un’ambulanza per le emergenze 118, nel caso dovessi soccorrerla, valuterò prima la mia ‘indispensabilità’ lavorativa e se la dovessi considerare inadeguata potrei sempre inviarlein alternativa, se è di suo gradimento, un automezzo dell’Amiat…”

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